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Il calcio arabo sta saccheggiando a suon di milioni quello europeo, attraverso l’acquisto di moltissimi giocatori e allenatori che in nome dei petroldollari sacrificano anni importanti delle loro carriere. Un fenomeno che merita un’analisi attenta e un commento.

Veramente è rimasto qualcuno, fuori dalla fascia di età infantile, capace di credere seriamente a questo calcio?
D’altronde chi non accetterebbe ricchissimi contratti milionari, compresi quei club che senza alcuna trattativa, aprono le porte alla vendita di calciatori in scadenza di contratto a cifre folli.
Circa dieci anni addietro, l’India provò una scalata (più mediatica) convincendo calciatori che avevano già appeso le scarpette al chiodo, poi la Cina pre-covid che prese il timone con l’obiettivo di alzare il livello nazionale, adesso il ciclone Arabia Saudita decisa in una prova muscolare senza precedenti derivante dai profitti del petrolio.
Negli ultimi mesi, il calcio mercato è cambiato radicalmente rispetto a dinamiche che già vedono importanti club indebitati, costretti a complicate formule di trasferimenti per rinnovare le rose, cifre improponibili anche per super potenze come Real Madrid, Bayer Monaco, e mettiamoci pure il Paris Saint Germain, che oggi nonostante la sede di Parigi, ha ben poco di francese vista la pesante mano qatariota.
La Saudi Pro League è una miniera d’oro, i cui diritti di trasmissione sono stati già acquistati da emittenti europee, il movimento arabo punta ad ingaggiare ancora tanti calciatori seppur lontani dalla fine carriera: uno sfizio o una precisa programmazione?
Presto dirlo, ma un’invasione del genere può solo essere frutto di un’attenta osservazione ed un rilancio turistico e d’immagine.
Dove ricercare l’origine di questa incredibile ascesa?
Forse dalla voglia di autorità rispetto al Qatar che pochi mesi addietro ha ospitato i mondiali, quindi la volontà di prepararsi da molto lontano come in una campagna elettorale, per candidarsi ad una edizione del campionato del mondo, dovendo aspettare ancora molti anni vista la cadenza quadriennale e l’alternanza dei continenti.
Chissà, anche la vittoria all’esordio degli stessi mondiali in Qatar contro l’Argentina poi trionfatrice contro la Francia ed in generale l’ottima figura nella rassegna iridata, avrà stimolato la voglia di provarci.
Magari la voglia di recuperare quel tempo perso nel generico confronto delle altre monarchie nel Golfo Persico, un cambio di passo chiaramente deciso dalla monarchia autocratica.
Mohammed bin Salman è il principe ereditario oltre che primo ministro, ha le chiavi del fondo sovrano PIF (Public Investment Fund) che controlla le quattro maggiori squadre, quali Al-Nassr, Al-Hilal, Al-Ittihad e Al-Ahli.
Un fondo per investimenti pubblici che da oltre cinquant’anni preleva i risparmi del Paese sulla vendita del petrolio, per un valore stimato di circa 550 miliardi di euro.
Per intenderci, è lo stesso fondo economico che nell’ottobre 2021 prelevò le quote del Newcastle

che un paio di mesi addietro, ha ottenuto il trasferimento di Tonali per una cifra irrinunciabile su cui il Milan, ha costruito tutto il calcio-mercato.
Cristiano Ronaldo è stato il primo a cedere alla tentazione, ricoperto di soldi e consigliato dall’età anagrafica, tra i volti più noti c’è Karim Benzema pallone d’oro in carica, passato all’Al-Ittihad per 100 milioni l’anno con un contratto fino al 2026, nella stessa squadra il centrocampista Ngolo Kanté acquistato dal Chelsea firmando un biennale da 50 milioni di euro a stagione.
Il portoghese Ruben Neves è passato dal Wolverhampton all’Al-Hilal (classe ’97!) per 55 milioni di euro, insieme Koulibaly (ex Napoli ed in ultimo Chelsea) con uno stipendio da circa 30 milioni di euro netti a stagione, nella stessa squadra anche Mendy ex Chelsea.
L’Al-Nassr ha prelevato Brozovic dall’Inter per 18 milioni (niente male essendo in scadenza di contratto), l’Al-Hilal ha sbaragliato la concorrenza di Juventus e Inter che corteggiavano da tempo il centrocampista Milinkovic-Savic, trasferitosi senza pensarci due volte.
Dopo un solo anno al Bayern Monaco, Sadio Manè è passato all’Al-Nassr.
Lunghissima la lista, recentemente aggiornata da Neymar trasferitosi dal Psg all’Al-Hilal.
Non solo calciatori ma pure allenatori, Steven Gerrard ex bandiera da calciatore del Liverpool, dalla panchina dell’Aston Villa adesso guida l’Al-Ettifaq Club.
In queste ore è iniziata a circolare sul web, la notizia tutta da verificare, secondo cui tramite una wild-card, il calcio arabo voglia richiedere la partecipazione alla Champions League europea dal 2024-25, che vedrà una nuova formula del torneo non più contraddistinta da 8 gironi, ma un gruppo unico fatto di 36 club (rispetto agli attuali 32) con la garanzia di almeno 8 gare a testa, prima della fase ad eliminazione diretta.
Un’immagine da libro dei sogni davanti alle contraddizioni sociali, il calcio può diventare un mezzo per diffondere una diversa immagine del Paese, veicolando il potere politico e quello geo-strategico.
Precise e chiare le parole dell’allenatore del Liverpool, Jurgen Klopp: “L’influenza araba è molto forte. Lo noto anche nel ritiro. I ragazzi molto spesso parlano di quello nel tempo libero. Si confrontano con le cifre. La cosa che mi preoccupa di più però è che il mercato arabo chiude 3 settimane dopo quello europeo. Così non è facile preparare una stagione perché a campionato in corso chiunque può venire privato di uno o più calciatori. A mercato chiuso poi un club deve aspettare Gennaio per poterli rimpiazzare”.
Propaganda o realtà, solamente il tempo darà le risposte, attendendo che su tutta la questione, l’Uefa e la Fifa battano un colpo.

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Andrea La Rosa

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