L’eterno 46 e i suoi compagni

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Che Valentino Rossi sia il più grande sportivo italiano degli ultimi due decenni non ci sono dubbi: 38 anni e non sentirli, sulla cresta dell’onda da venti per le sue doti motociclistiche fuori dal comune.
La sua presenza ha contribuito esponenzialmente al successo del brand “MotoGp”, nove titoli iridati e tanti altri purtroppo sfuggiti per episodi, in un turbinio di emozioni laddove il 46 colorato di giallo è sempre lì, nonostante si susseguano piloti di nuove generazioni.
In piena lotta per l’attuale mondiale, contro Dovizioso (31 anni), Marquez (24 anni) e Vinales (22 anni), durante un allenamento con una moto enduro cade procurandosi la frattura di tibia e perone della gamba destra, la stessa già incidentata sette anni fa al Mugello.
Dopo aver saltato la gara di Misano, effettua un test col preciso obiettivo di rientrare ad Aragon dopo tre settimane dall’intervento.
Il risultato è pazzesco: terzo tempo in qualifica e quinta posizione alla bandiera a scacchi.

Non è stato l’unico sportivo a recuperare in tempi record.
Niki Lauda in lotta nel mondiale del 1976 con James Hunt, rientrò dopo appena 40 giorni nonostante le brucianti ferite.
Nel 1995, nelle prove del Gran Premio d’Australia, Mika Hakkinen sbatte contro le barriere finendo in coma per alcuni giorni, ma all’inizio del campionato successivo è presente in griglia di partenza.
Per i motociclisti, la pazzia è fuori ogni limite, ad esempio Troy Bayliss a Donington nel 2007 (Superbike), cercò di correre anche dopo l’amputazione del mignolo causata per una caduta nella gara della mattina precedente, oppure Jorge Lorenzo che ad Assen nel 2013, concluse al quinto dopo essersi fratturato la clavicola due giorni prima.
In cima a questa lista, inevitabile citare Alex Zanardi che nel 2001, percorse al Lausitzring quegli ultimi giri che sarebbero mancati a concludere la gara, prima del terribile incidente che causò l’amputazione delle gambe; la monoposto venne montata con gli opportuni accorgimenti. Memorabili i suoi recenti successi nel paraciclismo, in quella che di fatto è la sua seconda vita.

In ambito calcistico, Franco Baresi durante il mondiale di Usa’94, a 34 anni s’infortunò al menisco, rientrando in campo a distanza di 25 giorni per la finale contro il Brasile, poi persa ai rigori.
Nel 2002, Roberto Baggio durante una partita di Coppa Italia, riportando la rottura del legamento crociato anteriore e la lesione del menisco esterno del ginocchio sinistro. C’era una convocazione al mondiale da conquistare e a meno di tre mesi dall’operazione, a poche giornate dalla fine del campionato, rientra in campo realizzando una doppietta contro la Fiorentina. È decisivo nella salvezza del suo Brescia ma purtroppo gli 11 gol in 12 partite non convincono il ct Trapattoni a portarlo al Mondiale.
Nel febbraio del 2006, in uno scontro di gioco Francesco Totti si frattura il perone, ma torna dopo pochi mesi, contribuendo alla vittoria del Mondiale in Germania.

È vero che la medicina ha fatto passi da gigante, ma il cuore oltre l’ostacolo, la voglia di tornare a competere sono spesso la miglior cura.

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Andrea La Rosa

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