LASCIATELO LAVORARE

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La storia della Formula 1 è quella di uomini protagonisti nella buona e/o cattiva sorte. Alla Ferrari, Frederic Vasseur da oltre un anno team principal, sta ricostruendo i pezzi di un vaso rotto cui occorrerà ancora tempo, lavoro e pazienza per ricomporlo, ma nel frattempo i primi risultati sono incoraggianti.

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oche gioie e amarissime delusioni dietro cicli vincenti altrui.
Si può riassumere in questo modo la storia recente della Ferrari, che dall’era Schumacher seguita in breve scia dalla parentesi Raikkonen-Massa, da molti anni non vince un campionato piloti o costruttori senza nemmeno avere la possibilità di battagliare al titolo, nonostante averci provato con Alonso andando oltre il reale potenziale delle macchine prodotte in quegli anni, poi con Vettel reduce dagli anni d’oro alla Red Bull, purtroppo fragile anche caratterialmente in alcuni momenti cruciali.
Negli ultimi anni, a Maranello, tranne sporadiche soddisfazioni, si è sempre visto vincere gli altri, amaramente guardando l’anno successivo, quello dopo e ancora dopo.
Cicli regolamentari cui la storia ha sempre raccontato come azzeccare il progetto iniziale, costituisce un’enorme vantaggio perché anche se gli altri traggono spunto dalle soluzioni migliori, chi sta davanti conosce perfettamente quei segreti avendoli ideati, contando sul vantaggio per andare avanti, soprattutto da quando non sono più permessi test privati durante il campionato, limitati dall’utilizzo di gallerie del vento, oltre al fattore budget cap.
Conta la squadra, contano gli uomini e le teste pensanti al posto giusto, secondo quelli che sono precisi processi aziendali, conta l’armonia, i pensieri liberi e la positività del periodo, ma conta avere al timone un leader come riuscì ad esserlo, oramai anni addietro, Jean Todt.
In questa prima parte di campionato, la Ferrari ha prodotto i maggiori miglioramenti in proporzione ai risultati e tempi della passata stagione, il merito è soprattutto di Fred Vasseur, arrivato l’anno scorso in un momento di tempesta, alle prese con una macchina altrui prodotta, etichettata alla vigilia di quella presentazione, con dichiarazioni poi rivelatesi fuori luogo.

Negli ultimi anni, a Maranello, tranne sporadiche soddisfazioni, si è sempre visto vincere gli altri, amaramente guardando l’anno successivo, quello dopo e ancora dopo.

Una lunghissima carriera nei motori, dapprima nelle serie minori, poi in Formula 1 dal 2016 come team principal della Renault, successivamente l’esperienza in Sauber rinominata Alfa Romeo grazie alla sintonia voluta da Sergio Marchionne, fino alla chiamata della vita, quella in Ferrari.
Il tempo gli sta dando ragione ma ancora nulla è stato fatto, perché la Red Bull seppur alle prese con le problematiche interne resta la squadra da battere, anche se, con tutto il rispetto, quando vince una Ferrari, si rianimano passioni antiche di un colore dominante, il rosso.
Strategie migliorate, idem la precisione e rapidità nei pit-stop, inevitabilmente accorciando i distacchi aumenteranno le pressioni di una Ferrari coraggiosa senza nulla da perdere, e la Red Bull cui continuano a rimbalzare le voci di un’avanzata trattativa con Alonso, alla faccia della filosofia da sempre promossa circa l’arruolamento di giovani pilota dapprima passati nello junior team inizialmente Toro Rosso, poi Alpha Tauri adesso Racing Bulls.
Certo, nella fattispecie verrebbe scossa la posizione di Helmut Marko al centro della strategia di formazione giovanile, ma in questo momento avere un Sainz in piena forma e libera da contratto rappresenta un’occasione d’oro nell’eventuale sostituzione di Perez.
Tornando al campionato, conterà portare i giusti aggiornamenti che parlano di una possibile Ferrari con pance decisamente estreme e bocche dei radiatori sempre più strette.
Calma quindi, e soprattutto piedi per terra.
A questo proposito, le prestazioni di Sainz e l’esordio brillante di Bearman in Arabia Saudita causa appendicite dello spagnolo, hanno aperto il dibattito circa la necessità e tempistiche d’ingaggiare un quasi 40enne di nome Lewis Hamilton, dimenticando come il suo approdo potrebbe garantire quell’appeal perduto e qualcosa di ben oltre, come quel sogno prima di appendere il casco, dettato dalla rabbia mai smaltita dopo quell’ultimo giro di Abu Dhabi 2021.
Per il sette volte campione del mondo è un difficilissimo momento, purtroppo destinato a durare per gran parte della stagione, perché la W15 paga la mancanza di correlazione dati tra simulazione e pista, oltre la scarsa efficienza della power unit Mercedes che all’alba della loro funzione ibrida, era la migliore in circolazione.
Di mezzo due piloti diversi come Verstappen e Leclerc.
Il primo è già tre volte campione del mondo con i favori del quarto titolo, figlio di un pilota che vedeva Schumacher vincere alla Benetton, il secondo invece è orfano di padre, con una tristezza che ogni tanto traspare divenuto predestinato che ha giurato amore eterno alla Ferrari, ecco, quel ditino mostratogli a Silverstone 2022 ha rappresentato il fallimento di una certa gestione, e un altrettanto amore incondizionato dei ferraristi verso il monegasco.
Per questo magari Vasseur sbaglierà e illuderà ma, nel frattempo, lasciatelo lavorare.
Uomini e persone che rievocano storie e vicende parallele persino vicine a noi.

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Andrea La Rosa

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