M. Schumacher (atto II)

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Ufficiale l’approdo in F1 di Mick Schumacher che nel 2021 guiderà una Haas. Il commento verso un percorso che, a seconda dei risultati, potrebbe culminare con la guida della Ferrari.

Mick e Michael, oggi e ieri. (@formula1.it)

Che sia merito del destino è ancora presto per dirlo, intanto Mick Schumacher (21 anni) il primo passo l’ha compiuto, guadagnandosi un posto in Formula 1: dal 2021 sarà pilota titolare della Haas.
Un percorso iniziato praticamente da bambino sui kart nel 2008 come “Mick Betsch”, usando il cognome della madre da nubile per evitare quella che sarebbe stata la troppa attenzione dei media.
Un’adolescenza trascorsa sempre al volante, nel 2015 in Formula 4 ADAC, poi altre serie come la MRF Challange Formula 2000, Formula 4 ADAC e Formula 4 Italiana.
Il 2017 è l’anno del passaggio alla F3 europea che vince nel campionato successivo, dal 2019 pilota della Ferrari Accademy impegnato nella F2 da protagonista col team Prema.
Chiunque potrebbe pensare ad una figura privilegiata, ma in questa vicenda c’è di più, qualcosa che ci fa vedere una F1 attualmente troppo monotona, ai limiti della decenza sportiva, soprattutto nel campionato 2020 e ancor di più per i tifosi italiani.
C’è la storia di un ragazzo che fin da bambino, ha respirato più l’aria del box Ferrari che quella di un comune parco giochi, insieme alla madre Corinna, importante nell’equilibrio di papà Michael, sempre al suo fianco, in prima fila dietro le barriere dove sono soliti parcheggiare le monoposto i piloti attesi sul podio. Poi il buio, e quell’incidente a cui Mick era

presente, su quale è sceso un pesante velo di silenzio, giustamente voluto dalla famiglia per respingere eventuali spietati avvoltoi.
Da qui una crescita costante e la volontà di emergere nonostante l’enorme peso sulle spalle, quello di un cognome ed un DNA pronto ad innescare paragoni senza appello.
Il giovane tedesco ha assaggiato una monoposto di F1 il 2 Aprile 2019 in Bahrain, guidando la Ferrari SF90 mentre il giorno successivo l’Alfa Romeo C38.
Poi per un’esibizione in onore di papà Michael, prima del Gp del Belgio 2017 con la Benetton B194 per celebrare i 25 anni dalla sua prima vittoria in F1, più di recente al Mugello prima del Gp della Toscana, al volante della F2004 con cui il padre conquistò l’ultimo titolo.
La pioggia del venerdì allo scorso Gran Premio dell’Eifel sul Nurburgring, ha rinviato l’esordio ufficiale in una sessione di prove libere.
Adesso l’esperienza in Haas, da vivere con leggerezza con l’obiettivo di crescita anche per un team relegato negli ultimi anni nella parte bassa della classifica costruttori, ma anche l’interesse di una F1 scontata, nel perfetto finale che vorrebbe una Ferrari finalmente competitiva, per la storia, il marchio, i tifosi e la dignità sportiva.
Un premio (bene sottolinearlo) alla casa di Maranello che negli ultimi ha puntato molto sulla propria Academy, raccogliendo i frutti con Giovinazzi all’Alfa Romeo ma soprattutto con Leclerc, oltre ad altri giovani piloti protagonisti in F2, come Robert Schwartzam e Callum Illot.

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Andrea La Rosa

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