NBA Finals 2016: Clash of Titans

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Cleveland Cavaliers V Golden State WarriorsGuerrieri possenti, indomiti e coraggiosi. Cavalieri audaci, aggressivi e determinati. “Clash of Titans”… come piace dire agli americani, “scontro tra titani”. I giganti tra i giganti, i più bravi al mondo nell’universo NBA si ritrovano faccia a faccia, nella medesima arena, scrutandosi famelici, per decretare i nuovi Campioni Assoluti. Lotta violenta senza esclusione di colpi. Uno scontro che, nel tempo, sta assumendo le fattezze di un piccolo grande “classico”.

Stephen “tocco magico” Curry contro LeBron “grosso e cattivo” James. Dai lori colpi dipenderà l’atto conclusivo di questa ennesima stagione a stelle e strisce. I Warriors approdano alle Finals dopo aver battuto, in grande rimonta, la squadra di Oklahoma nelle fasi conclusive di Conference (4-3). I Cavaliers hanno sostenuto il confronto con il team (più che interessante) dei Toronto Raptors (4-2). Lo scorso anno il titolo venne agguantato, con estrema assertività, della severa “war machine” di Golden State (4-2), alla loro quarta apparizione nella storia. Quest’anno i Cavaliers non resteranno a guardare: cercheranno, ancora una volta, il loro primo “anello” con qualunque mezzo necessario, dando fondo a tutto il loro potere di fuoco.

3 Giugno 2016. Gara 1. Oracle Arena, Oakland. Casa dei Warriors (dove si disputeranno quattro delle eventuali sette gare). Cleveland riesce a costruire un’ottima regia di inizio partita, arrivando a 67-68 nei pochi minuti prima della fine del terzo quarto. Da quel momento, però, qualcosa si incrina, si rompe e va storto. Golden State rimonta con troppa facilità e i suoi giocatori diventano i nuovi dominatori dell’aria (con un pesantissimo parziale di +20, 96-76). Igoudala in stato di grazia (20 punti all’attivo), sicuramente il migliore in campo, é il “giocatore differenza”. A seguire Green (16) e Barnes (13). Curry (si, proprio lui!) deve accontentarsi della misera cifra di 11 punti. LeBron, nonostante i suoi 23 punti, fatica ad entrare in partita. Golden State 104 – Cleveland 89.

6 Giugno 2016. Gara 2. Oracle Arena di Oakland, di nuovo. Il dominio dei campioni in carica é quasi imbarazzante, sia sotto il profilo del gioco e sia sotto quello psicologico: 110 a 77. La lunga ombra dei Warriors si allunga, di diritto, sul titolo NBA 2016. Come nella partita precedente non sono i big a fare la differenza: Draymond Green mostra al mondo di che pasta é fatto, sfodera denti e i muscoli sia in attacco che in difesa, chiudendo con ben 28 punti (5/8 da tre), 7 rimbalzi e 5 assist. Curry, limitato da eccessi di falli e costanti fastidi al ginocchio e caviglia (che gli faranno decretare l’out ai prossimi giochi olimpici di Rio) si attesta a quota 18 punti. A rendere ancora più amara la sconfitta dei Cavs ci sono i 17 punti di Klay Thompson e le cinque stoppate (di cui quattro nei primi 7′), di Andrew Bogut. LeBron James, l’uomo ombra di queste prime due gare, nel primo quarto sbaglia cinque tiri su cinque e nel secondo realizza 14 dei 19 punti totali. Possibile che sia già tutto finito prima ancora di iniziare?

9 Giugno 2016. Gara 3. Cambio di scenario: Cleveland, Q Arena, feudo dei Cavaliers. La riscossa dei padroni di casa scuote le orecchie e incanta gli occhi. I vice campioni del mondo scendono in campo con una voglia spasmodica di vincere, aggressivi come animali rabbiosi e tenaci come panzer tedeschi mordono i diretti avversari fin dai primissimi istanti di gioco. King James, quando si esprime in casa, si trasforma in una divinità mostruosa: salta, corre, macina punti e assiste i compagni senza lesinare alcuno sforzo (32 punti e 11 rimbalzi all’attivo). “Follow my lead” urla prima di calcare il parquet. E così sarà! I Cavs chiudono la sfida col 52,7% al tiro e sfondano quota 30 punti per ben 3 quarti. Smith torna a giocare il suo miglior basket, racimolando 20 punti, mentre Tristan Thompson chiude con la 6ª doppia doppia in 9 volte alle Finals. Steph Curry inanella la sue terza gara sotto la soglia psicologica dei 20 punti (prima volta in carriera, nei playoff, per 3 partite di fila). Golden State 90 – Cleveland 120.

Queste sono le Finali che piacciono, che galvanizzano e fanno amare perdutamente questo sport. Quelle che entusiasmano fino all’isteria e lasciano galoppare i brividi dell’emozione scevri di freni inibitori. Partite che rimescolano le carte in tavola come e più di prima, quelle che non permettono di dare nulla per scontato. Pronti per Gara 4? Un nuovo capitolo sta per essere scritto. Confidiamo nella spiazzante fantasia del caso e nella indiscussa imprevedibilità del risultato.

“Clash of Titans” dicevamo all’inizio… e “scontro tra titani” sia!

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Francesco Pumpo

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