F1 ’24: presentazione (2a parte)

F

Seconda parte delle presentazioni della Formula 1 2024, dedicata alla Red Bull dominatrice del 2023 e favorita d’obbligo per l’imminente stagione; spazio anche alla McLaren, in crescendo nella trascorsa seconda parte di campionato, ad Alpine e Williams.

RED BULL
È la squadra da battere facendo leva sul binomio monoposto-Verstappen, l’anno scorso insuperabile costruendo distacchi abissali non solo nelle classifiche piloti-costruttori, con le riprese televisive, costrette a seguire altre situazioni per non annoiare troppo lo spettatore.
Per Perez protagonista in negativo l’anno scorso per molti weekend, schiacciato dalla pressione emotiva e di risultati, la scadenza di contratto sarà una spada di Damocle.
Certo, sarebbe bello vedere maggiore equilibrio anche per verificare la tenuta emotiva di Verstappen e del suo muretto, spesso arrogante nonostante l’assoluto dominio.
Ha destato sorpresa la notizia apparsa negli ultimi giorni del 2023, secondo cui la RB20 non avrebbe superato il crash test effettuato poco prima di Natale, il cui impatto sul muso avrebbe causato danni al telaio, con la FIA che non avrebbe concesso l’omologazione costringendo la Red Bull a irrobustire l’area generando ritardi sulla monoposto, considerato il periodo di chiusura delle fabbriche.
Indirettamente, una notizia che confermerebbe il livello più vicino possibile alla perfezione, di lavorare sui grammi di carbonio su una macchina già praticamente perfetta l’anno scorso.
La Red Bull è arrivata alla presentazione della monoposto con acque agitate all’interno del team, la cui causa sarebbe l’indagine interna sui comportamenti del team-principal Horner nei confronti di una dipendente.
Da qui sono emerse una serie di notizie, che confermerebbero la divisione dei maggiori interpreti nel box, addirittura la possibilità di abbandono del progettista Newey qualora Horner fosse licenziato.
Un terremoto che starebbe provocando il forte pressing dei rivali, che vorrebbero approfittare del momento per indurre gli uomini chiave a cambiare aria, come la Ferrari che starebbe corteggiando da tempo il direttore tecnico Pierre Wache (braccio destro di Newey), a dimostrazione di come il passaggio di Hamilton potrebbe incoraggiare risorse di alto rango a prendere la strada di Maranello.
Ad ogni modo, in un clima evidentemente tutt’altro che sereno, lo scorso 13 febbraio, due giorni prima della presentazione, è avvenuto a sorpresa il primo test in occasione del filming day sulla pista di Silverstone, con gli occhi puntati ai fugaci fermo-immagine per intuire qualcosa della nuova monoposto come il lavoro intorno all’air scope, con volumi più ondulati dietro l’Halo in direzione dello scarico, soluzione l’anno scorso provata dalla Mercedes evidentemente ritenuta valida per le caratteristiche della RB20.
La nuova monoposto ancora una volta ha suscitato sorpresa per le tante innovazioni apportate su quella della precedente stagione, tutt’altro che conservativa com’era stato detto pochi giorni prima della presentazione.
Senza dubbio la promessa è quella di essere più veloce della già dominante erede RB19, con pance a dir poco estreme rivoluzionando quella stessa soluzione che l’anno scorso aveva fatto scuola, come quel “vassoio” sotto l’imbocco dei radiatori utilizzato per la separazione dei flussi, adesso sostituito da un profilo alare attaccato alla pancia.
Resta un mistero l’ingresso delle bocche dei radiatori, praticamente inesistente dalle immagini, tranne la volontà di nascondere il dettaglio da mostrare direttamente nelle sessioni di test, le prese d’aria potrebbero essere tagliate in maniera verticale come avvenne in un paio di precedenti Mercedes, da cui c’è la stessa ispirazione per il cofano motore molto estremo con una doppia sagomatura (effetto cannone) ancor più marcata.
La livrea è praticamente quella del 2023, ma questo, è solo un dettaglio.

McLAREN
L’anno scorso gli uomini di Woking, hanno vissuto due campionati in uno, disastroso nelle prime gare e di risalita dalla seconda parte di stagione, spesso addirittura col ruolo di seconda forza.
Su questa strada sono state concentrate le risorse capitanate dal team-principal Andrea Stella, per una McLaren che può disporre di una coppia piloti assolutamente di livello, Norris già veterano nonostante la giovane età, l’anno scorso passato dalle retrovie fino sfiorare in quattro occasioni la vittoria, non è secondo a nessuno Piastri.
Entrambi qualora disponessero di una monoposto già competitiva fin dalle prime gare, potrebbe rivelarsi la giusta annata per ritrovare la strada consona al blasone del marchio.
Nonostante il tempo a disposizione, la McLaren è andata di fretta pubblicando già a metà gennaio, un’immagine virtuale che ha mostrato la nuova livrea il cui presagio, era stato lanciato dai movimenti social, dove spicca il binomio del nero legato al colore carbonio per ragioni di peso, ed il papaya tornato stabilmente dal 2017.
Ad inizio febbraio è stata organizzata una sessione di test al Paul Ricard con la macchina di due

addietro, mentre la nuovissima MCL-38 è stata presentata nella mattina del giorno di San Valentino, verrebbe da dire sotto una buona “Stella” giocando con l’omonimia del team principal, in quanto prima macchina realizzata interamente con la sua gestione.

ALPINE
Riparte l’ex Renault con l’ormai solita ambizione di avvicinarsi ai top-team, i podi (seppur pochi) conquistati l’anno scorso, dimostrano che nella vettura precedente c’era qualcosa di buono da estrarre, ricordiamo come quei risultati altalenanti, determinarono in estate uno scossone dirigenziale al muretto.
L’ultimo addio in ordine di tempo, è stato quello col manager italiano Davide Brivio, che anni addietro lasciò la MotoGp per entrare nella casa francese, un esperienza conclusa anzitempo nonostante un anno ancora di contratto.
In pista la coppia francese Ocon-Gasly che sempre nel 2023, ha mostrato segni di rivalità interna da cestinare quando gli interessi del team vengono in primo piano, l’augurio è anche quello di avere recuperato il defict di cavalli sofferto dalla scorsa power-unit.
La nuova A524 è rimasta senza omologazione fino a pochi giorni dalla presentazione, per non avere superato il crash test laterale a dimostrazione di quanto si voglia spingere anche oltre con soluzioni estreme, successivamente dopo l’ok, è stata svelata lo scorso 7 febbraio con tanto nero sulla livrea, confermata come avvenuto la scorsa stagione, la doppia livrea in virtù dello sponsor BWT tradizionalmente legato al colore rosa che avrà maggiore spazio in otto appuntamenti.
A prima vista, è tra quelle monoposto ad avere seguito meno le linee guida dettate dalla Red Bull, la vettura appare ampiamente rivista rispetto la precedente, con pance scavate e novità nella sospensione posteriore, ridisegnato anche l’impianto di raffreddamento per limitare quelle che saranno le aperture per sfogare il calore nei Gran Premi più caldi, per dare l’assalto all’atteso salto di qualità.

WILLIAMS
Abbandonato il ruolo di Cenerentola, dopo un 2023 in risalita, per la Williams è tempo di proseguire la stessa strada per garantire quante più volte possibile le posizioni in top-ten.
La scuderia un tempo a conduzione familiare, da qualche anno è gestita da un fondo d’investimento statunitense, nel segno della continuità mantiene la denominazione come il nome di battesimo delle monoposto, contraddistinto dalle iniziali del fondatore Frank seguito dal numero progressivo.
Importante settimane addietro, l’annuncio di prosecuzione della partnership con Mercedes che resterà fornitrice di power-unit almeno fino al 2030, quindi oltre la nuova era regolamentare che scatterà dal 2026.
Sul fronte piloti la questione è diametralmente opposto, perché Albon l’anno scorso ha totalizzato quasi l’interezza dei punti, sfoderando prestazioni al livello di quel pilota cresciuto nell’orbita Red Bull purtroppo cannibalizzato (come altri) dal confronto interno con Verstappen, per una seconda vita destinata a durare molti anni vista la sua giovane anagrafica.
Dall’altro lato c’è Sargeant, ultimo pilota ad essere riconfermato tra tutti quelli in griglia, probabilmente più per mancanza di valide alternative, che non dipendono dal talento di giovani piloti provenienti dalle categorie minori o da quelli in stand-by, quanto invece dal loro vincolo di contratto con altri team, per l’americano i primi weekend potrebbero essere già fondamentali per il prosieguo della sua carriera, nonostante il mercato del motorsport nel suo continente (motivi di sponsor e visibilità) sia in netta ascesa e quindi motivo per restare al sedile per un team, che lontano dai suoi fasti vincenti, deve fare di necessità … virtù.
La foto scelta per la presentazione della monoposto, avvenuta il 5 febbraio, con un gioco di luci aveva accattivato l’interesse ed in un certo modo, anticipato le forme schiarendone i colori volutamente scuri poi pienamente svelate.
Ad evidenziare maggiore attenzione è stato il muso abbastanza rastremato, novità anche nel retrotreno e nelle pance laterali, non è passato inosservato l’avere tenuta nascosta la scelta della sospensione posteriore, per una macchina nata dall’interruzione anticipata dello sviluppo della passata FW45, un cambiamento per avere delle basi migliori da cui partire verso i progressivi aggiornamenti.
Tornando all’argomento sospensione, è forte l’ipotesi di essere passati dal cinematismo pull-rod ad uno push-rod, che meglio si adatta alle pance in picchiata come metodo adottato dalla Red Bull, abbandonato lo schermo fisso sull’abitacolo, adesso integrato al volante come tutti gli altri team.
Sulla livrea poche differenze cromatiche rispetto la precedente vettura, tra gli aspetti positivi, sicuramente l’incremento del numero di sponsor, la parola come sempre, passa alla pista.

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Andrea La Rosa

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