Appunti afosi di un agosto faraonico

Un mese per grandi nomi e grandi cifre, a giudicare dall’affaire-Neymar, ma che porta con sé innanzitutto la fine di carriera del più forte sprinter di tutti i tempi o, se preferite, dell’uomo più veloce sulla terra, come recita lo slogan di uno dei suoi spot più famosi. E non si può smentire che Usain Bolt lo sia, con i suoi record, i suoi successi e la sua longevità, mai adombrata da quel doping che ha invece falcidiato diverse generazioni dei suoi avversari, da Asafa Powell a quel Gatlin che gli ha comunque resto omaggio al termine della gara di Londra (nella foto). Bolt ha chiuso nel modo più romantico, secondo me, cioè non vincendo, ma arrivando terzo, con un tempo poco più che normale, come a confermare la bontà della sua scelta. Era ora di chiudere, prima che le sue affascinanti sbruffonate diventassero patetiche e che la sua presenza ai meeting diventasse quella del volto famoso buono solo a far vendere biglietti. Una chiusura da quel re che è stato, chapeau. D’ora in avanti lo attende la vita da leggenda che si è costruito e meritato sul campo.

Passando ad altro, non si può sorvolare sul faraonico passaggio di Neymar dal Barcellona al Paris St. Germain, tramite il pagamento di una clausola rescissoria di 222 milioni di euro e uno stipendio di 30 milioni l’anno per cinque anni; in breve, l’acquisto più oneroso della storia del calcio. Malgrado queste cifre impressionanti, lungi da me gridare allo scandalo, con il supporto di tutti quegli argomenti populisti da bar che puntualmente vengono riesumati in queste occasioni (“con tutta la gente che muore di fame nel mondo”, “con tutta la gente che non arriva a fine mese”, “uno schiaffo alla povertà” ecc.). Non è colpa di Neymar se c’è qualcuno al mondo disposto a sborsare quelle cifre e nessuno di noi, di fronte a un ingaggio del genere, si sarebbe rifiutato di firmare per immoralità; intanto li prendi, poi magari ne dai un po’ in beneficenza (come spero faccia anche Neymar), ma in fondo sono soldi tuoi e ci fai quello che vuoi. Il punto è un altro: questa cessione è la dimostrazione definitiva di come le regole del tanto sbandierato FFP, Financial Fair Play, voluto dal fu presidente Uefa Platini, siano facilmente aggirabili dai club più ricchi, con una proprietà che è a sua volta in possesso di altri grandi marchi internazionali. Le regole dell’FFP dicono che il monte stipendi non può superare il fatturato? No problem, si gonfia il fatturato con autosponsorizzazioni a cifre esorbitanti e assolutamente fuori mercato, fatte da aziende riconducibili alla stessa proprietà del club. La clausola rescissoria dev’essere pagata dal calciatore? No problem, si fa siglare una sponsorizzazione personale tra il calciatore e uno dei propri brand per quell’importo, o magari anche un po’ di più per il disturbo. Su questo blog siamo sempre stati critici sull’FFP, e purtroppo il tempo ci sta dando ragione, ma ora, dopo la vicenda Neymar, continuare con questo specchietto per le allodole sarebbe una presa in giro; delle due l’una, o si liberalizza tutto e buonanotte (quello che a Roma si definisce come Articolo Quinto “chi c’ha i soldi ha vinto”) o si impongono regole nette, controlli severi, tempi stretti di rientro dal debito (non triennali come ora) e, infine, sanzioni reali e trasparenti, senza l’attuale possibilità di concordare i rientri tramite “Settlement Agreement”.

Scendiamo di molto nella denuncia dei redditi, ma parliamo comunque dell’atleta italiano più pagato del 2017: Danilo Gallinari. Il faro della nostra nazionale che sta preparando gli Europei, ultima chiamata di una generazione che ha promesso tanto senza raccogliere nulla, ha rovinato tutto con un fallo di reazione durante un’amichevole con l’Olanda, rispondendo a una gomitata con un pugno e rompendosi una mano nel farlo. Nei giorni seguenti al fattaccio, il ct Ettore Messina ha rilasciato interviste in cui ha faticato, perfino lui che ha visto basket più di ogni altro italiano sulla terra, a mascherare la propria delusione sia sul giocatore (a 20 anni puoi capire un gesto simile, a 30 no) che sulle prospettive della squadra. Storicamente le nazionali azzurre fanno le imprese quando il mare è grosso e i pronostici contro, ma il dubbio che quel pugno di Gallinari abbia in realtà steso tutta la squadra c’è ed è forte.

Chiudiamo con un rimando alla scorsa puntata di questa nuova rubrica; Antonio Cassano aveva annunciato il ritiro, salvo poi ripensarci nel giro di ventiquattr’ore. Beh, sappiate che nel frattempo Cassano ci ha ripensato di nuovo; voleva solo andar via dal Verona, con cui non è scattata la scintilla “come con una donna”. Tutto questo subito prima di ricordarci che lui è un professionista e che è sempre stato coerente. Ah, nella stessa intervista ha anche annunciato di non avere più procuratore, chi lo vuole deve chiamarlo direttamente.
“AAA attaccante esterno 35enne offresi, no perditempo, chiamare a preparazione fisica terminata, no ore pasti, non oltre settembre perché poi tengo famiglia”.

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