Sono stati famosi: B.A.R. (1999-2005)

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La British American Racing ha disputato ben centodiciassette gare ottenendo come miglior risultato, il secondo posto nella classifica costruttori 2004.

La BAR 006 ottenne i risultati migliori nella storia del team

Quando lo storico costruttore Tyrrell chiuse i battenti, la British American Racing si presentò in Formula 1 con un progetto chiaramente incentrato su Jacques Villenueve, subito competitivo nella sua stagione d’esordio (1996), brillantemente campione del mondo in quella successiva, salvo poi affrontare il 1998 con una Williams non all’altezza dei precedenti campionati.
Quella del pilota canadese fu una scelta a sorpresa, considerato un team all’esordio in F1 nel periodo in cui McLaren e Ferrari battagliavano per i campionati.
Il neonato team prima dell’esordio, propose di scendere in pista con le proprie monoposto aventi differenti colorazioni per meglio sponsorizzare la multinazionale del tabacco dalla quale proveniva il proprio nome, ma la federazione tramite ricorso respinse tale ipotesi, così il team risolse la questione sezionando longitudinalmente la livrea.
Il risultato comunque accattivante sotto il profilo dell’immagine oltre che commerciale, non fu a livello delle prestazioni in pista, considerato che il pilota canadese insieme al compagno di squadra Zonta (in tre occasioni sostituito da Salo) non raccolsero alcun punto ma tanti ritiri, il miglior risultato fu il settimo posto di Mika Salo nel Gran Premio di San Marino.
Il risultato deludente non demoralizzò il team e gli investitori, tutt’altro nel 2000 la B002 passò ai motori Honda che per la prima volta dal ’92 tornò in Formula 1.
La vettura fece un notevole balzo in avanti, lo stesso Villenueve concluse più volte in zona punti insieme al confermato Zonta, piazzandosi in quinta posizione nella classifica costruttori.
Nel 2001 a Villenueve venne affiancato l’esperto Panis, ma i risultati della B003 non furono all’altezza delle ambizioni anche se, i due podi conquistati dal pilota canadese ormai nel ruolo di guida alla crescita del team, diedero coraggio e fiducia a tutto l’ambiente in un progressivo miglioramento.

Il 2002 registrò un passo indietro col settimo posto finale tra i costruttori, raramente in zona punti.
Passo avanti con la successiva B005 guidata dall’ormai veterano Villenueve e Button (sostituito da Sato nell’ultimo Gp del Giappone), seppur senza mai andare a podio i buoni e più costanti piazzamenti nella zona punti, valsero un balzo in avanti.
Siamo nel periodo del dominio Schumacher-Ferrari, le vittorie sono quasi del tutto monopolizzate e gli spettatori (soprattutto non ferraristi) sperano che qualcuno possa contrastare il dominio rosso, alla B.A.R. nel 2004 saluta Villenueve, la nuova BR006 viene affidata alla coppia Sato-Button.
I risultati sono a dir poco sorprendenti, perché la competitività della monoposto, lo smarrimento di alcuni team alle prese con un pesante distacco dalla Ferrari ma anche la crescente maturità di Button, permettono alla B.A.R. senza nulla da perdere, di raggiungere lusinghieri risultati.
Proprio il pilota britannico ottenne quattro secondi posti, sei terzi posti e partendo dalla pole nel Gran Premio di San Marino, il compagno di squadra Sato è terzo negli Stati Uniti oltre a ripetuti piazzamenti in zona punti.
Il risultato finale è sorprendente: secondo posto nella classifica costruttori.
All’inizio del campionato 2005 fu lecito aspettarsi dalla B.A.R. ancora un passo in avanti, anche in virtù del notevole ridimensionamento delle Ferrari, ma le cose andarono diversamente.
La prima parte della stagione si rivelò un mezzo disastro, anche per la squalifica dovuta a non aver rispettato il limite di peso della monoposto, tuttavia la situazione migliorò progressivamente con Button ripetutamente in zona punti e due volte sul podio.
Nel frattempo l’imposizione circa il vietamento di sponsorizzare marchi di tabacco, e la parallela voglia della Honda a rientrare in Formula 1, vide l’acquisto del team proprio da parte dell’azienda giapponese, ponendo i titoli di coda alla British American Racing.

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Andrea La Rosa

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