F1 ’23: non ci resta che piangere?

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Ritorniamo sull’esito della gara inaugurale in Bahrain dove la Red Bull ha dimostrato di correre in un’altra categoria; sorpresa Aston Martin e umori neri tra i rivali (?), se Sparta piange Atene non ride.

Uno schiaffo in piena regola.
Le albe dei giorni dopo sono ancora più tremende per appassionati e tifosi della Ferrari, i quali speravano che le prestazioni fossero legate agli sviluppi ma soprattutto alla risoluzione dei problemi di affidabilità visti l’anno scorso.
Purtroppo né l’uno né l’altro, di fronte alla Red Bull veloce, solida e concreta in maniera imbarazzante, tanto da ridurre la potenza per preservare le power-unit, consigliando alla regia internazionale di staccare le immagini su duelli nella top-ten o peggio a centro-gruppo.
Sulla Ferrari, durante la presentazione ci si era sbottonati definendola come la macchina più veloce, purtroppo il riscontro in pista è stato completamente opposto.
In qualifica vicina alla Red Bull, ma sul passo gara indietro oltre un secondo al giro, riscontrando ancora problemi di affidabilità sulla macchina del povero Leclerc che, probabilmente, ha finito le parole e qualsiasi strategie di auto-positività nonostante l’energia e l’entusiasmo nel guidare una Ferrari, sogno della sua vita.
E menomale che ogni anno, puntualmente, si dice avere stoppato anzitempo gli sviluppi della stagione in corso per puntare alla successiva.

Su questo però va fatto un sano ragionamento, la curiosità sarà quella di vedere la reazione della Rossa, perché una tale fiducia può derivare da un effettivo riscontro che forse ha bisogno di maturare, altrimenti sarebbe segno di follia.
Ma se Sparta piange, Atene non ride.
Ancora più lontana è stata la Mercedes, che dopo aver dominato la storia recente è adesso relegata come terza/quarta forza sulla griglia, intestardita a sviluppare la scorsa W13 a pance zero, riducendo il porpoising ma con ancora tanti problemi di prestazione, e chissà che questa situazione possa pesare sulla scelta di Hamilton di continuare o meno; se ci saranno ancora le motivazioni per un sette volte campione del mondo di lottare per le posizioni che, ad oggi, nella migliore delle ipotesi, sono per il podio.
Infine l’Aston Martin, le cui prestazioni cestinano il leit motiv secondo cui avere una buona macchina di partenza rappresenta una svolta fondamentale per gli sviluppi successivi.
Ecco, provate a riguardare la “verdona” della prima parte dello scorso anno e confrontatela con l’attuale.
O c’è qualcosa sotto che in futuro sarà oggetto di osservazioni, oppure le risorse dietro le scrivanie, hanno saputo fare i compiti a casa, dove spicca il 49enne ingegnere Dan Fallows ex Red Bull, il cui trasferimento è avvenuto solamente dopo una controversia legale.

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Andrea La Rosa

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