Ferrari 2000-2004: storia di un dominio (2a parte)

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Schumy-e-Irvine_postAl momento del suo arrivo in Ferrari, il tedesco rappresenta senza dubbio il presente e il futuro della Formula 1: ha già conquistato due titoli consecutivi e ha ancora 27 anni, è veloce in tutte le condizioni di pista, è intraprendente e spavaldo. Il primo iride, nel 1994, Schumacher lo ha conquistato al termine di una stagione difficilissima, segnata dal tragico weekend di Imola (in cui muoiono prima Ratzenberger e poi Senna), dalle squalifiche per irregolarità della sua Benetton in Inghilterra e in Belgio e, infine, dal clamoroso tamponamento con il diretto rivale Damon Hill all’ultima gara, in Australia. Il titolo del ’95 è stato invece molto più agevole, con 9 vittorie su 17 gare e quasi 40 punti di scarto su Hill, secondo. La Ferrari si affida insomma al migliore tra gli assi della Formula 1 del momento, affiancandogli l’irlandese Eddie Irvine. Ma i piloti non possono tutto: anche dal punto di vista tecnico, infatti, il 1996 è un anno di svolta per le rosse, che abbandonano definitivamente gli storici motori a 12 cilindri per passare a quelli a 10, più adatti alla conformazione dei circuiti moderni. Questo fattore, unito ai cambi di uomini ai vertici della progettazione, comporta diverse noie meccaniche nel corso della stagione, che comunque vede Schumacher vincere in tre occasioni.

Nel 1997 si riaccendono le polemiche sull’eccessivo agonismo del pilota tedesco, coinvolto nuovamente in un incidente nell’ultima gara stagionale, il G.P. d’Europa a Jerez, con il diretto rivale per il titolo, Jacques Villeneuve (figlio del compianto pilota della Ferrari). Schumacher, in vantaggio di un punto prima della gara, ha la peggio nello scontro: la sua Ferrari si rompe, mentre la Williams del canadese riesce a proseguire, giungendo terza al traguardo e consegnando così il titolo al suo pilota. Due settimane dopo, Schumacher sarà riconosciuto colpevole della pericolosa manovra dalla FIA, che gli toglierà tutti i punti in classifica, privandolo così anche del secondo posto.
Nuova piazza d’onore nel ’98, quando il tedesco, autore di una strepitosa rimonta nella seconda parte della stagione, deve lasciare il titolo ad Hakkinen (McLaren) ancora nell’ultima gara dell’anno, in Giappone, questa volta a causa dello spegnimento del motore in partenza. E’ proprio Hakkinen, fino al suo ritiro nel 2001, l’avversario più talentuoso e competitivo di Schumacher e della Ferrari sulla strada del ritorno al vertice. Tornato miracolosamente alle corse dopo un tremendo incidente occorsogli in Australia nel ’95, il finlandese mostra di possedere tutte le doti del campione, coniugando freddezza e acume tattico con uno stile di guida veloce come pochi altri.

Nel 1999 si apre per la Ferrari l’era delle vittorie, con l’insperato titolo Costruttori (il primo dopo 16 anni) conquistato proprio nell’anno dell’unico serio incidente nella carriera automobilistica di Schumacher: a Silverstone il tedesco si frattura una gamba schiantandosi contro le barriere ed è costretto a dare forfait per cinque gare, in cui viene sostituito dal finlandese Salo. Lo straordinario rendimento di Irvine (che lascerà solo all’ultima gara il titolo ad Hakkinen) terrà però in corsa la Ferrari rispetto alla McLaren nella classifica Costruttori, e il rientro di Schumacher a due gare dal termine porterà altrettanti secondi posti decisivi per il successo di squadra: sarà il primo di sei titoli Costruttori consecutivi, fino al 2004.

Nel 2000 la lunga riscossa ferrarista iniziata nel 1991 con l’arrivo di Montezemolo trova finalmente compimento: Michael Schumacher riporta il titolo Piloti a Maranello dopo 21 anni da Scheckter. Allontanate le polemiche per gli incidenti, pagato il dazio con la sfortuna e cambiato compagno di squadra (Irvine viene sostituito da Rubens Barrichello), il tedesco inizia la stagione a spron battuto, infilando tre vittorie consecutive e quattro nei primi sei Gran Premi. Nella fase centrale del campionato soffrirà una piccola crisi, nella quale sarà decisivo, per contenere la rimonta di Hakkinen, il successo di Barrichello in Germania, al termine di una gara rocambolesca. Hakkinen, campione del mondo uscente, si toglierà comunque qualche soddisfazione, come il fantastico doppio sorpasso ai danni proprio di Schumacher e Zonta a Spa, durante il G.P. del Belgio. Dal G.P. d’Ungheria in poi, però, Schumacher riprenderà un passo inarrivabile, cogliendo 4 vittorie e 2 secondi posti nelle ultime sei gare del calendario.
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Gianluca Puzzo

3 commenti

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  • Zonta sarà ricordato per un “massive crash” e per il sandwich tra Hakkinen e Schumacher, nel Gran Premio del Belgio del 1999.
    Ricordo come se fosse ieri, il pianto di Hakkinen per un “banale” errore di trazione che gli comportò un testacoda in un Gran Premio d’Italia, nello stesso anno sopracitato.
    Piloti, ma essere umani e come tali con sentimenti di positività e debolezze.
    Concordo con te Gianluca, è anche vero che proprio in quegli anni, la Scuderia Ferrari disponeva di enormi budget di sponsor disposti a legare il proprio “nome” con la scuderia vincente, legati ad altissime figure professionali.
    Quel mondiale (sempre del 1999), fu perso però non tanto per i piloti, ma per un preciso episodio.
    Una folle dimenticanza durante il Gran Premio d’Ungheria, in cui uno dei pitstop di Irvine, durò più di un minuto.
    Il motivo? Mancava una delle quattro gomme durante il cambio.

    • Sì, giustissimo ricordare quell’episodio, anche se in fondo Hakkinen si dimostrò più forte di Irvine. Tra mancanza di ruote e bulloni non fissati, se ne sono viste tante nei box negli ultimi 15 anni…

Gianluca Puzzo

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