Ritorno da Te

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Alla fine del calciomercato inglese, nasce o meglio, rinasce una storia che qualche anno addietro aveva emozionato tutto lo sport. Una missione da super eroi per l’obiettivo in una rapida risalita nel calcio che conta, ma per qualcosa di più grande.

Un ultimo ballo.
Con questa frase il Sunderland, club attualmente in League One, terza divisione del calcio inglese, ha accolto il 39enne attaccante inglese Jermain Defoe tornato nel club con cui, nel biennio 2015/17, segnò 37 gol in 93 partite.
Si potrebbe dire che certi amori non finiscono mai, qui però c’è tutto il senso di una storia pazzesca per cui un calciatore con una gloriosa carriera (57 presenze e 20 reti con la nazionale inglese) decide di compiere un simile passo.
Lo sfondo è lo Stadium of Light, o meglio Stadio della Luce, con una capienza di oltre 48.000 posti nello scenario di quella che potremmo paragonare la nostra Serie C, chiamato tale in onore dei tanti minatori che hanno lavorato nel territorio circostante; non a caso davanti l’impianto è posta una riproduzione a grande scala della lampada di Davy, proprio a volere saldare il connubio tra sport, identità e impegno sociale.
Il senso invece, che in passato abbiamo raccontato su SportOne, è la straordinaria storia che ha coinvolto lo stesso calciatore con un tifosissimo bambino di sei anni, Bradley Lowery.
Fin qui una vicenda che potrebbe essere abbastanza comune, quella di un bambino nel vedere un giocatore rappresentativo con la maglia della sua squadra del cuore, tranne la vicenda di Bradley, perché affetto da una malattia tumorale.
Una storia fantastica che commosse tutto il calcio inglese, con Bradley capace di unire le tifoserie nonostante le accese rivalità in Premier League;
basti pensare che nel dicembre 2016, indossando la

maglia del suo amato Sunderland, gli fu fatto segnare un gol nel riscaldamento della partita contro il Chelsea, poi eletto come migliore del mese.
Un rapporto divenuto strettissimo quello tra Defoe e Bradley, un’amicizia oltre la solidarietà.
Dopo una delle tante visite in ospedale, il giocatore dichiarò: “Mi ha messo addosso le coperte, voleva solo essere coccolato. Non voleva che andassi via, l’ho abbracciato e si è addormentato. Sua madre, scherzando, mi ha detto che sarei dovuto rimanere tutto la notte, e allora le ho risposto ‘Qualcuno chiami David Moyes – l’allenatore – e gli dica che non posso giocare nel weekend’. È stato speciale.”
Speciale come l’ingresso in campo mano nella mano in occasione di Inghilterra-Lituania, una foto da far commuovere il mondo intero, con Bradley preoccupato maggiormente di tapparsi le orecchie con le mani considerato l’enorme frastuono di Wembley.
Poi la morte del bambino, il silenzio.
Il funerale con la bara portata a spalla dai parenti con indosso la maglia del Sunderland col nome di Bradley, per l’ultima sfilata in mezzo a quei super eroi dei fumetti a lui tanto cari, come Capitan America, Batman, le Tartarughe Ninjia, Spiderman, Catwoman e tra questi anche Jermanin Defoe, che dopo l’addio alla formazione scozzese del Glasgow Rangers torna laddove si sente a casa, per la felicità di Bradley e di chi, calcisticamente, vorrebbe risalire in categorie certamente migliori.
Infine se tutto questo non bastasse, il Sunderland donerà una parte di ciascun biglietto pagato dai tifosi alla Bradley Lowery Foundation, ente di beneficenza nato nell’agosto 2017 e impegnato nella lotta al neuroblastoma e al cancro infantile.
Non è solo uno sport.

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Andrea La Rosa

2 commenti

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  • Uno vince, e tutti gli altri perdono.
    E’ la dura regola dello sport dove nella maggior parte delle volte, non sono nemmeno sufficienti duri allenamenti e rinunce pur di raggiungere l’obiettivo della vita.
    Tuttavia, per fortuna, riesce ad avere trame di vicende straordinarie, molto forti sotto ogni punto di vista, che ci invita talvolta a riflettere e fermarci, su chi siamo e cosa siamo.
    Grazie per i costanti e puntuali commenti.

  • Una vicenda commovente e avvincente, così rare da individuare nella vita di tutti i giorni. Non conoscevo questa storia e ho apprezzato molto che è stata “scovata” e portata all’attenzione di tanti lettori. Spor One è anche questo. Non solo cronaca sportiva. Grazie Andrea.

Andrea La Rosa

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