Taccuino mondiale (5a parte)

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Nella quinta parte le prime due edizioni del nuovo millennio, ripercorrendo la delusione di Corea/Giappone 2002 e la gioia di Berlino 2006.

La formazione scesa in campo nella finale del 2006 contro la Francia

GIAPPONE/COREA DEL SUD 2002
Per la prima volta si rese disponibile l’organizzazione congiunta di due Paesi fuori dai continenti europei ed americani che da sempre, avevano ospitato la fase finale di un campionato del mondo.
Non mancarono le sorprese a cominciare dall’incredibile vittoria dell’esordiente Senegal contro la Francia campione del mondo e d’Europa in carica, i transalpini conclusero il girone all’ultimo posto senza segnare gol.
L’Italia vinse all’esordio contro l’Ecuador, poi sconfitta nell’incontro successivo con la Croazia, mentre il pareggio contro il Messico all’85’ di Del Piero bastò per superare il turno.
Agli ottavi ci toccarono i padroni di casa della Corea del Sud, avversario sulla carta agevole vista la differenza di valori in campo ma il clima ostile, errori degli stessi azzurri e soprattutto l’arbitraggio a dir poco scadente, segnarono la fine anzitempo del mondiale azzurro al golden gol.
Incontro che ancora oggi, viene ricordato come deplorevole nella gestione arbitrale a favore della Corea del Sud, che in virtù di ulteriori decisioni dubbie sconfisse anche la Spagna nei successi quarti di finale, poi battuta in semifinale dalla Germania.
La coppa andò al Brasile trascinata da Ronaldo (8 reti) che riscattò l’amarezza dell’edizione precedente, al terzo posto concluse la sorprendente Turchia.

GERMANIA 2006
Si ritornò in Europa con i bellissimi scenari degli stadi tedeschi ammodernati per ospitare la diciottesima edizione, dove la nostra nazionale fin dalle partite di preparazione dimostrò ottima solidità meritando il rispetto degli avversari.
Dopo la vittoria all’esordio contro il Ghana, gli azzurri pareggiarono con gli Stati Uniti ed il successo contro la Rep. Ceca, segnò il passaggio del turno.
La gara degli ottavi di finale si dimostrò complicata per l’espulsione di Materazzi, ma il calcio di rigore a tempo scaduto di Totti, fu sufficiente per l’approdo ai quarti dove regolammo 3 a 0 l’Ucraina.
I presupposti e soprattutto i risvolti della semifinale furono epici, contro la Germania supportata dalla quasi totalità del pubblico a tifare i padroni di casa in quel di Dortmund, domati a pochi minuti dal termine dei tempi supplementari da Grosso (su invenzione di Pirlo) e contropiede di Del Piero.
L’Olympiastadion fu la sede della finale, dove passati in svantaggio con il rigore di Zidane pareggiammo con Materazzi su colpo di testa da calcio d’angolo, famosa la testata dello stesso Zidane a Materazzi che costò l’espulsione al francese, poi l’epilogo a nostro favore ai calci di rigore, vendicando le sconfitte di Usa ’94 e Francia ’98, ma soprattutto quella bruciante ai campionati europei del 2000 proprio contro la Francia.
Il cielo diventò azzurro sopra Berlino.

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Andrea La Rosa

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Andrea La Rosa

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