In onore di papà

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Prima della recente gara belga, dove Lewis Hamilton ha eguagliato il record di 68 pole in carriera di Michael Schumacher, proprio in occasione del venticinquesimo anniversario della prima vittoria del tedesco a bordo della Benetton B192, il diciottenne figlio Mick ha percorso lo stesso circuito con la B194, ovvero la vettura con cui il sette volte campione del mondo tedesco vinse il primo mondiale nel 1994.

Decisamente bella la scelta di un casco speciale per l’occasione, disegnato a metà con i propri colori usati nella Formula 3, e per l’altra con la livrea utilizzata da Michael proprio negli anni targati “Benetton”.

Con quella monoposto, Schumacher conquistò otto vittorie, due secondi posti e un solo ritiro in occasione dell’ultima gara, in un contatto con la Williams di Damon Hill in lotta per l’iride.

In quel frangente, i contemporanei ritiri ne sancirono il primo titolo mondiale bissato l’anno successivo, prima dell’epopea ferrarista a cavallo del nuovo millennio.

Di quell’anno si ricorda anche il controverso Gran Premio di Gran Bretagna, quando Michael nel giro di ricognizione commise l’errore di superare Damon Hill. La sanzione di uno stop and go non venne rispettata ed i commissari furono costretti  ad esporre la bandiera nera ma, nonostante ciò, dopo aver scontato la sosta forzata, ritornò in pista concludendo al secondo posto. La punizione: annullamento del risultato e due gare di squalifica.

Tralasciando che il mio primo videogioco di automobilismo riguardava proprio le monoposto di quelle annate, il ’94 fu un vero e proprio spartiacque tra la Formula 1 del passato e di quel presente che avrebbe poi seminato il futuro.

Gli incidenti mortali occorsi a Senna e Ratzenbeger ad Imola, ed altri svariati incidenti come Wedlinger a Montecarlo e la fuoriuscita di benzina che fece diventare l’altra Benetton di Verstappen (papà di Max, attuale pilota RedBull) un groviglio di fiamme, segnarono una decisa focalizzazione sul tema di una maggiore sicurezza, sia nell’abitacolo delle monoposto che nei circuiti.

La ricerca delle prestazioni dotò col tempo le monoposto di svariate appendici aerodinamiche, pance e retrotreni maggiormente armoniosi nelle forme rispetto al passato e una forte impronta informatica, tanto da far diventare i volanti come dei veri computer di bordo, colmi di manettini e pulsanti con cui equilibrare le vetture secondo le condizioni di pista curva dopo curva.

Emozione fortissima in onore di papà, impegnato in un duro percorso riabilitativo dopo l’incidente del 29 dicembre 2013, durante un fuori pista sulle nevi di Mèribel.

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Andrea La Rosa

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