Tennismania

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Con l’esponenziale crescita del tennista italiano Jannik Sinner, è esplosa la voglia di avvicinarsi al movimento i cui risultati, generano un ranking utile che ne identifica lo stato di salute agonistica; scopriamo l’argomento con alcuni chiarimenti sul funzionamento del circuito e del ranking.

Se valutassimo un discorso più materiale, potremmo dire che la straordinaria vittoria di Jannik Sinner ai recenti Australian Open porterà al giovane tennista un ottimo montepremi.
Se invece ripensiamo ai sentimenti vissuti, potremmo soffermarci sulla grande emozione vissuta, che non è poco.
Certo, almeno la gara valsa a Jacobs l’ambita medaglia d’oro nei 100m delle ultime Olimpiadi durò poco meno di dieci secondi, qui invece, quattro ore di sofferenza come solamente uno sport del diavolo sa fare.
Jannik Sinner è un’atleta che aspettavamo da decenni, decenni e ancora decenni, che stando alla sua giovane età, maturità, forza mentale ma soprattutto esponenziale crescita, prospetta un futuro di emozioni ancora per molti anni, motivo per cui, vale la pena proporre un excursus sui differenti ranking e peso specifico dei singoli tornei.
Partiamo da una macro distinzione, quella dell’organizzazione dei tornei maschili e femminili.
L’A.T.P., acronimo di Association of Tennis Professionals, mette insieme i giocatori professionisti del tennis maschile, in parallelo invece la W.T.A., ovvero Women’s Tennis Association, associa tutte le giocatrici.
Entrambe le organizzazioni aggiornano settimanalmente le rispettive classifiche, a loro volta suddivise in ulteriori due specialità che contraddistinguono i risultati nel “singolo” rispetto al “doppio”.
Approfondiamo adesso la distinzione dei tornei, focalizzando l’attenzione sul circuito maschile.
Gli eventi più prestigiosi sono certamente quelli identificati come tornei del Grande Slam di cui tra parentesi indichiamo le differenti superfici di gioco, quali Australian Open (sintetico su base di cemento), Roland Garros (terra rossa), Wimbledon (erba) e US Open (cemento Laykold, cemento con uno strato di gomma, silice e resina), organizzate dall’organo internazionale del tennis, l’I.T.F., di cui parleremo più avanti.
In ordine ci sono poi le ATP Finals, cui partecipano i migliori otto tennisti del ranking, e qui entra in gioco l’ATP Race, ovvero una classifica che considera i risultati della sola stagione in corso.
Proseguendo la gerarchia di prestigio ci sono i nove tornei “Masters 1000” che oggi comprendono Indian Wells, Miami Open, Monte Carlo Masters, Madrid Open, Internazionali d’Italia a Roma, Canadian Open, Cincinnati Open, Shanghai Masters e Paris Masters.
Ancora i “Tour 500” che annoverano ben tredici tornei, quali Rottedam Open, Rio Open, Dubai Tennis Championship, Open del Messico, Barcellona Open, Halle Open, Queen’s Club Championship, Hamburd European Open, Citi Open, China Open, Japan Open Tennis Championship, Swiss Indoors e Vienna Open.

A scalare, sono organizzati circa quaranta tornei “Tour 250” e oltre un centinaio di cosiddetti “Challenger”, per consentire a tennisti di seconda fascia oppure a giovanissimi, di acquisire quei risultati utili a migliorare il loro ranking per avere accesso ai tabelloni o alle qualificazioni degli appuntamenti più importanti.
Giungiamo all’I.T.F. Men’s World Tennis Tour, tornei organizzati dalla stessa Federazione Internazionale, meglio conosciuti ai più esperti fino al 2018 come “Futures”.
Fatta questa distinzione, è facile intuire come ciascun torneo abbia un peso specifico differente innanzitutto come montepremi, ma anche in quantità di punti secondo il percorso ad eliminazione diretta.
Per fare un esempio, al vincitore di un Grande Slam vengono assegnati 2000 punti, da 1500 a 1000 per le Finals, 1000 per un Master1000, 500 per il Tour500, 250 per il Tour250, da 50 a 175 per il Challenger Tour, da 17 a 33 per l’ITF Tour.
Punti certi anche per chi vince l’Atp Cup, torneo internazionale a squadre da non confondere con la Coppa Davis che, dal 2016, non assegna punteggio.
Non dimentichiamo nemmeno il Torneo Olimpico a cadenza quadriennale che non assegna punti, ma l’ambizione di vivere un’esperienza unica col sogno della medaglia.
Ai prossimi Giochi, ogni Comitato (se volete chiamatela pure Nazione), potrà schierare un massimo di dodici atleti (sei al maschile e altrettante al femminile) con un limite di quattro tennisti/tenniste nei tornei di singolare, due coppie nei doppi maschili e femminili, una nel doppio misto.
In totale saranno 56 gli atleti qualificati secondo il ranking che verrà rilasciato il 10 giugno 2024, ovvero al termine del Roland Garros i cui campi in terra rossa, ovviamente, ospiteranno anche il torneo olimpico parigino. Un ranking stavolta meglio denominato “Race to Olimpics” che non rappresenta la classifica ordinaria, ma i risultati ottenuti nelle precedenti 52 settimane.
Quella ATP (come pure la WTA) è dunque una classifica in continuo aggiornamento, settimanalmente ed annualmente, secondo il risultato acquisito nello stesso torneo a distanza di un anno solare, perché ad esempio un tennista che l’anno prima giunge in finale e l’anno in corso si ferma ai primi turni, si vede detratta dalla propria classifica la differenza dei punti accumulati a parità di torneo.
Una classifica aggiornata settimanalmente, dentro un sistema di calcolo che prende in considerazione i risultati nei tornei secondo la propria importanza, dove ogni punteggio rimane in classifica per 52 settimane che, una volta trascorse, viene tolto, fattore importante perché consente alla classifica (maschile e femminile) di rispecchiare l’effettivo e attuale valore del tennista.
Visti i presupposti, tutti argomenti che dovremo studiare per non farci trovare impreparati davanti ai prossimi appuntamenti di Sinner e degli altri tennisti italiani.

Autore

Andrea La Rosa

Un commento

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  • La tennismania si verificò anche nel 1976 in seguito ai successi di Adriano Panatta. Probabile che accada anche adesso per i successi di Sinner. Complimenti per l’articolo.

Andrea La Rosa

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