Dimmi di Kimi

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Ufficiale il ritiro a fine campionato di Kimi Raikkonen, al termine di una lunghissima carriera culminata nel titolo piloti nel 2007 con la Ferrari. Personaggio prima che pilota unico nel suo genere, non a caso soprannominato ice-man per i suoi atteggiamenti glaciali e di poche parole anche nelle circostanze più calde, fuori dagli schemi, d’impatto e per questo amato dagli appassionati.

Austin 2018: l’ultima vittoria con la Ferrari

La notizia era nell’aria: Kimi Raikkonen, 42 anni tra poche settimane, ha detto basta con la Formula 1.
Una carriera lunghissima cominciata nel 2001 con la Sauber grazie ad una licenza provvisoria per le prime sei gare, dove l’esordio brillante al Gran Premio d’Australia subito a punti convinse la FIA a rilasciargliela in maniera definitiva, poi al termine quel campionato l’ingaggio della McLaren al posto del connazionale Hakkinen ritiratosi.
Nel 2002 al netto dei ritiri dovuti per la scarsa affidabilità ottenne quattro podi, mentre l’anno successivo fu clamorosamente ad un passo dallo spodestare il regno di Michael Schumacher, che vinse il mondiale solamente per due punti di vantaggio. I problemi del 2004 con la MP4-19 spinta al limite per contrastare il dominio della Ferrari fruttarono solamente il settimo posto nella classifica piloti, meglio nel 2005 secondo dietro solamente ad Alonso, infine un brutto 2006 con una vettura deludente che si dimostrò in calo.
Nel 2007 arrivò il grande salto di Kimi in Ferrari, in coppia con Felipe Massa, con la pesantissima eredità di quel sedile che per tanti anni era stato di Schumacher.
La vittoria di Raikkonen all’esordio di Melbourne mise immediatamente le cose in chiaro, in quella che fu una stagione incredibile, perché vide esplodere la grande rivalità interna alla McLaren tra Alonso (a quel tempo fresco bi-campione del mondo) ed Hamilton (rookie ma già forte), nel mezzo una gestione dove tra i due litiganti a godere fu proprio Raikkonen, nonostante uno svantaggio che a poche gare dal termine sembrava non più recuperabile. Gli errori della McLaren da una parte, e la freddezza del finlandese dall’altra, permisero a Raikkonen di vincere nell’anno di esordio per un solo punto di vantaggio.
Con la F2008 il finlandese fece un passo indietro, soprattutto perché nel confronto interno Massa fu in lotta fino all’ultimo con Hamilton, che nel drammatico (sportivamente) finale bagnato di Interlagos, solamente all’ultimo curva gli soffiò il campionato.
Amari i risultati del 2009 migliorati nel corso della stagione, con la vittoria a Spa-Francorchamps e numerosi podi, che aiutarono e non poco il team a raggiungere almeno il quarto posto dei costruttori, nell’anno dell’incidente di Budapest dove Massa rischiò la vita, sostituito dall’alternanza di Badoer e Fisichella, senza purtroppo un grosso apporto in termini di risultati.
Poi lo stop e la decisione di passare al rally per qualche anno, prima del ritorno nel 2012 con la Lotus, con cui colse importanti risultati oltre le aspettative (terzo nella classifica piloti 2012 e quinto nel 2013), inanellando podi e vittorie prestigiose.
Dal 2014 al 2018 la seconda vita in Ferrari, ottenendo come migliore risultato il terzo posto in classifica al termine del 2018, culminato nella vittoria ad Austin, infine gli ultimi tre anni in Alfa Romeo dove seppur nelle zone bassa delle gerarchie dei costruttori, ha sempre dato il suo contributo.

Tanti gli avvenimenti.
Toccante il podio di Monza 2006, insieme a Schumacher che con la mano dietro la nuca lo avvicinò, quasi a presagire quello che sarebbe potuto essere l’anno successivo, come in effetti avvenne visto che nei successivi minuti il campione tedesco annunciò il ritiro, e come detto prima Raikkonen vinse il titolo piloti.


Così come quando a Montreal nel 2008 fermo all’uscita della pit-lane per il semaforo rosso, venne tamponato da Hamilton e la sua epica quanto glaciale reazione, una volta sceso dall’abitacolo dirigendosi verso il giovane pilota McLaren mostrandogli col dito il semaforo; probabilmente un altro gli avrebbe rifilato un ceffone.
La celebre ricerca di una scorciatoia nel 2012 ad Interlagos dopo essere finito sull’erba per rientrare il più velocemente in pista, salvo poi scoprire che quel nastro d’asfalto intrapreso non portava al rientro in pista;
ancora l’invito nel Gran di Spagna 2017 finito dopo poche curve, rivolto ad un giovanissimo tifoso di appena 6 anni disperato dopo il ritiro dello stesso pilota, per un lieto incontro con tanto di foto e strette di mano.
Impossibile non citare la pole di Monza nel 2018 ed il podio, sciolto in un saluto verso il popolo ferrarista, consapevole che sarebbe stato la sua ultima volta in Italia con la rossa.
Innumerevoli i team radio divenuti col tempo anche dei veri e propri tormentoni nel web.
Tra tutti quello durante il Gran Premio di Abu Dhabi 2012 vinto davanti a Vettel ed Alonso, quando al suo ingegnere che lo avvisava sul ritmo rispose con “Leave me alone, I know what I’m doing / Lasciami in pace, so cosa sto facendo“, ancora sulla comunicazione di mantenere in temperatura dietro la safety-car “Yes yes yes, I’m doing that all the time, you don’t have to remind me every 10 seconds / Sì sì sì, lo sto facendo in continuazione, non c’è bisogno che me lo ricordi ogni 10 secondi”, poi nelle interviste dopo la bandiera a scacchi “L’ultima volta che ero arrivato primo, molti di voi mi avevano riempito di merda, perché non avevo sorriso. Ebbene, non lo farò adesso. Sono soltanto contento per la squadra”
Così come durante le fasi concitate della bandiera rossa esposta a Montecarlo nel 2017, quando spinto nella sua auto senza il volante: “Steering wheel! Gloves and steering wheel hey… steering wheel! Hey! Heeeeyyy! Somebody tell him to give it to me! Cooome ooooooon! Move! / Il volante! Guanti e volante ehi… il volante!!! Ehi! Ehiiiiii! Qualcuno gli dica di darmi il volante!!! Forzaaaaaaaaaaaaa! Muoviti!”

In totale circa trecentocinquanta Gran Premi disputati (numero da aggiornare al termine di questo campionato), 21 Gp vinti, 103 podi, 18 pole position e 46 giri veloci, numero importanti se consideriamo che in proporzione, solamente in tempi recenti il calendario ha visto aumentare il numero degli eventi in una visione sempre più globalizzata della F1.
La longevità di Raikkonen è rappresentata dal record di maggior tempo trascorso tra una vittoria e l’altra: 15 anni, 6 mesi e 28 giorni dal Gp di Malesia 2003 a quello degli Stati Uniti 2008.
Oltre al maggior numero di stagioni con almeno un punto (19 come M. Schumacher) e potremmo citarne tanti altri, basti riguardare la partenza dello scorso nel Gran Premio del Portogallo, capace di guadagnare in quelle condizioni proibitive ben dieci posizioni.
Tutte situazioni che fanno pensare come probabilmente, nel corso della carriera abbia raccolto meno di quanto dimostrato in pista.
La Formula 1. in questi anni contraddistinta ed impacchettata da elementi che probabilmente poco hanno a che fare con l’essenza della storia del motorsport, perde un personaggio anticonformista capace di essere in cima alle simpatie di tifosi e addetti ai lavori.

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Andrea La Rosa

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