NHL playoff 2016: Sharks e Tampa già qualificate, che delusione per L.A.!

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SJ SharksSono bastati dieci giorni di playoff per rovesciare molte convinzioni derivate dalla regular season e, non senza un po’ di orgoglio ferito, tutti (dicasi tutti) i pronostici fatti dal sottoscritto. Una percentuale spropositata di vittorie esterne ha di fatto reso molte serie una strana corsa tra gamberi, in cui ogni squadra era preoccupatissima di dover affrontare due partite casalinghe e ha finito regolarmente per lasciarci le penne.
Due squadre sono già al secondo turno dopo aver chiuso 4-1 le rispettive serie: San Jose Sharks e Tampa Bay Lightnings, ma la vera notizia sta nell’eliminazione dei Los Angeles Kings, squadra costruita e quotata per la Stanley Cup grazie soprattutto a una difesa impenetrabile che invece ha incassato 16 reti in 5 partite ed ora è già in vacanza. E Chicago, salvatasi per miracolo in gara 5, rischia di guadagnarsi stanotte gli stessi titoli…
Vediamo nel dettaglio i fatti salienti di ciascuna serie.

WESTERN CONFERENCE

DALLAS STARS – MINNESOTA WILD 3-2
Sulle prime due partite in Texas non c’è molto da raccontare: gli Stars dominano gara 1 (4-0) e vincono di misura gara 2 (2-1) grazie a un gol fortunoso di Roussel. A St. Paul i Wild si scuotono da un inizio choccante di gara 3 (sotto 0-2 dopo meno di 5′) andando a segnare 4 reti consecutive fino al 5-3 finale che li rimette in carreggiata. Due giorni dopo, però, gli Stars espugnano il Minnesota per 3-2 (segnando tutti i gol nel secondo periodo) e sul 3-1 si preparano a festeggiare davanti al loro pubblico la qualificazione al secondo turno. Niente di tutto questo: in gara 5 è il capitano degli Wild, Mikko Koivu (fratello minore dello straordinario Sakku), il grande protagonista, segnando dapprima la rete del 4-4 a 3’09” dalla fine e poi il gol della vittoria dopo 4’55” di overtime. Stanotte si torna in Minnesota per gara 6.

ST. LOUIS BLUES – CHICAGO BLACKHAWKS 3-2
Qui mettetevi comodi perché la serie è la più appassionante e palpitante di questo primo turno, con tutte le partite terminate con lo scarto di un solo gol.
Prime due partite, due storie opposte da raccontare. Chicago, in trasferta, domina gara 1 (alla fine il conto dei tiri in porta sarà 35-10 in suo favore) ma ha il fondamentale demerito di non riuscire a sbloccare la partita. Si va in overtime, è lì sono i Blues, incredibilmente, a trovare la rete della vittoria, beffando i campioni in carica nel tripudio generale.
Imparata la lezione, i Blackhawks interpretano gara 2 con un profilo più basso, lasciando più campo ai Blues, nella speranza di coglierli scoperti. Fanno i conti senza Tarasenko, però, che li punisce a 4’40” dalla fine del secondo periodo; la reazione di Chicago è veemente e produce il pareggio con Duncan Keith (al rientro dopo i 6 turni di squalifica) a 4″ e 4 decimi dalla seconda sirena. Il terzo periodo è appassionante: a 7’46” dalla fine Tarasenko riporta avanti i Blues, ma dopo la review il gol viene annullato per un offside millimetrico. Dopo aver visto da vicino i fantasmi dello 0-2, Chicago si scuote e inizia a riprendere decisamente in mano le operazioni, cogliendo a 4’19” dal termine il gol del 2-1 in power play con Shaw. Gol contestatissimo anche questo (e non a torto, a mio parere), ma dopo la review gli arbitri non concedono l’interferenza richiesta dai Blues e confermano la segnatura. La doppietta personale di Keith vale il 3-1 per Chicago in empty net, e l’ultima rete dei Blues a 4 decimi di secondo dalla sirena finale serve solo a fissare il 3-2.
La serie si sposta a Chicago, ma i Blues ora ci credono e strappano gara 3 davanti agli increduli tifosi degli Hawks con una rimonta nel terzo periodo (da 1-2 a 3-2) grazie alle reti di Berglund e Schwartz e alle 44 parate di Elliott. Ancora Blues in gara 4, vinta 4-3 con una prestazione stellare di Tarasenko (2 gol e un assist), e Chicago con un piede già fuori dalla stagione.
Gara 5, a St. Louis, è una partita straordinaria, da cineteca, a partire dal secondo periodo, quando Marian Hossa apre i fuochi d’artificio in shorthanded. Neppure un minuto e Schwartz pareggia in power play per i padroni di casa, altri due minuti e i Blackhawks sorpassano con Anisimov, issandosi persino al 3-1 con la rete di Panarin a 4 decimi di secondo dalla sirena di fine periodo. Il terzo tempo è tutto dei Blues, che con Fabbri e Backes pareggiano e spingono il match ai supplementari. L’overtime è dapprima equilibrato, con entrambe le squadre che provano a piazzare la stoccata vincente, ma con il passare dei minuti appare sempre più chiaro come i Blues abbiano più benzina. Il gioco dei campioni in carica si fa sempre più rinunciatario, le uscite dalla zona difensiva sempre più pasticciate e senza sbocchi per mancanza di riferimenti in profondità: Chicago sembra un pugile alle corde, in attesa del pugno che la eliminerà dai playoff. Si va al secondo supplementare sempre con lo stesso canovaccio (alla fine i tiri saranno 46-34 per i Blues), finché Patrick Kane non si inventa un sensazionale doppio dribbling che spacca la difesa di casa: Kane gira dietro la porta e lì accade l’incredibile, con il portiere Elliott che si ritrova il proprio bastone incastrato sotto il pattino di un compagno ed è quindi impossibilitato a intervenire. Kane spinge facilmente il disco in rete, chiude la partita e riporta la serie, sul 3-2 per St. Louis, a Chicago per gara 6 di questa notte.

ANAHEIM MIGHTY DUCKS – NASHVILLE PREDATORS 2-2
Qui la legge casalinga è tutta a rovescio: quattro vittorie esterne su quattro finora, e serie in parità. Le prime due partite le vincono i Predators, entrambe per 3-2, la prima con la rete decisiva di Filip Forsberg (buon sangue non mente) nel terzo periodo, la seconda grazie alle parate finali di Pekka Rinne. Ci si sposta a Nashville e i Ducks salgono in cattedra, soprattutto grazie a capitan Getzlaf: parziale di 7-1 in due partite (3-0 e 4-1) e si torna in California stanotte per gara 5.

LOS ANGELES KINGS – SAN JOSE SHARKS 1-4
La gara 1 di questa serie è stata fantastica. Gli Sharks lanciano tra i pali un esordiente, Martin Jones, e la loro partita si fa subito in salita, con l’1-0 Kings dopo soli 3′. Gli Sharks, però, si scuotono, Quick deve sfoggiare un paio di miracoli per impedire loro il pareggio ma alla fine capitola in power play davanti alla conclusione di Pavelski. Nel secondo periodo ancora batticuore: San Jose sale 2-1 con Burns, L.A. pareggia 40″ dopo, con una fortunatissima conclusione in power play e a 2’42” torna in vantaggio con una rete di Lewis in inferiorità numerica. Tutto deciso? Figurarsi: neppure 30″ e gli Sharks pareggiano con Hertl! Si va quindi al secondo riposo sul 3-3 ma bastano 17″ del terzo periodo e San Jose vola sul 4-3, grazie ancora a Pavelski. Quick tiene aperta la partita con altri due miracoli, poi il giovane Jones si esalta nell’assedio finale dei californiani, portando a casa la vittoria.
Meno appassionante ma con uguale esito gara 2, vinta 2-1 ancora dagli Sharks, con il decisivo gol di Pavelski (il terzo in due partite) e altre 26 parate di Jones. In gara 3, a San Jose, vincendo 2-1 in overtime con la rete di Pearson, ma San Jose si riprende subito, aggiudicandosi 3-2 gara 4 e chiudendo in dominio assoluto con il successo 6-3 in gara 5. Gli Sharks ora attendono al secondo turno la vincente tra Ducks e Predators, mentre ai Kings spetta solo il premio di delusione dell’anno.

WESTERN CONFERENCE

WASHINGTON CAPITALS – PHILADELPHIA FLYERS 3-2
Prime tre gare senza storia, con un parziale di 12 reti realizzate a 2 per i dominatori della regular season. I Capitals dispongono senza problemi dei loro avversari e sembrano avviati al più comodo degli sweep, ma in gara 4 commettono l’errore di partire troppo molli, convinti di poter chiudere lì, senza troppo sudore, la serie. Invece Philadelphia non ci sta, trova due reti e resiste stoicamente all’assedio dei Capitals nel terzo periodo (12 tiri) e porta a casa la partita della speranza, soprattutto grazie alla splendida quanto sorprendente prestazione del suo secondo portiere, Michal Neuvirth, inserito al posto del titolare Mason dopo le vagonate di gol incassati. A quel punto, con la serie che torna a Washington per gara 5, tutti sono convinti che i Capitals chiuderanno lì la questione, e invece Neuvirth si supera ancora, parando 44 tiri e conquistando addirittura uno shootout grazie al 2-0 finale. Ora la serie torna nuovamente a Philadelphia, dove i Flyers si danneranno l’anima per vincere davanti al loro pubblico e conquistarsi una gara 7 che solo una settimana fa pareva un miraggio anche al più ottimista dei tifosi. I Capitals hanno ancora tutte le possibilità di chiudere a loro favore, ovviamente, ma questo spreco di energie rischiano di pagarlo più in là.

PITTSBURGH PENGUINS – NEW YORK RANGERS 3-1
Serie dura, violenta, piena di contatti al limite ed oltre, con diverse risse e molto lavoro per gli arbitri. Ovvio, quindi, che la qualità del gioco ne risenta, ma bravi i Penguins a far valere comunque la loro miglior tecnica. Gara 1 non ha storia, 5-2 Pittsburgh, segnata subito dalle due reti in shorthanded dei padroni di casa (con tripletta finale di Hornqvist) e dall’infortunio a Lundqvist, portierone dei Rangers, colpito al volto dal bastone di un proprio compagno. Gara 2 è un monologo dei newyorkesi, vogliosi di rivincita e capaci di segnare tre reti in poco più di 4′, indirizzando subito la partita. Inutile la reazione di Pittsburgh, per il finale di 4-2. Sull’1-1 la serie si sposta al Madison Square Garden per due partite in cui i Penguins rifilano un’autentica lezione di hockey ai padroni di casa, vincendo gara 3 per 3-1 (con l’esordio vincente tra i pali di Murray al posto di Zatkoff, esordiente a sua volta in gara 1 al posto dell’infortunato Fleury) e gara 4 per 5-0 (gran partita di Evgeny Malkin, 2 gol e un assist per lui). Stanotte Pittsburgh può chiudere in casa vincendo gara 5 mentre i Rangers, con le spalle al muro, devono ritrovare, e subito, la vena realizzativa smarrita.

FLORIDA PANTHERS – NEW YORK ISLANDERS 2-3
Bella serie, l’unica con già due partite finite in overtime (entrambe in favore degli Islanders), tanti gol e un’altra possibile sorpresa, se i Panthers venissero eliminati al primo turno da una wild card dopo un’intera stagione al vertice. Gara 1 è già un ottimo biglietto da visita, con 9 reti e il 5-4 finale per New York ottenuto grazie al contributo decisivo di capitan Tavares (suoi il gol del pareggio e l’assist per quello della vittoria) e alle 42 parate di Greiss, portiere esordiente nei playoff. I Panthers pareggiano la serie due giorni dopo con il 3-1 in gara 2, ma in realtà il risultato è un po’ bugiardo (42 parate di Luongo): sono stati gli Islanders, infatti, ad avere le occasioni migliori e, pur pagando giustamente per non averle concretizzate, l’impressione generale è che per i Panthers la strada sia in salita. Ci si sposta nel New Jersey e in gara 3 è Florida a doversi mangiare le mani: conduce dapprima 2-0, poi 3-1, ma si fa sempre rimontare e infine battere dopo 12 minuti e mezzo di overtime dal gol di Tomas Hickey. In gara 4 i Panthers impattano nuovamente la serie grazie al gol un po’ fortunoso di Alex Petrovic, non proprio un cannoniere (2 gol in 112 partite in NHL…), ma tanto basta loro per portare a casa una vittoria chiave. Gara 5 è nuovamente in Florida ma i tiratori dei Panthers si fanno letteralmente stregare da Greiss (47 parate!) e il gol in power play di Alan Quine dopo 16′ del secondo overtime regala agli Islanders l’insperata occasione: il matchball in gara 6 sul proprio ghiaccio, in scena domenica notte.

TAMPA BAY LIGHTNINGS – DETROIT RED WINGS 4-1
Ero perplesso sul livello di gioco espresso da Tampa in questa stagione, avevo addirittura pronosticato una vittoria in gara 7 dei Red Wings: niente di più sbagliato. Tampa chiude in 5 partite una serie perfetta, in cui ritrova in gran spolvero i suoi uomini migliori (Kucherov, Johnson, Killhorn, Hedman e Bishop) e il ritmo tambureggiante dello scorso anno, potendo godersi ora alcuni preziosissimi giorni di riposo in attesa di conoscere la prossima avversaria (la vincente tra Panthers e Islanders). Troppo improduttivi in attacco questi Red Wings (8 reti fatte in 5 partite contro le 12 di Tampa), ancora con il dilemma su chi sia il titolare tra i pali tra Howard e Mrazek, con un paio di talenti assoluti ma ancora troppo acerbi (Athanasiou ha fatto vedere sprazzi di Gretzky), con Abdelkader più interessato ai pugni che al puck e, duole dirlo, con due uomini ormai non più in grado di tenere questi ritmi partita giocando ogni due giorni, Zetteberg e Datsyuk. Giù il cappello davanti ai rinati Lightnings di Jon Cooper, ora chi vorrà prendersi la Stanley Cup avrà un ostacolo in più da superare.

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Gianluca Puzzo

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