Stanley Cup Finals ’21: immenso orgoglio Canadiens, Tampa può attendere

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Dopo aver vinto a mani basse gara 3, i Lightnings sembravano avviati verso un facile sweep per la riconferma del titolo, ma i Canadiens, almeno per una notte, hanno ribaltato i pronostici, vincendo ai supplementari una palpitante e stupenda gara 4.

Josh Anderson sigla in tuffo la rete vincente in overtime

La stagione dell’hockey non poteva salutarci senza un’ultima (forse) palpitante partita in pieno stile playoff, piena di emozioni, di scontri, di rudezze e di colpi da campioni. Perché questa è stata gara 4: quella che sembrava essere il funerale annunciato per i Canadiens, per di più davanti al loro pubblico, si è trasformata invece in una nottata epica per i padroni di casa e per i tifosi canadesi, vinta ai supplementari dopo essere stati rimontati due volte, aver subito 35 tiri ed essere stati per 4 minuti in inferiorità numerica a cavallo tra la fine del terzo periodo e l’inizio dell’overtime. La coppa finirà comunque per vincerla Tampa, che anche nella sconfitta ha comunque dominato per ampi tratti di partita, ma è comunque una bella storia di sport quella dell’underdog che, a un passo dal baratro, mette tutto se stesso e, sotto lo sguardo benevolente degli dei del ghiaccio, rialza la testa per uscire dalla finale con almeno l’onore delle armi. Gara 3 era stata un’esecuzione più che una partita, con Tampa vittoriosa 6-3 e sempre in vantaggio, sempre sul velluto. Ed a sorprendere, più che il risultato, era stato l’atteggiamento remissivo dei Canadiens, che in una partita del genere, da vincere a tutti i costi, avevano perso commettendo solo una penalità, oltretutto un banalissimo delay of the game. L’hockey, specie quello dei playoff, è tutto il contrario: chi sta sotto, chi è inferiore tecnicamente, deve almeno picchiare, deve metterla quasi in rissa, altrimenti è spacciato. E allora, chiusa la mortificante gara 3, Price e compagni devono essersi guardati negli occhi: perdere gara 4 avrebbe voluto dire chiudere la stagione, tanto valeva mettere sul ghiaccio ogni stilla di energia residua, per non uscire da questa finale col rimorso di non aver dato tutto. È nata così una partita con 17 penalità, che ha visto sempre avanti Montreal nel punteggio ma che i Lightnings hanno quasi sempre condotto nel gioco, accettando anche il gioco duro, tirando di più, cogliendo ben tre pali, uscendo alfine battuti, ma certo senza rimorsi. Ora avranno gara 5, domani e in casa, per chiudere il discorso e alzare la coppa di Lord Stanley davanti al loro pubblico. Ma stanotte gli eroi si chiamano Josh Anderson, Cole Caufield, Kurt Suzuki e Carey Price, colonne di una squadra che ha rifiutato l’umiliazione del 4-0, facendo onore alla storia gloriosa di questa franchigia e dell’hockey canadese.

Il match parte con Tampa sugli scudi, che interpreta la partita alla perfezione: è in vantaggio 3-0 nella serie, deve rischiare per chiuderla subito. Montreal resiste, non senza difficoltà, ed a 4’21” dalla prima sirena passa in vantaggio con Josh Anderson, che finalizza uno splendido assist di Suzuki al culmine di un’azione corale ottimamente costruita. Tampa però è ben lungi dallo sciogliersi, e a 20″ dal riposo Point coglie il primo palo della serata sfortunata della truppa di Cooper. Nel secondo periodo, dopo 6′, Vasilevskiy si supera ben tre volte durante un power play canadese, ma si resta sull’1-0. Il match diventa feroce, senza esclusione di colpi, e fioccano i power play da ambo le parti: durante uno di questi, Tampa colpisce il secondo palo, con il disco di Hedman che prima schizza sul pad di Price e poi scheggia l’incrocio dei pali. Passano altri 2′ e i Lightnings pareggiano: uscita sbagliata della difesa di Montreal, McDonagh firma un assist no-look da cineteca e Goodrow deve solo spingere il disco in porta per l’1-1. Terzo periodo: Price tiene in piedi i suoi con due pregevoli interventi su Kucherov e Rudda, poi Montreal passa di nuovo in vantaggio con un tiro da lontano di Romanov, ma il merito va al perfetto timing dello screen di Lehkonen, che manda al buio Vasilevskiy. Tampa si butta avanti e sfiora l’immediato pareggio con Tyler Johnson, poi è Vasilevskiy a stoppare Suzuki, liberatosi con un tunnel d’alta scuola. Il vantaggio canadese dura solo 5′, cioè fino a quando Pat Maroon duetta con Joseph per poi scagliare in rete il disco del 2-2. Montreal reagisce di rabbia, ma il finale è tutto di Tampa, che in più di un’occasione arriva davvero a pochi centimetri dalla rete che avrebbe significato titolo certo. A 2′ dalla fine Palat sbaglia male sotto porta, subito dopo Kucherov coglie il terzo, clamoroso palo della serata dei Lightnings. In più, ad un solo minuto dalla terza sirena, il capitano dei Canadiens, Shea Weber, colpisce col bastone il volto di Palat, che si accascia sanguinante sul ghiaccio. Il giocatore di Tampa viene subito medicato, nulla di grave per fortuna, ma Weber viene punito con un inevitabile “double minor” per high-sticking: 4 minuti di inferiorità numerica per Montreal. Dopo un minuto la partita va ai supplementari, che si aprono appunto con ulteriori 3′ di power play dei Lightnings, situazione che suona come una campana a morto per i padroni di casa. La pressione degli ospiti è enorme, Price salva due volte il disco a pochi centimetri dalla riga di porta, ma il fortino dei Canadiens in qualche modo tiene, e Suzuki trova perfino il modo di sfiorare una clamorosa rete in short-handed. Passati i 3′ di tempesta, si torna in parità numerica, ma dopo un altro minuto a spezzarsi è la parità di risultato: Josh Anderson ruba un disco a metà campo, si invola a sinistra lungo la balaustra, scambia con Caufield il cui ritorno non è però preciso, ma Anderson cambia direzione e con un tuffo miracoloso spinge il disco oltre Vasilevskiy. E per una notte almeno, la baldoria è tutta canadese.

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Gianluca Puzzo

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