NFL ’17: le Wild Card restano tutte in casa

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Le quattro Wild Card, passo d’apertura dei playoff NFL, disputate nel weekend si sono risolte in altrettante vittorie casalinghe, ennesima dimostrazione di quanto incida nel football, soprattutto in pieno inverno, il fattore campo. Prima di andare al dettaglio delle partite una nota generale: tre partite su quattro non hanno avuto storia, e l’ultima l’ha avuta solo per un tempo. Purtroppo non sempre le sorprese della regular season mantengono i nervi saldi anche in postseason. Già dal prossimo weekend, però, ci si attende football di un altro pianeta, con i soli Patriots largamente favoriti sui Texans, mentre Chiefs-Steelers,  Falcons-Seahawks e soprattutto Cowboys-Packers dovrebbero garantire spettacolo e scintille.

STEELERS-DOLPHINS: 30-12
Nell’ampio sottozero di Pittsburgh, i Dolphins sono pesci, anzi delfini, fuor d’acqua. Incassano il primo touchdown da Antonio Brown dopo nemmeno 3 minuti, e il secondo, sempre dalla freccia numero 84, dieci minuti dopo. Il trio offensivo degli Steelers, sano e riposato, è ingiocabile non appena decide di spingere sull’acceleratore: Big Ben completa 14 passaggi consecutivi, di Brown abbiamo già detto, mentre Bell si accende un po’ più in là, segnando comunque anche lui due td tra secondo e terzo periodo. Moore, il qb di Miami riserva dell’infortunato Tannehill, viene malmenato dalla difesa brutale degli uomini in nero, perfino eccessiva (Dupree gli rifila un placcaggio assassino nel secondo periodo) vista la piega della partita, e la loro unica carta vincente, Ajayi, viene bloccata a sole 33 yard in 16 portate prima di uscire anche lui con una spalla infortunata. Ora Pittsburgh andrà a Kansas City a sfidare i Chiefs, che farebbero bene ad iniziare a preoccuparsi.

TEXANS-RAIDERS: 27-14
Partita mediocre si prevedeva e partita mediocre è stata, vinta dai padroni di casa grazie alla miglior difesa (pur senza il lungodegente J.J. Watt), alle corse più produttive (103 a 55 yard) e alla capacità dei suoi ricevitori, Hopkins e Fuller su tutti, di ripulire gli stracci bagnati che arrivavano dal qb. Osweiler si conferma poco più che una riserva, ma ha almeno evitato di combinare pasticci, mentre Cook, terzo qb dei Raiders, è stato letteralmente massacrato dai pass rusher di Houston, arrivando a chiudere con un mediocrissimo 18 su 45. All’esordio assoluto come titolare, ha avuto la sfortuna di ritrovarsi in una partita più grande di lui e ne è stato lentamente ma inesorabilmente travolto.

I Texans sono sempre stati avanti nel punteggio, 10-7 alle fine del primo periodo e 20-7 all’intervallo, e hanno vissuto un minimo di incertezza solo a metà dell’ultimo periodo, dopo il passaggio con cui Cook ha mandato in end zone Holmes per il provvisorio 27-14. Con 8′ 10″ da giocare una rimonta era ancora possibile e Cook, ai tempi dell’università, era uno specialista in tal senso; ma con i pro è tutta un’altra storia, e la partita si è chiusa a 4’32” dalla fine con l’intercetto di Cooper su Cook. Il prossimo weekend i Texans andranno in New England con la leggerezza dell’under dog per una partita, sulla carta, impossibile per loro.

SEAHAWKS-LIONS: 26-6
Davvero troppo forti questi Seahawks, per di più davanti al loro pubblico, per i Lions e Matthew Stafford, arrivati a questi playoff forse più per i demeriti altrui che per i meriti propri. Ai ragazzi di Pete Carroll, che ora andranno ad Atlanta a sfidare i Falcons del probabile MVP stagionale, Matt Ryan, non è servito neppure spremere troppo la loro stella, Russell Wilson, viste le sontuose prestazioni della difesa tutta, di Rawls a correre (27 portate per 161 yard e 1 td alla fine per lui) e dei due ricevitori Baldwin (104 yard e 1 td) e Richardson (solo 48 yard ma un paio di ricezioni a una mano da urlo!).

E il dominio di Seattle, sempre avanti nel punteggio, serve anche a spegnere le polemiche sulla clamorosa svista arbitrale in occasione del primo touchdown, quello di Richardson, in cui il ricevitore dei Seahawks (come si vede bene anche dalla foto in alto) con la mano sinistra fa una presa pazzesca ma con la destra commette un clamoroso face mask ai danni del difensore. Tutti abbagliati dalla bellezza del gesto di Richardson, probabilmente, ma, ripeto, la superiorità di Seattle è stata tale da non concedere ai Lions il beneficio della polemica.

PACKERS-GIANTS: 38-13
Primo tempo da palati fini e cuori forti, quello del Lambeau Field, dove dominano le difese ma l’approccio dei Giants è talmente spavaldo da lasciare sconcertati i Packers e i loro tifosi. New York perde già al primo drive un perno della difesa come Rogers-Cromartie (e si sentirà molto, più avanti) ma Eli Manning spara bordate a tutto braccio a ogni snap, per dare spazio in profondità alle sue frecce Shepard, Beckham jr e Cruz. I Giants passano a condurre, ma solo grazie a due field goal; la loro difesa sembra però in grado di portare il 6-0 fino all’intervallo, finché… si sveglia Aaron Rodgers.

Svegliati da alcune giocate pazzesche del loro sempre più leggendario quarterback, i Packers segnano 14 punti in 2’20”, ribaltando il punteggio e il momentum stesso della partita. Il primo td è un passaggio per Adams dopo un balletto incredibile per sfuggire a tutti i placcatori avversari, il secondo è addirittura un hailmary con soli 6″ da giocare, un quarto e due che cade come un angelo dal cielo tra le mani di Randall Cobb in un’affollatissima end zone. Stadio impazzito di gioia e Packers che, dopo l’intervallo, rientrano in campo pronti a mangiarsi gli avversari, ma esagerano, decidendo di giocare alla mano un quarto e down a metà campo, lo mancano, e Manning li punisce subito lanciando in touchdown King per il 14-13 New York. È ancora un immenso Rodgers, però, a riportare classe e lucidità nel furore agonistico dei Packers, trovando ancora Cobb in end zone per il sorpasso del 21-13. Da lì in poi sarà un monologo di Green Bay, che con un field goal, altri due td (ancora Cobb e Ripkowski), un fumble causato e recuperato da Matthews e, infine, con l’intercetto di Randall, metterà tutte e due le mani sulla partita. Ora per i Packers c’è il viaggio a Dallas e la partita più importante della loro stagione, finora: quella contro i fortissimi Cowboys. Ma porre limiti a questo Rodgers sarebbe davvero imprudente.

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Gianluca Puzzo

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