Arrivederci al mercato dei pallonari

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Si è chiusa ieri sera la sessione estiva di mercato della nostra Serie A, almeno per quel che riguarda i giocatori in entrata; ora, grazie al cielo, la parola passa al campo, almeno fino a gennaio del prossimo anno, quando su siti e giornali ricominceranno a comparire i nomi più improbabili, per far sognare i tifosi ancora in corsa per vincere qualcosa e consolare quelli che invece avranno la loro squadra in cattive acque. Che poi quegli affari si concretizzino è da vedersi, ma sognare e far sognare non costa nulla, quindi tanto vale spararle più grosse che si può. Attenzione, però, a puntare unicamente il dito contro i giornalisti e le testate, di solito uno degli sport nazionali di questo Paese; in realtà, è molto difficile che un giornalista si inventi di sana pianta una trattativa inesistente. Se lo scrive è perché qualcuno gliene parla, e questo qualcuno sono, spesso, gli stessi agenti di mercato o qualche contatto all’interno delle società. A ben pensarci, tutti hanno interesse a spararle grosse: la società fa vedere ai suoi tifosi di essere attiva sul mercato, gli agenti si tengono buoni i contatti giornalistici che possono sempre far comodo e le testate fanno audience a suon di titoloni. Di spazio per la marcia indietro, se (come spesso succede) la trattativa non fosse altro che fuffa, ce n’è sempre in abbondanza, a partire dalla più comune “offerta rifiutata”: “abbiamo offerto 30 milioni, ma l’altra società ne chiedeva 80 e ci ha risposto di no, testardi che non sono altro”. Ma che offerta è? È un po’ come se noi comuni mortali trovassimo una casa in vendita a 200 mila euro, ne offrissimo 80 mila, il proprietario ci mandasse a quel paese e noi ci offendessimo pure. Ma almeno, potremo sempre dire agli amici di averci provato…

I “pallonari” del titolo di questo post non sono quindi solo quelli che si occupano di pallone, ma soprattutto coloro che del mercato godono sparando pallonate a caso, in una surreale competizione a chi la spara più grossa. Anche perché d’estate c’è un motivo in più per puntare alto, visto che le settimane di mercato sono anche quelle in cui i tifosi sottoscrivono gli abbonamenti, ed è ovvio come un grosso nome, seppur solo teorico, sia un importante richiamo per vendere più tessere. Se poi non arriva, pazienza, “noi l’offerta l’abbiamo fatta, ma quegli antipaticoni pretendevano il doppio…”. Il riferimento è soprattutto a due casi, che per diversi giorni hanno tenuto banco sui titoli: l’ipotesi Modric all’Inter e quella di Milinkovic-Savic al Milan. L’Inter ha fatto un’ottima campagna acquisti, premessa d’obbligo, ma la trattativa per Luka Modric era evidente fin da subito come fosse fantascienza. Un giocatore di 32 anni, che non ha il contratto in scadenza, che il suo presidente non ha intenzione di cedere e che ha una clausola rescissoria di 500 milioni di euro (avete letto bene, cinquecento milioni di euro) è semplicemente imprendibile. Le ipotesi di trattativa sul tavolo erano da sganasciarsi dal ridere, dallo sconto sulla clausola (a 400 si sarebbe preso facilmente, no?) al prestito con tutte le più fantasiose opzioni di riscatto, come se spalmare la clausola sarebbe bastato a farla sembrare più a buon mercato. Ed il Financial Fair Play sarebbe stato solo l’ultimo degli scogli da superare, visto che in teoria il signor Jindong avrebbe potuto staccare un assegno da 500 milioni e rendere felice il Real Madrid, ma naturalmente sarebbe stata una follia dal punto di vista imprenditoriale, visto che nessun giocatore al mondo, di nessuno sport, è attualmente in grado di generare un indotto tale da giustificare economicamente una tale pazzia, tanto più che può venire buono, ai massimi livelli, solo per un altro paio di stagioni. E su questa assurdità si sono sprecati fiumi d’inchiostro, ricordiamolo.

Altra storia quella di Milinkovic, che secondo qualcuno sarebbe stato a un passo dal Milan, che avrebbe pagato i 100 e più milioni chiesti dalla Lazio. In sintesi, una squadra che non fa la Champions, che poche settimane fa si è ritrovata con l’allora proprietario dichiarato fallito e che ha l’UEFA che le ringhia alla porta come un mastino per farle quadrare i conti, questa squadra farebbe un investimento simile su un unico giocatore? In più, guardandola dal punto di vista del giocatore, Milinkovic avrebbe accettato di andare in una squadra che è arrivata dietro alla sua nello scorso campionato e che sulla carta ancora non vale un posto tra le prime quattro? C’è voluto l’intervento di Leonardo, ieri, per chiarire anche ai più tonti che trattavasi di un matrimonio impossibile. Che poi Milinkovic possa valere quella cifra o meno è un altro discorso, ma visto che il giocatore ha un contratto fino al 2022, ha 23 anni e non ha clausola rescissoria, la Lazio ha tutto il diritto di chiedere quello che vuole, senza fare sconti a nessuno.

Infine, non possiamo non chiudere con qualche riga sul colpo dell’estate, ça va sans dire, quello che ha portato Cristiano Ronaldo a Torino. Un capolavoro strategico ed economico, che certo peserà sulle casse della Juve ma non al punto di mandarla fuori dai binari del FFP. Innanzitutto perché il suo fatturato le rende possibile gestire una manovra del genere, e poi perché utilizzeranno quei piccoli “trucchetti” che altrove, vedi PSG, utilizzano da anni per addebitare parte delle spese su altri conti, in virtù di attività da testimonial di aziende collegate alla proprietà. Le regole del FFP non le ha fatte la Juve, quindi finché è consentito a tutti muoversi in queste “pieghe” fanno benissimo a farlo. Un investimento grosso, ma non una pazzia insomma, visto che comprare quel giocatore è come assorbire un’azienda nel tuo gruppo, un’azienda che certo ha dei costi ma che produce anche enormi ricavi, diretti ed indiretti, in Italia e nel mondo.

Ora però basta parlare di conti, clausole e scadenze. Si gioca, grazie al cielo.

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Gianluca Puzzo

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