24 anni dopo, l’Italia e Fefè di nuovo sul tetto del mondo

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Dopo il titolo europeo dello scorso anno, l’Italia di De Giorgi torna sul “luogo del delitto”, a Katowice, e firma un’impresa ancora più grande: il quarto titolo mondiale della nostra storia. Simone Giannelli, il capitano azzurro, vince due premi individuali come MVP assoluto e miglior palleggiatore.

È evidentemente scritto negli astri delle nostre migliori nazionali di pallavolo che la grandezza di queste squadre debba passare da un “Maracanazinho”, da una vittoria, cioè, in casa dei campioni in carica, da spodestare per fare spazio a delle splendide pennellate di azzurro. Accadde questo nel 1990, appunto al Maracanazinho di Rio de Janeiro, quando quella che sarebbe diventata la squadra del secolo strappò la semifinale al Brasile; è accaduto lo scorso anno alla nazionale femminile, clamorosamente e splendidamente vittoriosa a Belgrado nella finale degli Europei contro le campionesse in carica della Serbia. Ed è accaduto ancora oggi, con una meravigliosa Italia che a Katowice batte nella finale mondiale la Polonia, reduce da due titoli mondiali consecutivi, daventi al suo pubblico, alfine ammutolito. In campo la partita è stata palpitante, quattro set bellissimi, lottati palla su palla e con una qualità difensiva che non è così frequente vedere nella pallavolo maschile. L’Italia ha perso il primo dopo essere stata avanti anche di tre lunghezze, impantanandosi in un po’ di caos tattico proprio al tramonto del set. All’inizio del secondo parziale arriva l’unico momento in cui l’italia rischia di deragliare, con una partenza nervosa che lancia la Polonia avanti sul 5-1. Una volta rimessasi in carreggiata, trascinata dalle magie di Giannelli, dalle difese acrobatiche di Balaso e dalle cannonate di Lavia e Romanò, l’Italia ha morso alla gola il gioco polacco, soffocandolo lentamente ma con una progressione inesorabile, senza tentennamenti e senza paura di arrivare a toccare il cielo con un dito. Nikola Grbic, uscito battuto da giocatore nella finale iridata giapponese del 1998 per mano dell’Italia di Bebeto, ha provato a rimescolare le carte nel quarto set, ma a quel punto, atteso a lungo, è salito in cattedra Michieletto, unendosi agli altri nella corsa oramai inarrestabile verso il quarto titolo iridato della nostra storia al maschile.

I premi individuali hanno certificato la grandezza di alcuni singoli all’interno del gruppo sfrontato e bellissimo costruito da De Giorgi: Galassi miglior centrale, Balaso miglior libero e Giannelli sia miglior alzatore che miglior giocatore in assoluto. Corsi e ricorsi storici, sapete chi è stato l’unico altro palleggiatore ad essere premiato come mvp dei mondiali? Un certo Vyacheslav Zaytsev, nel 1982, colui che sarà poi il padre di Ivan, lo “zar” escluso un po’ a sorpresa dal ct dai 12 convocati finali. Già, il ct… come si fa in questa serata magica a non parlare di Ferdinando De Giorgi da Squinzano? Come si fa a non pensare che questo pugliese dagli occhi furbi e dal sorriso solare c’è sempre stato in tutti e quattro i titoli della nostra nazionale? Tre da giocatore e uno ora da ct, e come ct ci ha messo tanto del suo in questa squadra e in questa vittoria: ha vinto un Europeo e un Mondiale con la squadra più giovane del lotto, ha avuto il coraggio di pensionare una bella fetta della vecchia guardia, mettendoci la faccia quando si è trattato di rispedire a casa Zaytsev per preservare la tranquillità di Romanò, che altrimenti avrebbe giocato un torneo con l’ombra pesante di una riserva ingombrante alle sue spalle. E ha avuto ragione anche stavolta Fefè, venendo ripagato da Romanò con un torneo eccellente, culminato nelle ultime tre prestazioni, contro Francia, Slovenia e Polonia, che non hanno avuto davvero nulla da invidiare agli illustri predecessori degli opposti iridati azzurri, da Zorzi a Giani a Pasinato, con una sana “ignoranza” che è prerogativa dei grandi di questo ruolo. Poi De Giorgi ha saputo dare i gradi a un capitano giovane, Simone Giannelli, “leggendo” in lui quelle stimmate del campione e del capobranco che da stasera sono state riconosciute da tutto il mondo. È impressionante pensare come molti dei campioni di oggi non fossero neppure nati nel momento in cui Papi metteva giù l’ultimo pallone del terzo titolo mondiale consecutivo, nel ’98. E ad unire questo filo azzurro c’è De Giorgi. Questa è storia, ragazzi.

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Gianluca Puzzo

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