NFL ’24 preview: NFC, sarà ancora duello Eagles-49ers?

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La nuova stagione è iniziata col botto, vista la vittoria dei Detroit Lions in casa dei campioni in carica di Kansas City. In attesa degli altri match della prima giornata, che culmineranno col succoso Monday Night tra Jets e Bills, analizziamo i valori (teorici) che vedremo in campo nelle quattro division della NFC.

Per una volta lasciateci godere uno dei più classici “ve l’avevamo detto” (anzi, scritto), in riferimento al kickoff match della scorsa notte, quando avevamo espresso qualche dubbio sulla vittoria (data per scontata da quasi tutti, bookmaker compresi) dei Chiefs sui Lions. E infatti i cari, vecchi Detroit Lions, da anni relegati nei bassifondi della classifica, hanno confermato di avere invece qualità e ambizioni in questa stagione. Non sono da titolo, ovviamente, ma di certo sono finiti i tempi delle passeggiate a Detroit per gli avversari.
Passiamo quindi a scoprire le carte (teoriche) della National Football Conference, dove il valore medio delle squadre è probabilmente inferiore a quello della AFC che abbiamo analizzato ieri, ma in cui troviamo almeno due potenziali candidate al titolo: San Francisco e Philadelphia, guarda caso le stesse protagoniste dell’ultima finale di conference.

NFC EAST
Eagles e Cowboys sembrano destinati a contendersi questa division fino alla fine, con buona pace di Giants e Commanders, sulla carta rispettivamente uno e due gradini indietro. Nella offseason seguita al Super Bowl perso con i Chiefs, Philadelphia ha messo al sicuro Jalen Hurts con un mega contratto da 5 anni e 255 milioni di dollari, ed è riuscita a bloccare anche tutto il resto dell’attacco, dalla linea ai ricevitori che tanto bene hanno fatto l’anno scorso. Hanno perso dei pezzi importanti in difesa, uno su tutti Hargrave, passato a una diretta concorrente come San Francisco, ma restano comunque più che competitivi. Certo, la storia ci dice che è davvero difficile, per chi perde il Super Bowl, rifarsi subito l’anno seguente; solo due squadre ci sono riuscite (Dallas ’70 e New England 2017). I Cowboys hanno aggiunto qualche buon veterano per avere maggior spessore nei momenti che contano, hanno salutato Elliott e preso sul filo di lana Lance come secondo qb dietro Prescott, che dopo i disastri combinati negli scorsi playoff e i 15 intercetti lanciati in stagione regolare, ha tutti gli occhi addosso. Sono certamente da playoff, ma altrettanto certamente non da titolo. I NY Giants, dopo l’eccellente finale di stagione con tanto di Wild Card vinta, ripartono dalla certezza del talento di Daniel Jones under center; sono arrivati dei rinforzi in attacco e Barkley, probabilmente ai saluti, vorrà lasciare i suoi Giants con numeri di rispetto. I riflettori estivi della Grande Mela sono stati tutti per i Jets, visto l’arrivo di Rodgers, ma non ci stupiremmo se alla fine questi Giants finissero con un record migliore dei loro dirimpettai. Fanalino di coda, teorico, della division sono i Washington Commanders, che ancora fatichiamo a non chiamare Redskins. Rivera è stato tenuto con poca convinzione, un po’ per mancanza di alternative, ed è arrivato un nuovo offensive coordinator, Bieniemy, per aiutarlo a far marciare un attacco di poco spessore. E temiamo non potrà essere Sam Howell a risollevarlo.

NFC NORTH
In questa division potrebbe verificarsi la più grande sorpresa stagionale, con i Detroit Lions alla postseason da primi in classifica. Dopo anni di disastroso anonimato, in casa Lions sembra essere giunto il tempo delle rivincite: merito di un qb freddo e regolare come Goff, di un running back esplosivo come il rookie Gibbs, e di una difesa ampiamente rivista e rinforzata. Hanno iniziato sbancando l’Arrowhead Stadium, e l’impressione è che sia stato solo il primo passo verso una bella stagione. Alle loro spalle le speranze di playoff sono ben poche: i Vikings hanno tenuto Cousins ma hanno perso molte colonne portanti, i Packers hanno perso nientemeno che Aaron Rodgers e tutti i ricevitori più esperti, e gli Chicago Bears sono appesi alla speranza che Justin Fields si ricordi di essere un quarterback prima che un running back. Insomma, un po’ poco per sperare nei playoff.

NFC SOUTH
Questa division sarà probabilmente la più debole della NFC, visto che nessuna delle quattro franchigie che ne fanno parte sembra avere spessore sufficiente per una lunga corsa nei playoff. Quasi certamente fuori dai giochi saranno Buccaneers e Falcons: Tampa si è ritrovata le macerie del post Brady, con il fuggi-fuggi generale dei pezzi migliori e un qb ormai senza mercato come Mayfield, difficile che possa risollevarsi a breve. Atlanta è in piena ristrutturazione, a partire dal giovane Ridder under center, che dovrebbe pagare l’inevitabile scotto di gioventù. Davanti a questa coppia dovrebbe essercene un’altra, quella formata da Saints e Panthers, teoricamente meglio attrezzata ma certo non da titolo. Carolina potrebbe essere una delle rivelazioni stagionali, se la prima scelta assoluta del draft, il qb Bryce Young, dovesse mostrarsi subito all’altezza. Più probabile che abbia bisogno di una stagione di assestamento tra i professionisti, ci vuole pazienza. New Orleans pare più pronta, nel breve, a prendersi la leadership della division, avendo puntato su un qb rodato come Carr, seppur con una certa tendenza ai turnover, ed essendo riuscita a tenere quasi tutti i veterani chiave della squadra.

NFC WEST
Tra la “maledizione” degli sconfitti al Super Bowl che grava su Philadelphia e le mosse fatte in offseason, è impossibile non considerare i 49ers come i grandi favoriti non solo di questa division ma dell’intera conference. Certo, a patto che restino sani, perché se dovesse ripartire la catena devastante dello scorso anno (tre qb fuori, ricordiamolo) ai californiani non resterebbe che organizzare una trasferta a Lourdes. A ranghi completi, però, San Francisco è davvero “da corsa”: l’ex Mr Irrelevant, Brock Purdy, è tornato dall’intervento al gomito e sembra pronto a ripartire da dove aveva lasciato. In ogni caso, stavolta i 49ers si sono cautelati un po’ di più sul fronte qb, prendendo come backup un “usato sicuro” come Sam Darnold, sperando che non serva. Il resto dell’attacco è sempre stellare, con Kittle, Samuel, McCaffrey su tutti (da non dimenticare Mitchell, con 6.2 yard per portata), mentre qualche dubbio resta sulla linea, vista la partenza di McGlinchey. Qualche perplessità ha destato la decisione di lasciar andare il kicker Robbie Gould, ancora affidabilissimo a 40 anni, spendendo per il ruolo la seconda scelta del draft, caduta su Jake Moody da Michigan: i numeri NCAA sono notevoli, ma per un kicker la giovinezza non è necessariamente un vantaggio, vista la freddezza richiesta dal ruolo. Il lato più forte della squadra resta comunque la difesa, già la migliore della scorsa stagione, che ha tenuto i suoi cardini, ha bloccato Bosa e gli ha aggiunto all’altro capo della linea un fenomeno come Hargrave, sfilato agli Eagles. Dietro San Francisco, la seconda forza della division saranno probabilmente i Rams, non più strabordanti come quelli del titolo ma sempre dotati di un’asse portante di valore assoluto, con Stafford e Kupp in attacco e Donald in difesa. A contendersi la seconda piazza dovrebbero essere i Seahawks, con l’eterno Pete Carroll chiamato a confermare i piccoli miracoli fatti l’anno scorso, ad iniziare dalle prestazioni di Geno Smith. Il leggendario coach di Seattle gli ha affiancato un bel gruppo di veterani, ma non scommetterei su uno Smith ancora sui valori dello scorso anno. Fanalino di coda pressoché certo della division saranno gli Arizona Cardinals, con una squadra in piena ricostruzione e il loro leader, Kyler Murray, ancora alle prese con i postumi di un brutto infortunio. Se recupera Murray, i Cardinals possono rientrare in corsa per insidiare almeno Seattle, altrimenti il cucchiaio di legno è pressoché scontato.

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Gianluca Puzzo

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