L’ennesimo schiaffo alla Sicilia

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L’assegnazione congiunta a Italia e Turchia per organizzare gli europei di calcio 2032, prevede soprattutto la scelta degli stadi e conseguenti investimenti ma nella scelta geografica, manca purtroppo una sede siciliana.

Tutto cambia per non cambiare niente.
In attesa del ponte sullo stretto di Messina in contraddizione con la linea ferroviaria dei borboni, strade obsolete e tempi di viaggio biblici per andare da un lato all’altro della Sicilia, ecco l’ennesimo schiaffo, stavolta quello di Euro 2032 che, a quanto sembra, non vede nessuno stadio siculo nella lista di quelli che ospiteranno le partite dell’Europeo, questione che porta inevitabilmente con sè la possibilità di disporre somme di denaro per gli investimenti sulle strutture sportive e non solo.
L’ultimo grande evento calcistico italiano risale al 1990 con stadi vecchi ancora prima di essere costruiti, pensiamo ad esempio al Delle Alpi di Torino poi demolito per fare posto all’attuale stadio di proprietà della Juventus e altri impianti con scarsa visibilità per la presenza della pista atletica, tribune lontane per cui si consiglia il binocolo per riuscire a vedere un calcio d’angolo.
La lista degli stadi e delle città italiane per Euro 2032, secondo i più accreditati siti d’informazione sportiva e non, comprende Milano, Roma, Bari, Napoli, Firenze, Torino, Genova, Verona, Bologna e Cagliari.
In Sicilia potremmo dire “stuiamuni u mussu”, ovvero puliamoci la bocca come amara metafora di non affannarci a cercare un grande e pulito tovagliolo, facciamolo con le mani per quelle briciole che abbiamo mangiato, accontentiamoci perché non ci saranno altre portate, il banchetto è già finito.
Da qui passa anche il peso politico dei soggetti eletti che dovrebbero fare l’interesse del territorio, qualcuno ha dato peso specifico per approfittare degli investimenti?

La Sicilia ancora una volta dimenticata: perché?
Perché diventa così prioritario investire a Firenze e non a Palermo come in altre zone della Sicilia?
Allora perché non aumentare le sedi diminuendo gli incontri in ciascuna, ma dando a molte più regioni lo spazio che meritano?
Sicuramente per il calcio siciliano è un momento di ricostruzione, pochi anni addietro erano ben tre le squadre in Serie A, adesso la fase è quella di una crescita con l’obiettivo di un’ambiziosa risalita.
Oggi il Palermo del post-Zamparini ha una proprietà molto forte perché le quote di maggioranza sono del City Football Gruop, multinazionale britannica che fattura centinaia di milioni di euro detenuta a sua volta in maggioranza da una società degli Emirati Arabi Uniti, per intenderci coloro che controllano altre società di calcio come il Manchester City.
La proprietà siculo-australiana del Catania ha riportato un entusiasmo tale da aggiornare un amore sconfinato che vede il calcio subito dopo la devozione a Sant’Agata, con un numero di abbonati che supera, in Serie C, molte squadre della massima serie.
Un bel progetto anche quello di Trapani, e mi permetto di dire anche di Siracusa, che necessita urgentemente di un impianto per attirare maggiori investitori ed un programma a lungo termine.
Lavori che in quel caso, oltre ad ammodernare o costruire uno stadio nuovo, consentono degli investimenti sulla rete viaria e l’impiantistica in generale anche nei campi cosiddetti periferici per l’allenamento delle nazionali che, finita la competizione, resterebbero a disposizione delle società locali.
Possibile che nessuno consideri tutto ciò?
Povera terra mia.

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Andrea La Rosa

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