Stanley Cup Finals ’19: i Blues fanno la storia, campioni dopo 52 anni

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Storica impresa dei St. Louis Blues, che vincono 4-1 una gara 7 a lungo dominata dai Bruins e conquistano la loro prima Stanley Cup. O’Reilly (ancora a segno) premiato come MVP, il rookie Binnington monumentale tra i pali.

Il sogno che da più di mezzo secolo si tramandava di generazione in generazione a St. Louis ora è diventato realtà: dopo 52 anni di attesa, la Stanley Cup riporterà incisi anche i nomi di questi Blues, autori di un’impresa iniziata il 3 gennaio e culminata nella vittoria di gara 7 a Boston.
In quella data, dopo oltre venti partite di regular season già giocate, i Blues erano ultimi in classifica, costretti a licenziare il loro allenatore e ad affidarsi all’esperienza di un grande ex giocatore, Craig Berube, con la sola speranza di lasciare almeno l’umiliante posizione. Da lì è iniziata l’impresa, una rimonta pazzesca che ha portato i Blues prima ai playoff e poi su su fino alle Stanley Cup Finals, giocate con un portiere esordiente e nessun giocatore con un titolo nel roster.
Sfavoriti al primo turno contro Winnipeg, poi sopravvissuti miracolosamente al doppio overtime in gara 7 contro Dallas, poi ancora sfavoriti contro San Jose e, in ultimo, contro Boston, questi Blues, a tratti commoventi, hanno scalato la montagna fino in fondo, senza farsi deprimere dagli occasionali scivoloni (come il 7-2 incassato in gara 3 delle Finals), fino a scrivere una meravigliosa pagina di storia dello sport e della NHL.

Gara 7 è stata un po’ la sublimazione di tutti questi mesi passati dai Blues a risalire la china: in trasferta, dopo l’amara sconfitta casalinga in gara 6, con tutto il pubblico ostile (ma correttissimo fino alla premiazione), contro una squadra più esperta che ha giocato a ritmi pazzeschi la prima mezz’ora abbondante, contro tutto questo St. Louis si è esaltata, chiudendo in gloria il più classico degli “Hollywood ending” che ogni tanto lo sport sa regalarci. È stata anche fortunata, com’è normale che sia in queste imprese, ma è stata capace di tirare fuori tutto il meglio di sé nella partita che contava di più: dall’immensa prestazione del proprio portiere, Jordan Binnington, a una difesa che ha concesso un solo power play in 60′ agli avversari, fino a un gruppo di attaccanti che, dopo tanto soffrire in copertura, hanno colpito con incredibile lucidità un grande portiere come Rask.
Già, gli sconfitti. Una notte da incubo per i Bruins e per tutta Boston, che sognava la settima Stanley Cup della sua storia e uno straordinario “triplete” stagionale, dopo i titoli dei Red Sox nel baseball e dei Patriots nel football. Una sconfitta che lascerà il segno a lungo, specialmente sul gruppo dei più anziani (Chara, Bergeron, Marchand, Krejci), che speravano in tutt’altro finale per bissare la coppa del 2011.

È il sogno di un bambino che si avvera: vincere la Stanley Cup, sollevarla e baciarla. E ora festeggiamo alla grande.

Brayden Schenn, giocatore St. Louis Blues

Ce l’hanno messa tutta, di questo va dato loro ampio merito, dominando due terzi del match e mollando decisamente solo dopo aver incassato il 3-0 da Schenn. D’altra parte, il bilancio dei tiri fatti parla chiaro: 12-4 per Boston alla fine del primo periodo, addirittura 23-9 dopo il secondo, sono numeri che evidenziano il dominio dei Bruins. Ma nell’hockey, come nel calcio, non vince chi fa più tiri o chi ha più possesso, vince chi segna. Dura lex sed lex.
La partita.
I primi 16 minuti sono un tiro al piattello; St. Louis è letteralmente schiacciata verso la propria porta dal ritmo e dalla tecnica dei Bruins. I Blues cercano di compensare con ordine, qualche rudezza fisica (ma senza esagerare, vista la forza del power play avversario) e con Binnington, che appare subito in gran serata. Il rookie si supera in almeno cinque occasioni, su Marchand, Bergeron, Acciari e Krejci in power play (per uno sciocco delay of the game di Parayko) e infine fermando Johansson, lanciato a rete da solo. La difesa dei Blues è brava a non concedere tiri su rebound e power play, ma per lunghi tratti sembra davvero sull’orlo della capitolazione. A ribaltare la situazione arriva, imprevedibile, il vantaggio di St. Louis, con O’Reilly bravo e fortunato a trovare la deviazione giusta sottoporta su un tiro dalla distanza di Bouwmeester, con il disco che batte Rask, fin lì

spettatore non pagante. Boston impiega solo un minuto a riprendersi dalla sorpresa, e già a 1’18” dalla prima sirena Binnington nega il pari a De Brusk. Il primo periodo, però, non ha ancora finito di riservare emozioni: a 8″ dalla fine, infatti, Pietrangelo (lasciato colpevolmente libero da Marchand, uscito probabilmente senza accorgersi che mancasse così poco) inizia e conclude una splendida manovra in contropiede, segnando il 2-0 Blues. Il secondo periodo è senza segnature, ma a fare gioco sono ancora i Bruins, stoppati come sempre da Binnington (due volte su Pastrnak); i Blues hanno una sola, grande occasione per triplicare il vantaggio, con il disco tirato da Schenn che finisce sulla traversa dopo la deviazione di Rask, poi scivola sulla schiena del portiere e viene infine liberato dalla difesa. Boston parte forte anche nel terzo periodo, conscia che anche una sola rete potrebbe riaprire il match, ma va a sbattere ancora una volta su Binnington, splendido su Krug e Kouraly, addirittura sovrumano in tuffo su Nordstrom, a 11′ dalla fine. Col passare dei minuti i Bruins perdono umanamente fiducia e ritmo, fino a subire il 3-0 da Schenn, splendidamente servito da Tarasenko. A 4’38” dalla fine arriva addirittura il 4-0 di Sanford, una punizione davvero eccessiva, solo parzialmente addolcita dal gol della bandiera di Grzelcyk per il 4-1 finale.

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Gianluca Puzzo

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