Sprofondo azzurro

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Sconfitta a Palermo dalla mediocre Macedonia del Nord, l’Italia del calcio manca per la seconda volta consecutiva la qualificazione ai Mondiali. Analisi di una lenta discesa di gioco e risultati iniziata già agli Europei vittoriosi d’Inghilterra.

Brutta serata, l’ennesima, quella regalataci dalla nazionale maschile di calcio ieri a Palermo. Anche stavolta, la seconda consecutiva, i Mondiali li guarderemo alla tv, con quel distacco neutrale che, se da una parte fa vivere certamente più sereni, dall’altro azzera uno dei rarissimi momenti di partecipazione collettiva rimasti in questo Paese, altrimenti tutto provincialismo e cortili di convenienza personale. La conclusione in sé è stata una beffa crudele, con quel tiraccio alla cieca che si insacca al 92′, ma la partita aveva fin lì seguito il copione più ovvio e prevedibile, con la Macedonia chiusa e attenta solo a non prenderle e l’Italia padrona del campo. Nulla di strano, fin qui; i nostri avversari erano venuti a fare l’unica partita possibile per loro, non potevamo certo pretendere che venissero a regalarci la partita spianandoci il contropiede. Mi pare quindi fuori luogo parlare di “ingiustizia”, innanzitutto perché lo sport in generale non è sempre giusto e il calcio, in particolare, tende frequentemente a ricordarci che non è un esercizio di stile: vince chi la butta dentro. Il possesso palla dominato (60% a 40), i 16 corner a zero per gli azzurri, i 32 tiri a 4, sono tutti numeri che lasciano il tempo che trovano, se di quei 32 tiri ne vengono indirizzati in porta solo 5 e nessuno varca la linea (per tacere dei calci d’angolo battuti in modo osceno). Era facilissimo prevedere che la partita avrebbe avuto questo sviluppo, stava a noi cambiarne il corso, con un gol che avrebbe costretto almeno i macedoni ad aprirsi per cercare il pari, concedendoci così un po’ di spazio per chiuderla in contropiede. Il gol, appunto, il nodo di tutta la questione, un nodo cronico che questa nazionale si porta dietro già dai vittoriosi Europei d’Inghilterra. Dalla semifinale degli Europei del 6 luglio 2021 a ieri, gli azzurri hanno giocato 10 partite, pareggiandone 6 (le vittorie ai rigori non contano), perdendone due e vincendone altrettante (un 5-0 contro la Lituania e il 2-1 sulle riserve del Belgio nell’inutile finalina della Nations Cup): 12 punti su 30, una media da colonna destra della classifica. 7 reti fatte in 9 partite, se togliamo la cinquina alla Lituania, sono un bottino davvero misero, e il fatto che si recrimini solo sui due rigori sbagliati da Jorginho non fa che confermare questa debolezza in fase realizzativa.

Il gioco, alla fine, non è mai venuto meno, anche se la manovra è diventata meno verticale, ma in tutta coscienza non si può dire che questa nazionale giochi male, tutt’altro. Ne abbiamo viste di davvero oscene, anche negli ultimi decenni, per cui non possiamo dire di essere abituati talmente bene da considerare un brutto gioco quello della squadra di Mancini. Manca un finalizzatore di livello internazionale, purtroppo, e questo non è colpa del ct: Immobile è un fortissimo attaccante da serie A, quindi del quarto o quinto torneo europeo, ma non ha mai fatto il definitivo salto verso la grandezza internazionale, e malgrado questo è nettamente il migliore al momento. Belotti e i Sassuolo-boys non hanno mai giocato un minuto in Champions, Insigne è in una pesante fase di calo, Kean ha viaggiato tanto ma concluso poco finora, Zaniolo deve ritrovarsi e su Balotelli stendiamo un velo pietoso. L’unico vero potenziale fuoriclasse di questo reparto è Federico Chiesa, purtroppo infortunato. Questo è il materiale umano per cui si arriva a inquadrare la porta 5 volte su 32 tiri, ed è vietato stupirsi, visto che il Milan sta vincendo lo scudetto con due centravanti stranieri che sommati fanno quasi 80 anni d’età.
Già da ieri sera sono partiti i processi a tutto e tutti, i “tutto sbagliato, tutto da rifare” di bartaliana memoria si sprecheranno, ma se questo poteva essere vero quattro anni fa, dopo il fallimento di Ventura, non è detto che lo sia oggi, e per questo spero che Mancini non prenda decisioni sull’onda della comprensibile amarezza del momento. La nostra resta una squadra di alto livello, e questo perché la nazionale non è l’espressione di un intero movimento; non è che se vinciamo a Wembley il modello-calcio italiano funziona e quando invece perdiamo con la Macedonia è tutto uno schifo. La nazionale va a cicli, certo, ma con più di un milione di tesserati non sarà mai un problema trovare 25-30 giocatori di discreto valore; non vinceremo sempre, ma con le scelte giuste e un bravo allenatore avremo comunque una squadra competitiva. Il movimento del calcio italiano è tutt’altra cosa, ed è quello messo peggio, tra montagne di debiti, stadi fatiscenti, regolamenti e giustizia da operetta, arbitri mediocri. Questo per ripetere a Mancini di restare, perché la nazionale appena eliminata è comunque la parte migliore del calcio italiano…

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Gianluca Puzzo

3 commenti

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  • Ottimo commento Gianluca!
    Mi trovi d’accordo sui punti della tua analisi. Principalmente sul fatto che non è crollato il mondo: ci eravamo forse montati un po’ la testa destinando molte delle nostre aspettative di riscatto nazionale (e sociale) sulle spalle della ” monca” compagine del Mancio.
    Monca perché, come giustamente rilevi, priva di un goleador di livello internazionale. Anch’io vedrei Chiesa in quel ruolo: ha l’istinto felino da area piccola.
    Poi l’elenco dovrebbe prevedere diverse alternative valide (con visione e piedi buoni). Per esempio: lo scorso campionato l’Atalanta figurava in classifica marcatori con 8 (otto!) elementi della rosa.
    Inoltre ct Mancini ha svolto bene il suo ruolo con gli elementi che aveva, e lo vedrei bene a continuare il percorso … se disponibile e confermato.
    Il tutto è da considerare un chiaro segnale per una rifondazione attenta delle strategie future da implementare fin da subito.

  • Complimenti per i commenti e le conclusioni su cui sono completamente d’accordo. Bravo come sempre!

  • Sono molto in sitonia con la tua analisi e anch’io penso sia bene che Mancini rimanga anche se non sarà facile trattenerlo (un allenatore come lui può andare avanti per alcuni anni senza veri obiettivi?). Mi permetto di dissentire sul problema della punta: 1. Immobile non è un campione ma è un ottimo calciatore, ma chiedo: ieri sera qualcuno ha visto un pallone giocabile per una punta come lui?. 2. Da molti anni anche le squadre più forti non hanno un solo goleador perchè con pressing e raddoppi di marcature sarebbero facilmente neutralizzati. Hanno, invece, seconde punte e centrocampisti in grado di segnare perchè dotati di un buon tiro. Tutto questo manca alla nostra nazionale: solo passaggi laterali e nessun passaggio smarcante perché non hanno piedi buoni e la giusta dose di fantasia. Insomma, questo passa il convento e d è bene farsene una ragione. Grazie per il commento.

Gianluca Puzzo

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