Taccuino mondiale (1a parte)

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È iniziato il conto alla rovescia in vista dell’imminente mondiale di Qatar 2022. Come avvenuto un anno fa in occasione del campionato europeo, riscopriamo tutte le edizioni dei mondiali fin qui disputati; nella prima parte dall’edizione inaugurale fino al Maracanazo del 1950.

Lo Stadio del Centenario ospitò la prima edizione.

È una lunghissima storia quella dei mondiali di calcio, da sempre tra gli eventi maggiormente seguiti.
Cambiano i tempi, gli approcci, le strategie comunicative ma non l’essenza degli atleti, perché se per qualcuno vincere è l’apice della carriera, per altri disputare un buon Mondiale è l’occasione per mostrare le proprie capacità nella speranza di un salto in avanti (soprattutto economico), senza dimenticare anche tutti coloro per cui la sola partecipazione rappresenta il traguardo di una vita.

URUGUAY ‘30
I vertici della Federazione calcistica internazionale, nata ad inizio secolo, ufficializzarono la prima edizione del torneo internazionale nel 1928 sotto la presidenza di Jules Rimet.
La scelta della sede premiò la candidatura dell’Uruguay, forte delle vittorie olimpiche nei tornei ’24 e ’28 oltre che della promessa di costruire il più grande impianto mai esistito: lo Stadio del Centenario, poi eretto in appena cinque mesi.
Non erano previste qualificazioni, ma ogni paese affiliato alla Fifa doveva confermare la partecipazione entro un limite temporale, anche se la distanza ed i costi del lungo viaggio fecero declinare l’invito a nazionali competitive come l’Austria, la Svizzera e la Cecoslovacchia.
Nemmeno l’Italia partecipò alla competizione, nonostante la vittoria nella coppa internazionale 1927-30, mentre Inghilterra e Scozia rifiutarono (anche nelle successive due edizioni) per una questione di principio, rivendicando come il calcio fosse nato dalle loro parti, quindi ritenendosi superiori e campioni del mondo a prescindere.
Ad alzare il trofeo Jules Rimet davanti a 93.000 spettatori furono proprio i padroni di casa vittoriosi in finale contro l’Argentina 4-2, dopo che le stesse squadre in semifinale, avevano battuto rispettivamente Jugoslavia e Stati Uniti con lo stesso punteggio di 6-1.
Vinse la classifica marcatori l’argentino Guillermo Stabile con otto reti.

ITALIA ‘34
L’Italia ospitò la seconda edizione del torneo, a Bologna, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Roma, Trieste e Torino, furono costruiti gli stadi seguendo le linee formali dell’architettura del ventennio, alcuni dei quali ancora oggi apprezzati e utilizzati dopo essere stati ammodernati.

Furono sedici le squadre partecipanti, numero incrementato anche per la centralità geografica che consentì un migliore raggiungimento da parte delle formazioni europee; l’Egitto fu la prima squadra africana a disputare la competizione.
Trionfò per la seconda volta consecutiva il Paese ospitante, vale a dire l’Italia, allenata da Vittorio Pozzo, che dopo aver superato la Grecia, batté agli ottavi gli Stati Uniti, ai quarti la Spagna, in semifinale l’Austria, infine per 2-1 dopo i tempi supplementari la Cecoslovacchia. nell’ultimo atto disputato a Roma allo Stadio del Partito Nazionale Fascista, poi demolito alla fine degli anni ’50 per fare spazio al Flaminio in previsione delle Olimpiadi del 1960.
Miglior marcatore con 5 reti, il cecoslovacco Oldrich Nejedly.

FRANCIA ‘38
La scelta francese innescò immediate polemiche, perché non venne rispettata l’alternanza Europa-Sudamerica, per questo motivo Argentina e Uruguay non parteciparono alla competizione.
Per la prima volta esordì una squadra asiatica (Indie orientali olandesi, oggi Indonesia), altre debuttanti furono Cuba, Norvegia e Polonia, ma il contesto politico ormai diretto verso il conflitto bellico portò ad alcune rinunce anche tra le compagini europee, come l’Austria (quarta nel mondiale del ’34) annessa alla Germania nazista, e la Spagna, alle prese con la guerra civile.
Ad aggiudicarsi il titolo fu ancora una volta l’Italia di Pozzo che sconfisse in finale l’Ungheria 4-2 (doppiette di Colaussi e Piola) davanti ai 60.000 dello stadio olimpico Yves du Manoir.
Miglior marcatore, con sette reti, il brasiliano Leonidas.

BRASILE ’50
Dopo la pausa di dodici anni causata della seconda guerra mondiale, per la quarta edizione si tornò in Sud America dove le città ospitanti furono Belo Horizonte, Curitiba, Porto Alegre, Recife, Rio de Janeiro e San Paolo.
Gli strascichi della guerra ebbero effetti sulla competizione, infatti Germania Ovest e Giappone furono escluse, mentre l’Italia venne comunque invitata essendo detentrice della stessa coppa che Barrassi, presidente della Federcalcio e vice presidente Fifa, aveva conservato nei difficili anni di morte e distruzione.
La comitiva azzurra segnata della tragedia di Superga, raggiunse il Brasile con la nave.
L’Italia non superò il girone vinto dalla Svezia, ma l’edizione del 1950 è ancora oggi ricordata per il Maracanazo, ovvero la sconfitta contro ogni pronostico del Brasile contro l’Uruguay, davanti ai quasi 200.000 spettatori del Maracanà e di un Paese incautamente certo della vittoria finale.
Miglior marcatore con nove reti fu il brasiliano Ademir.

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Andrea La Rosa

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