Stanley Cup Finals ’23: i Panthers si rialzano a 2′ dall’abisso

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Dopo aver vinto gara uno e dominato gara due, in gara tre i Golden Knights arrivano a un soffio dal 3-0 nelle Stanley Cup Finals. Ma i Florida Panthers li riagguantano e in overtime, come sempre, sono loro a chiudere il match, cogliendo la prima vittoria nelle Finals della loro storia. Domani notte ancora sul ghiaccio per gara 4.

Non è dato ancora sapere se Carter Verhaeghe, dopo aver segnato nell’overtime di gara 7 contro i Bruins, abbia cambiato anche il corso delle Stanley Cup Finals; di certo si è guadagnato un posto nel cuore di tutti i tifosi di hockey (tranne quelli di Vegas, ovviamente) per aver ridato un senso a una finale che, per come si erano messe le cose, si sarebbe già potuta chiudere nella notte tra domani e domenica. Sì perché, dopo aver vinto 5-2 gara uno, i Vegas Golden Knights avevano asfaltato i Panthers in una gara due senza storia, in cui Stone e compagni si sono ritrovati avanti 4-0 neppure a metà partita, ragion per cui questa gara tre era diventata il crocevia decisivo tra una serie incerta e uno sweep molto probabile. Prima di passare alla cronaca dell’appassionante gara 3, riteniamo importante mettere in evidenza un dato finora comune a tutta la serie: le moltissime penalità. 212 minuti complessivi comminati nei primi due match, anche con diverse major, cui devono aggiungersi i 30 totali di gara 3, fanno un totale di 242 minuti di penalità, ovvero il secondo record nella storia dei playoff NHL; un numero che si commenta da sé, e che indica quanta aggressività stiano mettendo sul ghiaccio le due squadre. E meno male che nessuna delle contendenti abbia un fantastico power play, altrimenti i gol in superiorità numerica si conterebbero col pallottoliere. E veniamo a raccontarvi gara 3, che ha visto davvero arrivare Vegas a un passo dal mettere già una mano sulla coppa di Lord Stanley e che ha invece regalato ai Panthers la prima vittoria nelle Finals della loro storia (contro gli Avalanche nel ’96 fu uno sweep) e nuove speranze di avere ancora qualcosa da dire nella corsa al titolo.

I primi minuti sono tutti di Florida, partita a razzo per vendicare le due sconfitte subite a Las Vegas: dopo neppure 4′ arriva l’1-0 firmato da Montour con una sassata dalla media distanza, ma nei minuti successivi è il portiere di Vegas, Hill, a impedire la goleada con almeno un paio di notevoli interventi. I Golden Knights si risvegliano nei minuti finali del primo periodo anche grazie al power play: il primo segnale è una traversa a 6′ dalla prima sirena, poi a -4′ arriva l’1-1 di Stone (in power play 4-on-3) e a -13″ è il portiere di casa, Bobrovsky, a impedire il vantaggio degli ospiti. Bobrovsky diventa protagonista assoluto del match nel secondo terzo di gara, quando si rende protagonista di almeno tre autentici miracoli (uno pazzesco, su Howden, per rimediare a un suo stesso errore), ma non può nulla, a 5′ dal secondo intervallo, sul fantastico tiro al volo di Marchessault in power play. Nel terzo periodo Vegas decide saggiamente di non chiudersi solo a difesa del vantaggio, ma resta padrona delle operazioni, costringendo ancora Bobrovsky agli straordinari e cogliendo anche un palo a -4’20” al termine di un perfetto contropiede. Ma proprio quando sembrava finita, quando ormai i Panthers davano l’idea di un pugile allo stremo in attesa solo dell’ultima campana, accade l’incredibile: Florida toglie Bobrovsky come mossa della disperazione e così, con un uomo di movimento in più, trova il rebound giusto, con il puck che si accomoda davanti al bastone di Tkachuk, che a 2’13” dalla sirena deve solo spingerlo dentro per il 2-2. Vegas accusa il colpo, Florida è sfinita: per diversi minuti, tra la fine del terzo periodo e l’inizio dell’overtime, non accade nulla di significativo, fino al tiro vincente, dopo 4’27” del primo supplementare, di Verhaeghe, che prima tocca il palo di Hill e poi si insacca. L’eroe di Boston riapre tutto.

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Gianluca Puzzo

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