Appunti semiseri di un luglio contraddittorio

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Noblesse oblige, iniziamo dalle cose belle, serie ed emozionanti come l’ottava vittoria di Roger Federer a Wimbledon, diciannovesimo Slam della carriera di questo impareggiabile giocatore. Chi mi conosce, chi segue questo blog o, bontà sua, legge i miei libri, sa ormai benissimo come la penso sullo svizzero, per me il più forte tennista di tutti i tempi. La vittoria di domenica scorsa, giunta al termine di una finale noiosa e a senso unico, aggiunge poco o nulla al giudizio tecnico su Federer, ma certo rinforza quell’aura di mito che inevitabilmente avvolge ogni impresa di un grande campione al tramonto di carriera. Mai nessuno come lui in singolare a Wimbledon (otto titoli) è solo la punta dell’iceberg dei suoi record, con in più la soddisfazione di aver risposto alla prima occasione buona al quindicesimo Slam vinto da Nadal a Parigi poche settimane prima. Anche se lui non lo ammetterà mai.

Proseguiamo con una cosa altrettanto seria ed emozionante, anche se certamente meno allegra: la scomparsa di Paolo Villaggio. Autore, prima ancora che attore, mai abbastanza celebrato per aver intuito e smascherato, l’unico insieme a Sordi, i vizi e le viltà di quel popolo di ruffiani che siamo, già in tempi non sospetti, quando il boom economico illudeva i nostri genitori di star costruendo un’Italia diversa, abitata da gente diversa. Ancora oggi, a quasi quarant’anni dalla nascita del mitico ragioniere, basta guardarci intorno, entrare in un qualsiasi ufficio pubblico o dover avere a che fare con la soffocante burocrazia di questo Paese, basta questo, dicevo, per ritrovarci circondati da Fantozzi, Calboni, Filini, Silvani e megadirettori naturali a vario titolo (grand. uff. lup. mann. e figl. di putt. inclusi, naturalmente…). In più, il nostro Andrea La Rosa mi ha fatto notare quanto sport ci fosse nell’immaginario fantozziano, particolare che io avevo colpevolmente dimenticato. Dalla partita scapoli e ammogliati nel pantano con tanto di Arcangelo Gabriele sulla traversa, passando poi alla partita di biliardo stravinta dal “coglionazzo” mangiagessetti, alla Coppa Cobram di ciclismo, alle olimpiadi aziendali e alla partita di tennis con Filini nella nebbia, risolta a colpi di congiuntivi. Per finire con le voci incontrollate che davano l’Italia vincente 21 a 0 sull’Inghilterra, con gol di Zoff di testa su calcio d’angolo, durante la proiezione della “Corazzata Potemkin”… grande Fantozzi, grandissimo Paolo Villaggio. 92 minuti di applausi consecutivi per lui.

A proposito di comiche, non si può definire in altro modo la questione che ha portato Ivan Zaytsev fuori dal raduno dell’Italia di pallavolo, in preparazione degli Europei di agosto, per un problema di… scarpe. Sì, avete letto bene, scarpe. In uno sport in cui le scarpe sono praticamente l’unica attrezzatura necessaria al giocatore, siamo riusciti a farci coprire di ridicolo per una bega tra sponsor che sa tanto di ripicca condominiale tra pensionati. In pratica, Zaytsev ha come sponsor personale la Mizuno, mentre la nazionale ha un contratto che impone a tutti i suoi convocati di giocare con scarpe Adidas. Prima Zaytsev aveva chiesto un’eccezione, per poter giocare con le sue nipposcarpe che tanto lo pagano e che tanto lo fanno stare comodo; negata quella (giustamente, a mio parere), per non creare pericolosi precedenti, l’Adidas ha fornito al giocatore tutti i modelli possibili immaginabili, personalizzati e curati in ogni modo, ma con i quali, guarda caso, lo zar ha detto di non trovarsi a suo agio. Mizuno o morte, direbbe un rivoluzionario ormai globalizzato, ma il risultato è che l’Italia si ritrova senza il suo schiacciatore più forte, il quale è disposto a rinunciare a cuor leggero a una manifestazione di tale importanza. Complimenti vivissimi a tutte le parti in causa.

A proposito di globalizzazione, come non parlare dei cinesi che detengono la proprietà di Milan e Inter? Quella che una volta era la Milano da bere, ora è una Milano da mangiare con le bacchette, solo che la metà rossonera ordina l’aragosta mentre quella nerazzurra sembra doversi accontentare della zuppa del giorno. Il Milan ha fatto il colpo dell’estate strappando Bonucci alla Juventus, prendendo Conti, Kessie, Biglia e riuscendo a confermare Donnarumma. Tutto ciò mentre Spalletti viene tenuto a pane e salame; vuoi vedere che poi nella Roma non si stava così male? A proposito di Donnarumma, un pensiero scorretto: possibile che nessuno abbia pensato di mandare la sua commissione d’esame in trasferta a Ibiza per interrogarlo? Oppure sentirlo via Skype, non so. Si poteva dichiarare maturo in contumacia, il primo della storia dell’istruzione italiana. Pensavamo di averle viste tutte dopo Balotelli che prende la maturità presentandosi a scuola con la Ferrari mimetica (roba che nemmeno il figlio di Chuck Norris…), ma questi giovani miliardari riescono ancora a stupirci.

Dopo i giovani talenti chiudiamo con un ex talento ormai al tramonto, che nei giorni scorsi ci ha regalato un’altra delle sue perle: parliamo di Antonio Cassano, che prima convoca una conferenza stampa per annunciare il suo ritiro e subito dopo smentisce tutto, dicendo di essere stato schiacciato dalla nostalgia di casa. Alla faccia di chi attribuiva la “saudade” solo ai brasiliani, anche i baresi hanno un cuore. Tutti a stupirsi di questo dietrofront quando invece la notizia stava proprio nel fatto che Cassano si considerasse ancora un calciatore in attività, dopo aver sprecato tutto il suo (grande) talento in una carriera piena soprattutto di occasione buttate. Alla Roma, insieme a Totti, avrebbe potuto formare una delle coppie più straordinarie del calcio italiano moderno, ma se uno fa il calciatore e l’altro il metronotte il matrimonio non può funzionare…

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Gianluca Puzzo

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