Comunque Sauber

C

La nuova denominazione del team ha stuzzicato il genio dei creativi del web, resta alla base la storica sede della scuderia svizzera da molti anni in Formula 1, nonostante abbia più volte cambiato la denominazione per motivi di sponsorizzazione.

Nel Gran Circus della Formula 1, i fondi economici sono tutto, utili alla programmazione, sviluppo, ammodernamenti alle fabbriche, ingaggio dei tecnici impegnati dietro ai tavoli e per la disponibilità dei piloti, molti dei quali scelti non solo per il talento ma per la pesantezza della valigia di sponsor che portano.
Gli accordi commerciali non prevedono solamente il marchio sulla livrea o sulle tute, ma anche rinominare i telai o le stesse power-unit, così da evidenziare quel nome sulle scritte televisive che scorrono durante un weekend di corsa.
Lo sa bene, forse più di chiunque altro la Sauber, team svizzero con sede a Hinwil, che più ha volte cambiato la sua denominazione per questi motivi, rimanendo tuttavia fedele alle sue radici di appena undici mila abitanti, per una storia che pochi anni addietro, come accaduto in Williams, ha visto il passaggio dalla conduzione familiare con a capo il suo fondatore Peter Sauber, ad una società d’investimenti svizzera che saggiamente, ha mantenuto le iniziali di battesimo delle macchine, sempre iniziate da “C” seguite dal numero progressivo annuale della macchina.
Dicevano della lunga tradizione, seppur senza mai vincere un mondiale cui va dato atto di avere inciso nella memoria degli appassionati che riconoscono in questo team, la prosecuzione di una Formula 1 ormai persa nel tempo.
Nel 1993, dopo tanta partecipazione nei prototipi e categorie minori, avvenne il grande salto con l’egidia della Mercedes che compariva sulle fiancate della prima C12, in quella stagione furono tanti i ritiri ma anche risultati ai piedi del podio tali da fare ben sperare.
Il 1994 è ricordato soprattutto per l’incidente sulle strade di Montecarlo occorso a Karl Wendlinger, un urto che fece temere il peggio come una scia del tragico di weekend di Imola, il pilota uscì dal coma dopo un mese ed al rientro, non fu più lo stesso tanto da tornare anni dopo alle gare Turismo.
Poi iniziò la collaborazione con Ferrari fornitrice dei motori, partì anche il gioco delle denominazioni considerato che per molti anni, i propulsori vennero ribattezzati col marchio di una famosa società petrolifera malese che finanziava gli aggiornamenti delle vetture e non solo.
Dicevamo della Ferrari ed un rapporto stretto, tanto da vedere dei piloti trasferirsi in Sauber dopo l’esperienza in rosso, come Larini e Alesì.
In generale i risultati dei primi anni non furono eccellenti, ma considerato che il sistema di punteggio premiava solamente i primi sei classificati, ed inoltre i ritiri per problemi di affidabilità erano a quel tempo all’ordine del giorno, i punti racimolati in classifica costruttori permettevano di stare lontano dalle sabbie mobili degli ultimissimi posti.
Purtroppo tutto ha un costo, così nel 2006 il passivo economico consigliò Peter Sauber a vendere la scuderia ad un marchio importante come Bmw che già da qualche tempo, era diventato azionista e motorista della Williams.

Nella denominazione del team non venne cancellato del tutto il nome Sauber, la base rimase sempre la stessa e nei quattro anni di attività, i risultati furono importanti, di quelli senza precedenti fino ad allora, tuttavia i risultati del 2009 non furono all’altezza di quel previsto salto verso le zone alte della gerarchia dei costruttori, così dopo alcune peripezie e l’allargamento della griglia a nuovi team nel frattempo ammessi, la Sauber vide il ritorno del fondatore Peter.
Inizialmente iscritta come team di riserva, trovò spazio portando in pista una vettura derivante dai progetti già avviata di Bmw poi motorizzata Ferrari, la novità fu anche nell’organigramma visto che Peter Sauber, nominò CEO Monisha Kaltenborn, aprendo finalmente per la prima volta in assoluta, la frontiera della prima donna incaricata a svolgere tale mansione in Formula 1.
In quegli anni i risultati furono molto lusinghieri soprattutto se paragonati alle forze in campo, fino al 2015 quando per la prima volta nella storia, la scuderia concluse a zero punti precedendo la Caterham all’ultimo posto solamente in virtù di migliori piazzamenti nel corso dei Gran Premi.
La stagione 2016 fu ancora più complicata, perché le costanti difficoltà economiche misero in serio dubbio la futura partecipazione, la C35 andò a punti solamente nella penultima gara in Brasile con Nasr che in quel bagnatissimo Gran Premio, concluse al nono posto utilissimo per superare di un solo punto la Manor, fruttando importanti introiti economici che dall’altra parte, furono probabilmente determinati al successivo ritiro proprio della Manor nonostante circolassero in rete le foto del modello della successiva vettura.
Ma il 2016 fu determinante soprattutto per un altro avvenimento, a salvare la complicata situazione fu una società svizzera di investimenti, di conseguenza dopo 24 anni, il fondatore Peter Sauber si congedò dal Circus.
Dicevamo prima della partnership con Ferrari, ad un certo punto diventata molto stretta tanto da spingere l’allora presidente Sergio Marchionne, a sfruttare le relazioni col marchio Alfa Romeo per rivalutarne e accrescere il brand grazie al ritorno in Formula 1, seppur col ruolo di un abito per vestire sempre il team Sauber.
Un’esperienza fruttuosa considerato che in quegli anni, uno dei due sedili aveva una certa influenza ai piani della Ferrari, tanto da fare esordire Leclerc, dare una chance a Giovinazzi e contribuire alla crescita del team con l’esperienza di Raikkonen.
Tutto ciò fino ai giorni nostri, la fine del rapporto con Alfa Romeo segna indirettamente anche una fine programmata con quello della Ferrari che comunque fornirà le sue power-unit fino ai prossimi due anni, con un mercato rivolto anche alla Cina visto l’ingaggio nel 2022 di un pilota che ha portato molta visibilità del marchio, e soprattutto interesse in vista di quello che sarà nella prossima stagione, il ritorno sul circuito di Shanghai.
Il team è iscritto nel 2024 come Stake F1 Team Kick Sauber in una evoluzione che guarda già avanti, infatti è da tempo iniziata una lunga marcia che vedrà a partire dal 2026, l’ingresso di Audi.
Fino al 2025, sarà comunque Sauber.

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Andrea La Rosa

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