Ancora Giants: Bumgarner MVP e un gruppo da leggenda

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Giants-campioni-2014_postIn Major League la strada verso il titolo è ogni anno tanto lunga e complessa da far dimenticare molto facilmente i successi di un passato anche recente, tanto difficile, fisicamente e mentalmente, da svuotare una squadra intera (vedi l’annata fallimentare di Boston) e rendere quasi impossibile ripetersi. I San Francisco Giants, questi San Francisco Giants, ieri notte a Kansas City hanno completato un percorso straordinario, vincendo il terzo titolo in cinque anni, dopo quelli del 2010 e ’12.

Sembra passato un secolo dall’ultimo strikeout messo a segno da Brian Wilson contro i Rangers nel 2010, o da quello di Sergio Romo due anni dopo, contro i favoritissimi Detroit Tigers. E fa impressione notare che molti di quei giocatori (Posey, Belt, Crawford, Pence, Sandoval, Lopez, Affeldt, Lincecum, lo stesso Romo, il manager Bochy) erano ancora in campo ieri sera, a incastonare l’ultima perla di un gruppo leggendario, giunto presumibilmente al suo atto conclusivo. Qualcuno andrà via (Sandoval è free agent), altri semplicemente non saranno più capaci di esprimersi a questi livelli per l’età che avanza e le motivazioni che calano, ma per una notte ancora San Francisco (e tutto il mondo del baseball) si sono goduti l’apice di una squadra davvero in grado di entrare a pieno diritto nel novero delle formazioni più forti di tutti i tempi.

L’eroe di queste World Series si chiama Madison Bumgarner, lanciatore mancino capace di vincere tutte e tre le partite giocate, con prestazioni al limite dell’umano. Assolutamente dominante come partente nelle gare 1 e 5, è stato inserito ieri come rilievo, dopo il mezzo fallimento di Tim Hudson e i due inning e mezzo ben tenuti da Affeldt. Bumgarner aveva alle spalle solo due giorni di riposo dopo il complete game e i 117 lanci tirati in gara 5, ma ha dato tutto, con una perfezione da fuoriclasse assoluto, lanciando 5 riprese senza concedere nulla. Altri 68 lanci, con cui ha raggiunto il totale di 291 solo nelle World Series, coniugando quantità, qualità e una tenuta mentale da vero MVP anche quando, nell’ultimo inning, i suoi esterni hanno pasticciato incredibilmente, mandando Gordon in terza, a un passo dal pareggio. Perfino lì, in un momento che faceva tremare i polsi anche a chi era seduto davanti alla tv, Bumgarner non si è scomposto, costringendo Perez a un foul facile preda di Sandoval per l’out finale.

Ma sarebbe ingiusto, dopo tanto peana per i campioni, non rendere merito agli avversari che li hanno costretti a tirare il collo fino all’ultimo out, arrivando a vincere per 3-2 solo in gara 7, lottando con coraggio e senza tregua pur partendo da una base, tecnica e d’esperienza, oggettivamente inferiore. I Kansas City Royals hanno avuto il grande merito di non mollare dopo la batosta subita in casa in gara 1 (7-1), forse figlia dell’emozione di essersi ritrovati alle World Series dopo trent’anni. Hanno vinto bene gara 2 (7-2) e poi ancora gara 3 a San Francisco (3-2) con una gran partita di Guthrie sul mound. Ecco, in quel momento, avanti 2-1 nella serie, sono calati, incassando 16 punti a 4 nelle due gare successive, che hanno proiettato i Giants a un passo dal titolo. La serie è quindi tornata nel Kansas, dove i Royals si sono guadagnati il diritto di giocare la bella seppellendo sotto 15 valide e 10 punti i californiani. Anche in gara 7 hanno venduto cara la pelle, pareggiando sul 2-2 dopo essersi trovati sotto 0-2 già dopo due inning. Il punto cruciale del match è durato un attimo, come spesso capita nel baseball; giusto il tempo per Omar Infante di scivolare sul piede d’appoggio e far arrivare così Sandoval salvo in prima. The Big Panda avrebbe poi segnato il punto del 3-2 finale, sulle valide di Pence e Morse. Eravamo ancora al quarto inning, ma da lì in poi ci sarebbe stato solo Mr. Bumgarner.

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Gianluca Puzzo

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