F1 ’22: due giganti oltre il Circus

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Risultato finale a parte, il Gran Premio dell’Arabia Saudita sarà ricordato anche come il weekend dove si è gareggiato nonostante la vicinanza di un attacco missilistico. In pista, la Ferrari si conferma al vertice nonostante il successo in volata di Verstappen,.

Leclerc e Verstappen: saranno i contendenti al titolo 2022?

Solamente una riunione fiume avvenuta venerdì sera dopo le prove libere ha confermato la disputa della gara.
Il motivo? L’attacco missilistico ad una raffineria della compagnia petrolifera sponsor dell’evento situata a circa venti chilometri dal circuito, successivamente rivendicata da un gruppo armato ribelle dello Yemen che, oltre alla paura, come testimoniato dalle immagini, ha visto durante le prime due sessioni di libere le monoposto girare sullo sfondo di fiamme alte e fumo.
L’organizzazione è rimasta compatta rassicurando sulla situazione, tutti i team come i piloti sono stati concordi nel continuare senza alcun boicottaggio.
Fin qui i comunicati ufficiali, ma si dice che nella discussione, durata dalla 22 alle 3 di notte, sia stata forte la volontà di alcuni piloti di non correre fino alla decisione finale.
Inevitabilmente scatenati tifosi e appassionati che nei social hanno contestato l’accaduto, soprattutto nel confronto relativo alla cancellazione del Gran Premio di Russia dopo l’invasione ucraina di queste settimane, e le misure prese verso quei piloti e sponsor russi ad oggi esclusi dal motorsport.
Già che ci siamo, ricordiamo anni addietro la decisione di togliere le famose “ombrelline” come segno di sfruttamento del corpo della donna, quando comunque si va a correre laddove il ruolo della stessa è discriminato, così come la diffusione dello slogan We race as one accettando Gran Premi dove i diritti LGTB sono quasi inesistenti, e ancora la lotta al razzismo.
Chissà come sarebbe andata se in quella riunione ci fosse stato Vettel assente ufficialmente causa Covid (al suo posto Hulkenberg), il primo oltre un mese addietro a dire “no” per correre in Russia. Schietto il suo pensiero rilasciato alla vigilia del weekend all’agenzia di stampa tedesca DPA: “Quanto puoi essere indipendente quando sei a libro paga? Quando sei un ospite pagato? Guardando all’Arabia Saudita si può essere combattuti su quale sia l’approccio migliore. Se boicottare l’evento disertandolo, oppure partecipare per essere testimonial dei valori dell’Occidente. Ci sono alcuni valori che dobbiamo difendere perché superano gli interessi finanziari. Siamo un modello per i giovani, non siamo soltanto una fonte di svago e intrattenimento. Di sicuro io non sono così popolare tra i team principal. Quando tocco questi argomenti diverse persone vanno nel panico”.
Come contorno a questa situazione, è stato agghiacciante il tweet di un commissario, prontamente allontanato (almeno questo), che augurava ad Hamilton “di avere un incidente come quello di Grosjean in Bahrain“.
Forse si è persa l’occasione di mostrare una precisa coerenza senza distinzione di chi perde o vince.
Se poi aggiungiamo il controverso report sui fatti dell’ultima gara 2021 disputata ad Abu Dhabi costato a Michael Masi il ruolo di direttore di gara, è facile dire come la FIA non abbia cominciato bene la stagione.
A questo clima si è aggiunto il brutto incidente di Mick Schumacher durante le qualifiche, dopo aver evidentemente sbagliato l’appoggio su un cordolo di una doppia curva veloce, finito pesantemente contro le vicine barriere.
Tanta paura per il giovane pilota tedesco, che non ha partecipato alla gara ma che pare non aver comunque riportato danni importanti; vedendo ciò che è rimasto della sua monoposto, è inevitabile pensare a cosa sarebbe successo anni addietro con una monoposto diversa dalle attuali.
La decisione di non far correre Schumacher è stata successivamente chiarita dal team principal Gunther Steiner, in considerazione dell’entità dei danni, pochi ricambi a disposizione in questa parte iniziale di campionato e la successiva trasferta: “Si poteva lavorare tutta la notte e la mattina della gara, ma con qualche compromesso vista la fretta. Il rischio di trovarsi senza pezzi di ricambio in Australia, dove magari succede qualcosa, era troppo grande. In casi così, potresti anche non correre, quindi per me non aveva senso. Bisogna mandare tutto da qui a Melbourne,

non possiamo spedirla nel Regno Unito per controllare cosa non va e cosa è a posto. Inoltre sono tanti in griglia ad essere forti, per cui sarebbe stato un lavoro senza garanzie di arrivare a punti.”
Tutto ciò pone le premesse per altre domande.
Perché omologare circuiti cittadini così veloci quando in altri, si prediligono ampie vie di fuga tra l’altro asfaltate?
Due pesi e due misure?

Sul piano della competizione, la pole è stata segnata da Perez, seguito dai ferraristi Leclerc e Sainz, poi Verstappen.
Prima dello schieramento allarme per Sainz, schieratosi regolarmente sulla griglia di partenza dopo che i meccanici avevano rilevato problemi e lavorato alacremente nella sua macchina; fuori nel giro di schieramento Tsnuoda.
Al semaforo verde Perez ha mantenuto la testa seguito da Leclerc, Verstappen meglio su Sainz, tanta azione per le posizioni della zona punti.
Sempre Perez è stato davanti fino al giro n. 16, quando poco dopo il suo rientro ai box è avvenuto l’incidente di Latifi che ha reso necessaria la safety-car; a quel punto immediati pit-stop per tutti i piloti partiti con la gomma media, compresi Leclerc e Verstappen che hanno approfittato della circostanza per superare il messicano protagonista di scintille con Sainz, visto che al ferrarista non ha concesso la precedenza.
Ripartenza al giro n. 21, con Leclerc che ha aspettato a dare l’accelerazione per non permettere a Verstappen di avere il vantaggio della scia, poi con astuzia Perez cede la posizione a Sainz dopo il rientro della safety per non dare al ferrarista l’opportunità di attaccare il compagno di squadra.
Nella seconda fase di gara ancora protagonisti Leclerc e Verstappen, apnea per entrambi col monegasco capace di guadagnare nella prima parte del giro per poi difendersi nei lunghi rettilinei e stare sopra il secondo, così da respingere l’eventuale attacco del rivale col DRS.
Tre ritiri nel giro n. 37 di Alonso, Ricciardo e Bottas: virtual safety-car e chiusura della pit-lane perché due monoposto si erano fermate proprio all’ingresso dei box.
La corsa è ripresa quattro giri dopo, con Leclerc e Verstappen autori di sorpassi e controsorpassi, impressionante la circostanza nel giro n. 44 quando, entrambi appaiati, hanno cercato di non superarsi per avere il vantaggio nel rettilineo successivo; ancora guida al limite fino al sorpasso decisivo di Verstappen avvenuto a tre giri dal traguardo, ma Leclerc è rimasto praticamente dietro gli scarichi del rivale per segnare il giro più veloce in gara e aggiudicarsi il punto addizionale, sul podio anche Sainz a conferma di una Ferrari da vertice.
In sintesi una gara bellissima e leale, combattuta giro dopo giro dove gli episodi hanno fatto la differenza, con la Red Bull che ritrova morale dopo il doppio ritiro in Bahrein e la Ferrari confermatasi forte, tanto raccogliere un bilancio positivo come non accadeva dal 2001, ovvero salire sul podio con entrambe le vetture nelle prime due gare.
In evidente difficoltà la Mercedes, con Hamilton in qualifica fuori dalla Q1 come non accadeva da dodici anni in una sessione senza incidenti, penalità, squalifiche o altro.
A dir poco sconfortato il sette volte campione del mondo, forse anche per i fatti avvenuti nel weekend, che intervistato a fine qualifica aveva dichiarato: “Non vedo l’ora di tornarmene a casa”.
Il vero potenziale della W13 potrebbe vedersi tra qualche gara con nuovi aggiornamenti insieme ad una migliore conoscenza di un progetto estremo, ma intanto i Gran Premi si corrono, i punti si assegnano con la sensazione che si vada a tentativi per risolvere i problemi, magro il risultato finale con Russell quinto ed Hamilton decimo.
L’Alpine conclude in agrodolce vista la sesta posizione di Ocon ed il ritiro di Alonso, primi punti per la McLaren di Norris anche se le aspettative erano ben altre, sorride Gasly e soprattutto la Haas ancora in top ten con Magnussen.
Ai margini della zona punti Zhou dell’Alfa Romeo, mentre al pari della Williams resta lontana l’Aston Martin in attesa di novità sulla monoposto.
Prossima gara il 10 aprile all’Albert Park di Melbourne, dove a distanza di due anni tornerà il Gran Premio d’Australia.

Classifica Piloti

1. Leclerc (Ferrari) 45pt
2. Sainz (Ferrari) 33pt
3. Verstappen (Red Bull) 25pt
4. Russell (Mercedes) 22pt
5. Hamilton (Mercedes) 16pt
6. Ocon (Alpine) 14pt
7. Perez (Red Bull) 12pt
8. Magnussen (Haas) 12pt
9. Bottas (Alfa Romeo) 8pt
10. Norris (McLaren) 6pt
11. Tsunoda (Alpha Tauri) 4pt*
12. Gasly (Alpha Tauri) 4pt
13. Alonso (Alpine) 2pt
14. Zhou (Alfa Romeo) 1pt
15. Schumacher (Haas) 0pt**
16. Stroll (Aston Martin) 0pt
17. Hulkenberg (Aston Martin) 0pt
18. Albon (Williams) 0pt
19. Ricciardo (McLaren) 0pt
20. Latifi (Williams) 0pt

* non partito in Arabia Saudita causa problema tecnico durante il giro di schieramento verso la griglia di partenza.
** non partito in Arabia Saudita causa incidente in qualifica




Classifica Costruttori

1. Ferrari 78pt
2. Mercedes 38pt
3. Red Bull 37pt
4. Alpine 16pt
5. Haas 12pt
6. Alfa Romeo 9pt
7. Alpha Tauri 8pt
8. McLaren 6pt
9. Aston Martin 0pt
10. Williams 0pt






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Andrea La Rosa

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