The Last Lap

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La recente uscita su Netflix del film dedicato a Michael Schumacher ha riacceso l’interesse dei tifosi che speravano di avere qualche notizia sulla salute del campione tedesco. Un personaggio che manca a tutti i ferraristi e non solo.

Un vero e proprio tuffo di nostalgia il film “Schumacher” recentemente uscito su Netflix, che racconta il percorso del tedesco a cominciare dai kart fino ai trionfi con la Ferrari passando per l’esordio in Jordan ed il periodo in Benetton, senza il quale non avrebbe mai avuto l’opportunità di dimostrare il proprio talento.
Attore non protagonista, è il ritorno a quella Formula 1 tra gli anni Novanta e l’inizio del nuovo millennio, non ancora contraddistinta da fattori che poco o nulla condividono l’essenza del motorsport, a questo proposito l’augurio è quello che le nuove monoposto in pista dal 2022 possano cambiare questa rotta intrapresa negli ultimi anni.
Bellissimo il film, con le testimonianze delle persone a lui più vicine durante la carriera in Formula 1, oltre a video d’epoca e fotografie messe a disposizione dalla famiglia, lo stesso nucleo che dal giorno dell’incidente ha volutamente fatto calare il silenzio sulle condizioni di Michael.
Sarebbe stato facile raccontare i record e la forza rispetto alla concorrenza di quel periodo, invece saggiamente, si è preferito anche approfondire quelle fragilità che successivamente l’hanno portato ad essere tra i più grandi del motorsport.
Come il duello con Jacques Villenueve nel campionato 1997 finito con la collisione a Jerez costata a Schumacher la squalifica e l’azzeramento di tutti i punti conquistati nella classifica piloti, l’incidente di Spa-Francorchamps con Coulthard nel 1998, e quello solitario l’anno dopo a Silverstone che gli fece saltare diverse gare estromettendolo anticipatamente dalla lotta al campionato, fino al primo titolo con la Ferrari nel 2000.
Tutto questo con l’ossessione di raggiungere il limite, obiettivo che spinse in quegli anni la stessa Ferrari a progettare macchine che fossero alla sua altezza.

Toccanti, precise, dosate e puntuali le parole della moglie intervistata nel film che in un certo modo, seppur velatamente, indicano le condizioni di salute: “Michael mi manca ogni giorno, anche se è qui, in modo diverso, ma è qui”.
Un film capace di spostarsi sulla realtà di tutti i giorni, mi viene in mente quel giro di onore a Monza (oggi presente sul canale You Tube) al termine del 2006 in un clima di festa col pubblico venuto in massa per acclamarlo e vederlo vestito ancora una volta, purtroppo l’ultima, con la tuta rossa.
Per l’occasione fu preparata una monoposto con tanto di fiocco tricolore come un regalo, col tedesco che la baciò prima di entrare nell’abitacolo ed effettuare quell’ultimo giro con bandiera italiana tenuta da dentro l’abitacolo, poi il rientro al box e le immagini destinate a segnare la fine di un’epoca.
Ad aspettarlo ma soprattutto applaudirlo erano presenti tutti i meccanici, il primo ad avvicinarsi alla sua sinistra fu Jean Todt, con Schumacher che rallentò quanto più possibile le operazioni quali slacciare le cinture, togliere i guanti ed il casco, quasi a volere allungare il più possibile quei minuti.
I due si guardarono a lungo, Todt lo applaudì visibilmente commosso e gli avvicinò le mani sul viso come se fosse un figlio baciandogli la fronte, alla destra del pilota presente Luca Cordero di Montezemolo; seguì un altro abbraccio, poi ancora con Todt che nel frattempo lo sollevò prendendolo per le gambe in un lungo omaggio di tutte le figure al box, fino all’omaggio di Ross Brown e Rory Byrne, personaggi che dietro ai tavoli hanno fatto grande la Ferrari di quegli anni.
Ma il fatto che film e realtà si intreccino in un gioco di parole rivolte al passato, lascia il dubbio se un giorno potremo mai rivedere il campione tedesco che tante soddisfazioni ha dato al popolo ferrarista.

Autore

Andrea La Rosa

Un commento

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  • Non ho visto il film ma spero metta nella giusta evidenza la dimensione di uno dei più grandi piloti della F1. Bene ha fatto Sport One, e Andrea La Rosa, a dedicare un articolo alla straordinaria carriera di un campione inarrivabile.

Andrea La Rosa

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