F1 ’24: cosa resterà?

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Nel Gran Premio d’Arabia Saudita ancora una doppietta Red Bull, sul podio Leclerc con la Ferrari costretta al forfait di Sainz e con grande gara del subentrante 18enne Oliver Berman, settimo davanti a Norris e Hamilton; ma la gara è purtroppo un dettaglio di fronte al caos di veleni che sta avvolgendo l’immagine della Formula 1.

Ricordando un ritornello del cantautore italiano Raf, ci chiediamo dopo la seconda gara cosa potremo ricordare di questo campionato (meglio biennio) sotto il profilo legato strettamente alla competizione.
Uno squilibrio quello attuale, in cui anche la FIA non può essere esente da colpe; basti ricordare come all’alba di queste monoposto ad effetto suolo (2022), il regolamento aveva portato a due filosofie di monoposto (Red Bull e Ferrari) molto vicine nelle prestazioni, che battagliarono per buona parte di quel campionato fino al cambio di regolamento in corsa, in nome del cosiddetto “porpoising” e della sicurezza che vedeva soprattutto la Mercedes alle prese con evidenti problemi di saltellamento (e prestazione) rispetto a tutti gli altri.
Vennero introdotti dei parametri, alla base l’innalzamento delle vetture seppur di pochi millimetri rispetto all’asfalto, elemento che di fatto, problemi di affidabilità a parte, affossò le prestazioni di quella Ferrari la cui storia consegna oggi il verdetto che tutti conosciamo.
Magari la stessa Federazione in quel momento avrebbe potuto alzare la voce contro l’unico team maggiormente alle prese col porpoising, ma forse era ancora troppo fresca la ferita di Abu Dhabi 2021.
Allo stato attuale i risultati in pista sono un dettaglio, rispetto a quanto continua ad accadere in casa Red Bull alle prese con i problemi che nei precedenti articoli abbiamo più volte argomentato.
Jos Verstappen, padre di Max, che negli anni dell’adolescenza ha modellato e posto le basi della carriera del figlio, dopo le dichiarazioni che al termine della gara in Bahrein avevano di fatto messo a nudo la guerra interna al box, non è stato presente in Arabia Saudita facendo slittare l’ipotetico confronto col team principal Horner, che nel frattempo rimane saldamente al suo ruolo.
Facendo un passo indietro, appare evidente come la scomparsa nell’ottobre 2022 di Dietrich Mateschitz abbia fatto venire meno quella cerniera che univa le anime thailandesi e austriache adesso in pieno scontro, una tempesta mediatica dove quotidianamente tutto corre nei siti internazionali.
Negli scorsi giorni la testata Business F1 ha dedicato alla vicenda una cronistoria dettagliata, partita dalla fragilità emotiva della dipendente che avrebbe confessato ai colleghi le attenzioni rivoltele da Horner, tema finito ai vertici aziendali già lo scorso dicembre; lo stesso Horner avrebbe deciso di avvalersi di una clausola nel suo contratto che gli concede che l’indagine sia condotta da un organo indipendente.
Sembrerebbe che il CEO Oliver Mintzlaff avesse già preso la decisione di licenziarlo, tuttavia si sarebbe trovato con le mani legate davanti la minaccia di un’ingiunzione all’Alta Corte di Londra, bloccando di fatto la decisione di allontanamento che ha visto l’assoluzione dalle accuse in un caso a dir poco nebuloso.
A questo proposito il team principal, per niente disposto ad arretrare la sua posizione, tramite i suoi legali, ha contestato la ricostruzione dell’articolo-inchiesta, in contrasto con la privacy e protezione dati, chiedendone giorni addietro l’immediata rimozione.
Una vera e propria polveriera, cui sempre indiscrezioni hanno aggiunto il tassello del tentativo di Horner, tramite finanziatori britannici, di acquisire il team all’insaputa degli austriaci, ma di base a tutto ciò, restano le granitiche posizioni delle parti che detengono le rispettive quote aziendali.
Se poi pensavamo di averle sentite tutte, sicuramente ci siamo sbagliati.
Perché stando a quanto riportato da Marca, dietro questo clima tossico, ci sarebbe anche un triangolo d’amore tra Horner, Verstappen senior e la denunciante che ha dato il via alla bufera di cui le pagine web sono ormai piene.
Un caso da serie televisiva, fatta di supposizioni, prese di posizioni, indagini interni che hanno scongiurato o forse protetto il caso, ribellioni dei partner e di altri attori protagonisti, presunti comunicati di separazioni già pronti per non specificati motivi di salute affinchè il caso rimanesse protetto dai media internazionali.
Situazione che come scritto giorni addietro in un parallelo con altri Bulls della pallacanestro americana, rischia seriamente di far implodere una macchina perfetta, con Verstappen sempre più tentato dall’opzione Mercedes ed inoltre la Red Bull, rischierebbe di perdere anche Newey ed il supporto di Ford per il nuovo ciclo regolamentare dal 2026.
Durissimo nel mezzo della competizione, il messaggio della coordinatrice alle operazione commerciali di Alpine, Amanda Philipps, che ha espresso tutto il disgusto verso al vicenda Red Bull in occasione dell’8 marzo: “Spero di non vedere un singolo tweet da parte della Red Bull sul supporto alle donne nel motorsport nella Giornata Internazionale della Donna. Che mossa assolutamente ripugnante da parte loro quella di sospendere la dipendente, ma lasciare Horner muoversi liberamente nel paddock, comportandosi come se fosse suo.”
Non è passato giorno senza un colpo di scena nella guerra interna tra la fazione Horner ed il gruppo austriaco, infatti durante le qualifiche del venerdì, mentre Verstappen si assicurava la pole, il clima al box è stato tutt’altro che rivolto al risultato, considerato la presunta indagine interna stavolta su Helmut Marko (superconsulente e scopritore di Verstappen) circa la divulgazione di notizie private, facendo pensare ci fosse lui dietro la mano che una settimana addietro, aveva reso pubbliche la chat private tra Horner e la dipendente tra l’altro sospesa, lo stesso Marko agli austriaci di ORF: “È una situazione difficile da spiegare, ma alla fine decido io cosa fare, esiste però una possibilità che io venga sospeso, è una questione piuttosto complessa. Vogliamo la pace nel team, questo Campionato del Mondo sarà abbastanza difficile con 24 gare e dobbiamo concentrarci su questo”.

Notizia cui subito il team principale Mercedes, Toto Wolff, ha teso la mano aprendo le porte confermando indirettamente, la volontà di tentare il tutto per tutto pur di aggiudicarsi le prestazioni di Verstappen, che a sua volta dopo le qualifiche, ripetiamo nonostante il pole ed in maniera poco politichese, a sua volta confermava ai microfoni, di non potere continuare senza appunto Marko.
Un caos che la comunicazione, guarda maggiormente rispetto a quanto avviene in pista, come d’altronde l’incredibile vicenda che coinvolge il presidente della FIA Mohammed Ben Sulayem, al centro di un’indagine per presunte interferenze sul risultato del Gran Premio di Arabia Saudita 2023, dove secondo un informatore, avrebbe influito per annullare una penalità inflitta ad Alonso (pilota Aston Martin) confermandogli il podio.
La stessa Federazione giorni prima l’inizio del trascorso weekend di corsa, ha ufficializzato l’indagine interna: “La FIA conferma che il responsabile della conformità ha ricevuto un rapporto che descrive nei dettagli le potenziali accuse che coinvolgono alcuni membri dei suoi organi direttivi. Il Dipartimento di Conformità sta valutando queste segnalazioni, com’è prassi in questi casi, per garantire che il giusto processo sia portato avanti in maniera meticolosa.”
Accuse che inoltre, riguardano pure presunte pressioni (senza esito) per impedire che l’anno scorso il tracciato di Las Vegas, non ricevesse l’omologazione per motivi di sicurezza, infatti secondo la BBC, lo stesso informatore avrebbe denunciato il comportamento di Ben Sulayem per trovare un modo con l’obiettivo finale di negare la licenza.
A livello economico la gara di Las Vegas ha rappresentato un investimento organizzativo della F1 pari centinaia di milioni di euro, dove si prevede che la FOM (Formula One Management) detentrice dei diritti commerciali, paghi alla F1 decine di milioni di euro annui per svolgere i suoi compiti, ed è ben noto come Ben Sulayem si sia più volte scontrato con i vertici della F1 su varie questioni, in ultimo il caso del team Andretti inizialmente ammesso come undicesimo team ma successivamente, rigettata la richiesta.
Anche qui, altro terreno di scontro tra le parti del Gran Circus.
Ci ha pensato il campione del mondo 1996 Damon Hill, a porre una domanda rappresentando una larga scala di tifosi e appassionati al motorsport, con un messaggio social: “Formula Uno. Si tratta di auto veloci e piloti da corsa, vero?”
Certo, a noi piacerebbe scrivere soprattutto di velocità pura, dinamiche ed equilibrio in gara, test su circuiti veri, e non ridotti in nome di un calendario lungo all’inverosimile dove i team poi sostengono i costi nelle gallerie del vento, sogniamo una griglia con tante più vetture e regole meno complicate, difficili da comprendere per quella generazione di appassionati che ha vissuto gli anni ’90 e Duemila, ma non possiamo esimerci dal raccontare un fatto davvero sconcertante.
Provando adesso a focalizzarci sul Gran Premio d’Arabia Saudita, secondo appuntamento in calendario, la curiosità era legata alle differenti caratteristiche del circuito cittadino di Jedda rispetto a quello del Bahrain, inoltre per verificare le prestazioni delle vetture che per la prima volta, hanno affrontato una pista senza le ore di test precedenti come avvenuto nella gara inaugurale.
Qui tutti i team hanno portato degli aggiornamenti secondo la caratteristiche veloce della pista, tra tutti specifiche di ali posteriori e beam wing, Red Bull ha anticipato già un nuovo cofano motore, nuova ala posteriore per la Racing Bulls, molto attiva la Mercedes con un’ala posteriore molto scarica ed il flap mobile del Drs a cucchiaio curando ogni minimo dettaglio, decisamente più scarica rispetto ad un anno addietro quando evidentemente, il fondo non aiutava il carico aerodinamico.
Novità poi adottate o configurate, secondo la volontà di puntare soprattutto sul passo gara.
Il risultato nelle prime posizioni è rimasto invariato, con Verstappen a fare gara a sé davanti Perez, va sottolineata la prestazione della Ferrari ancora sul podio con Leclerc capace di cogliere il punto aggiuntivo per il giro più veloce in gara a dimostrazione di una macchina, che al momento, è quella migliorata maggiormente tra quelle della griglia rispetto la passata stagione.
Per il Cavallino Rampante la trasferta era iniziata con maggiore serenità rispetto un anno addietro, quando nella stessa tappa saudita, Leclerc venne penalizzato di dieci posizioni sulla griglia di partenza dopo appena una gara, per i problemi ad entrambe le centraline.
Weekend movimentato perché Sainz, si era presentato non al meglio delle condizioni fisiche, a causa di un malessere alimentare che gli aveva fatto saltare gli appuntamenti preliminari, ha disputato le prime due sessioni di libere dando poi forfait per l’appendicite, via libera dunque al 18enne Oliver Bearman richiamato in extremis dal paddock della Formula 2 e inevitabile grande capannello di fotografi davanti al box della Ferrari n.38 sostituito al n.55 di Sainz.
Bella la storia di questo giovane talento, partito undicesimo, a pochi millesimo dal Q3, su una pista dove aveva girato pochissimo con macchine che tra l’altro vanno decisamente più piano, quindi senza riferimento di velocità, frenata, forze laterali e quant’altro, mettendo dietro piloti che corrono da molti anni in F1.
Si è rivista la McLaren (quarto Piastri e ottavo Norris), passo indietro per le Mercedes (sesto Russell e nono Hamilton), fantastico decimo posto che vale un punto per la Haas di Hulkenberg dopo la splendida strategia del compagno di squadra Magnussen.
Prossima gara all’Albert Park di Melbourne, che il 24 marzo ospiterà il Gran Premio d’Australia.

CLASSIFICA PILOTI
1. Verstappen (Red Bull) 51pt
2. Perez (Red Bull) 36pt
3. Leclerc (Ferrari) 28pt
4. Russell (Mercedes) 18pt
5. Piastri (McLaren) 16pt
6. Sainz (Ferrari) 15pt*
7. Alonso (Aston Martin) 12pt
8. Norris (McLaren) 8pt
9. Hamilton (Mercedes) 8pt
10. Bearman (Ferrari) 6pt
11. Hulkenberg (Haas) 1pt
12. Stroll (Aston Martin) 1pt

*assente nel Gp d’Arabia Saudita sostituito da Bearman

CLASSIFICA COSTRUTTORI
1. Red Bull 87pt
2. Ferrari 49pt
3. McLaren 28pt
4. Mercedes 26pt
5. Aston Martin 13pt
6. Haas 1pt

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Andrea La Rosa

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