NFL playoff: Manning e Denver, c’eravamo tanto amati

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Dez-Bryant_postPrendiamo in prestito il titolo del meraviglioso film di Ettore Scola per provare a descrivere sinteticamente l’atmosfera depressa e un po’ insofferente che si respirava domenica sera al Mile High Stadium di Denver. I favoritissimi Broncos erano appena stati spazzati via 24-13 dagli Indianapolis Colts dopo una prestazione mediocre in tutte le fasi di gioco; Peyton Manning usciva a capo chino dal campo con tutto il peso dell’ennesima postseason amara della sua carriera, tanto sfolgorante in stagione regolare quanto mediocre nei playoff, accompagnato da qualche fischio dei suoi (ex) tifosi. Contro i Colts Manning non è esistito: limitato dallo stiramento alla coscia subito qualche settimana fa, per niente aiutato dai compagni, ben pressato dalla difesa avversaria, Manning è sembrato a lungo un legnoso passatore di palloni a cortissimo raggio, nulla più. Simbolica è stata la situazione di terzo e 5 nell’ultimo periodo quando, con il campo spalancato davanti, ha rinunciato a portare il pallone, sbagliando il susseguente lancio. Potrebbe essere stata la sua ultima partita, e non si può certo dire che abbia lasciato lottando come un leone. In attesa delle sue decisioni, comunque, l’eliminazione di Denver ha già avuto come conseguenza l’addio dell’head coach, John Fox, addio che si aggiunge a quelli già ben noti di Rex Ryan (dai Jets ai Bills) e Jim Harbaugh (dai 49ers alla NCAA).

È sfumata così l’ennesima, ultima sfida tra Brady e Manning, visto che saranno i Colts ad andare a Foxboro per affrontare i Patriots, usciti vincitori da una partita a lungo in salita contro i Baltimore Ravens. New England si è trovata per due volte sotto di 14 punti (0-14 e 14-28) ma ha avuto il grande merito di non innervosirsi e di affidarsi all’insaziabile voglia di vincere di Brady e dei suoi amatissimi accoliti: Edelman, Gronkowski e Amendola. Durante le vacanze i Ravens avranno di che rimuginare su questa occasione gettata al vento con un po’ troppa superficialità nelle secondarie e un po’ poca voglia di “ammazzare” la partita da parte di Joe Flacco. Dopo aver eliminato Manning, ora il “golden boy” della NFL Andrew Luck cercherà di pensionare anche Brady, ma stavolta gli andrà buca, temo.

L’altra sfida per andare al Superbowl vedrà di fronte a Seattle i Seahawks e i Packers, in una sfida, sulla carta, con poca storia davvero. I campioni in carica hanno spazzato via senza alcun problema i Carolina Panthers, giunti fin qui più per fortunate congiunzioni astrali e disgrazie altrui che per il reale valore della loro squadra. Gli Hawks sono in una condizione di forma pazzesca e, delle tre rivali ancora in corsa, possono temere qualcosa solo dai Patriots, gli unici con classe, esperienza e cattiveria sufficienti a farli tremare. Green Bay ha fatto il massimo, battendo Dallas 26-21 con Aaron Rodgers a mezzo servizio causa stiramento a un polpaccio e sfruttando al massimo il fattore campo, inteso sia come freddo polare che come campo in condizioni pietose, difficile da affrontare per chi è abituato al turf sintetico come i texani.

In questa partita c’è anche stato il caso da moviola dell’anno, con l’acrobatica ricezione di Dez Bryant (nella foto) che, in un quarto e 2 cruciale dell’ultimo periodo, aveva riaperto la gara, prima che il video check richiesto dal coach dei Packers ribaltasse il giudizio degli arbitri, dichiarando incompleto il lancio di Romo e consegnando di fatto la vittoria ai padroni di casa. Senza addentrarci in noiose spiegazioni, basti ricordare che il regolamento vuole che il ricevitore abbia il completo possesso della palla fino al momento del suo impatto con il terreno, cosa che Bryant, dopo la splendida presa iniziale evidenziata dalla foto, non ha più avuto. Giusto il cambio di decisione, quindi, ed ennesimo sbugiardamento per chi, nel nostro calcio, ha ancora il coraggio di sostenere che la moviola non serve a nulla. Meditate, gente, meditate.

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Gianluca Puzzo

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