Ciao Gronk, gigante buono dalle mani d’oro

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Rob Gronkowski, uno dei simboli dell’epopea dei New England Patriots, ha annunciato ieri il suo ritiro dal football giocato. A soli 29 anni, ma con molti infortuni alle spalle, lo attende un posto sicuro nella Hall of Fame della NFL.

Rob Gronkowski, futuro Hall of Famer

Era nell’aria già dopo l’ultimo, vittorioso Super Bowl dello scorso febbraio, ma i tifosi dei Patriots e tutti gli appassionati del miglior football speravano ancora in un’altra stagione con il loro mastodontico numero 87 in campo, a proteggere il lato cieco di Tom Brady o lanciato come un treno a ricevere il pallone e sbaragliare difensori che, al suo confronto, sembravano ragazzi della high school. Invece Rob Gronkowski ha detto, saggiamente, basta; a soli 29 anni, dopo nove stagioni NFL ma con una lista di infortuni da far impallidire

anche il più cinico dei medici, il gigante Gronk ha deciso di chiudere qui la sua carriera con casco e armatura. In nove anni, dal 2010 (in cui fu scelto dai Pats al secondo giro) al 2018, è riuscito a disputare per intero una sola stagione, quella del 2011, che non a caso segnò la sua esplosione assoluta, con 90 ricezioni, 1327 yard e 17 touchdown, numeri da grande ricevitore, altro che tight end. Da lì in poi una lunga sequela di problemi a un fisico tanto mastodontico (198 cm per 120 kg) quanto fragile: schiena, spalla e gomito sinistro, entrambe le ginocchia, Gronk ha dato al football davvero tutto quello

È ora di voltare pagina, e di farlo con un gran sorriso…

Rob Gronkowski, ex giocatore dei New England Patriots

che aveva, ricevendone in cambio una fama eterna (è probabilmente il più forte tight end di tutti i tempi), un’adeguata ricchezza, tre anelli di campione NFL, cinque selezioni al Pro Bowl e un posto più che certo nella Hall of Fame, accanto al gotha del football. Nel suo lungo e commovente messaggio di addio, su Instagram, ha usato parole al miele per i Patriots, dalla proprietà, ai compagni fino ai tifosi, di cui è sempre stato un idolo indiscusso per la spettacolarità e la generosità che metteva sul campo da gioco non appena le condizioni fisiche glielo consentivano. Tra i primi a rispondergli Tom Brady, che ha definito “un onore e un privilegio” l’averci giocato insieme per quasi un decennio.

I numeri offensivi di Gronk sono da capogiro, considerando tutti gli stop di cui sopra: 115 partite, 521 ricezioni, 7861 yard, 79 touchdown, 68.4 yard a partita a fronte di, udite udite, soli 4 fumble in tutta la carriera! Mettergli la palla tra le mani era, per Brady, l’equivalente di chiuderla in cassaforte, anzi meglio, visto che la cassaforte prendeva velocità da quel momento in poi, divenendo un treno in corsa capace di travolgere o trascinarsi dietro i difensori come fuscelli. Una forza della natura, ma con un sorriso guascone che era impossibile non ammirare. Ha smesso al momento giusto, Gronk, prima che gli infortuni diventassero troppo difficili da gestire. Ma è certo che ci mancherà, quel numero 87.


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Gianluca Puzzo

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