Serie A Player of the Week 12: Dries Mertens

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Sette gol in sette giorni. Non è il remake dell’esilarante film di Pozzetto e Verdone del 1986, ma il titolo della nuova impresa andata in scena a Fuorigrotta nella diciassettesima giornata targata Dries Mertens, player of the week per la seconda settimana consecutiva. Contro il Torino, il belga mette a segno una quaterna fantastica, che lo inserisce di diritto nella storia del calcio di casa nostra: entra in un club ristretto di 24 calciatori autori di un poker in una sola gara negli ultimi cinquant’anni (tra gli altri, Baggio, Vieri, Casiraghi, Boninsegna, Rivera, giusto per citarne qualcuno). Ma il club di campioni, ben più elitario, in cui entra Mertens è quello formato con Meazza, Nordahl, Jeppson e Angelillo, i soli ad aver messo a referto il loro nome sette volte in due gare consecutive. Nessuno ci riusciva, in pratica, dal 1958.

Il penultimo turno d’andata sancisce la solidità della Juventus, laureatasi campione d’inverno con ben sette punti sulla seconda. La Roma, sconfitta di misura allo Stadium, a dire il vero avrebbe anche potuto agguantare il pari su una delle situazioni favorevoli costruite, ma il succo non sarebbe cambiato: i bianconeri restano i padroni del campionato. Prosegue l’ottimo cammino della Lazio, vincitrice sulla Fiorentina, si riprendono Inter e Bologna, mentre rinsaldano le proprie posizioni l’Udinese e il Chievo Verona. Pirotecnico il successo del Palermo in casa del Genoa, dopo un 4-3 spettacolare in cui i rosanero dimostrano di non voler arrendersi alla classifica.

I risultati di domenica lasciano spazio però alla prestazione di Dreis Mertens, che ha rubato la scena a chiunque. Messo in campo ancora una volta come prima punta, il belga ha dato sfoggio delle sue grandi qualità ed è stato un punto di riferimento costante per i suoi compagni. In nove minuti appena, l’attaccante azzurro sigla una tripletta che stende letteralmente gli avversari e fa gioire uno stadio intero. Lo show ha inizio dopo appena tredici minuti: il Napoli combina come al solito nello stretto da calcio d’angolo e lo schema trova il movimento al centro dell’area di Mertens che, sull’assist preciso di Callejon, libera un destro pulito che buca Hart. Dopo appena tre minuti, detta il passaggio in profondità ad Insigne, che lo serve sulla corsa: la palla è un po’ lunga ma con furbizia riesce a tagliare la strada al difensore Barreca, che lo stende in area. Lui stesso batte con freddezza e precisione il rigore procurato, siglando la doppietta al diciottesimo. Quando i minuti del match sono appena ventidue, si fa beffe della retroguardia granata anticipando tutti sulla respinta di Hart ad un tiro di Callejon: il contrasto sulla linea di Rossettini al suo primo lucido tentativo non è abbastanza efficace perché gli consente comunque di ribadire in rete con astuzia e prontezza di riflessi. Tre gol in nove minuti: solo Mazzola nel 1947 (in soli due minuti), Anastasi (cinque minuti) nel 1975 e Van Basten (sette minuti) nel 1992 hanno fatto meglio in Serie A.

Nella ripresa, complice un atteggiamento degli uomini di Mihajlovic più aggressivo e propositivo, il Napoli non trova tutti gli spazi del primo tempo e Mertens da finalizzatore si trasforma in uomo squadra: tutti gli appoggi in uscita sono i suoi, sa sempre farsi vedere dai difensori e dai centrocampisti che necessitano di aiuto in disimpegno. Insomma, fa il lavoro sporco che solitamente si vede fare dalle prime punte dal metro e ottantacinque in su. Peccato che lui non arrivi al metro e settanta. Il quarto gol, quello che lo elegge insieme ai grandi, arriva all’ottantesimo ed è il più bello: pallonetto dal limite destro dell’area che si infila nell’angolino opposto della porta difesa dall’immobile e incolpevole Hart e che Lele Adani in telecronaca definisce ‘vaselina’, riprendendo un termine tanto caro in Argentina. E proprio in Argentina vola la mente dei tifosi napoletani dopo il gol: il più amato numero 10, che sommato ai 4 gol fa giusto 14, il numero di maglia del nuovo idolo dei partenopei.

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Luigi Rivolta

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