Alonso e la Indy 500

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Una scelta di frustrazione? Difficile dirlo.
Un’avventura rigenerante? Può darsi.
Come annunciato settimane addietro, Fernando Alonso ha deciso di gareggiare la Indy500 nel team McLaren-Honda-Andretti, rinunciando così al recente Gran Premio di Monaco venendo sostituito dal veterano Jenson Button.
Simpatico il siparietto tra i due prima dello start in team radio:
“Amico, sono qui a guardare la tua gara in tv. Buona fortuna e vedi di portare a casa la macchina.”. “Stai tranquillo. Al massimo faccio la pipì dentro!”.
Per la cronaca, il pilota spagnolo dopo un ottimo 5° posto in qualifica, è riuscito per un lungo periodo a stare in testa alla corsa ma un problema al motore Honda l’ha costretto al ritiro a venti giri dal termine.
La vittoria è andata a Takuma Sato, un altro ex pilota di F1.

Se la vita è una “gomma” che gira, da un punto di vista sportivo dopo la soddisfazione di due titoli mondiali conquistati nel 2005 e 2006 con i colori della Renault (quest’ultimo a scapito di Michael Schumacher arresosi alla rottura del motore nel penultimo Gp del Giappone), nel prosieguo della carriera Alonso non ha certamente ottenuto quanto meritato.
Dapprima in casa Mclaren (2007) per l’esplosione del rookie e compagno di squadra Lewis Hamilton, successivamente durante il quinquennio in casa Ferrari, a causa di una monoposto non al passo con la RedBull disegnata dal genio di Adrian Newey.
Pur colmando il gap col suo talento, la sfortuna è stata un ingrediente determinante.

È il caso dei campionati 2010 e 2012, quando è costretto a due ritiri, prima a causa di un errore di strategia nel corso dell’ultima gara (Gp Abu Dhabi), e poi quando, in testa alla classifica, è costretto a due ritiri consecutivi (Gp Belgio tamponato allo start da Grosjean e GP Giappone contatto con Raikkonen).
Discorso a parte merita il 2014, quando nonostante il gap con la casa austriaca, per poco non vinceva il mondiale nell’ultimo e imprevedibile Gp del Brasile.
Clamorosamente sbagliata la scelta di tornare nel 2016 alla Mclaren motorizzata Honda, poiché nell’era dei motori ibridi la casa giapponese mostra ancora oggi evidenti difficoltà sia nella prestazione che nell’affidabilità.
Di certo Fernando Alonso, oltre ad aver maturato negli anni un conto in banca utile a soddisfare innumerevoli generazioni, è tra i piloti più carismatici mai transitati nei circuiti, con l’augurio di vederlo al più presto combattere con i primi ancora per tanti anni in Formula 1.

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Andrea La Rosa

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