The long goodbye

Visto che anche a te piace tanto l’America, Danie’, ho pensato che usare il titolo di una canzone di Springsteen fosse appropriato per una lettera. Non l’ho fatto per Francesco, quando lasciai volentieri l’incombenza al mio amico Luca, ma per te eccomi, anche se ci sono voluti tanti (troppi) giorni, prima per riprendermi dalla tua conferenza stampa e poi per riordinare il groviglio di pensieri in una maniera che rendesse accettabile il mio scriverti.
Perché la verità, sua ma anche molto mia, l’ha scritta il giorno stesso del tuo annuncio Dario Bersani: “Francesco è stato troppo, tu sei stato tutto”. Il Capitano è stato qualcosa di sublime, perfino di troppo grande per una squadra molto poco vincente e un po’ sfigatella come la nostra Roma. Lo vedevo giocare, fare assist alla cieca, smarcarsi di tacco, segnare gol impossibili e, mentre saltavo dalla gioia, mi chiedevo “ma che ce stai a fa’ ancora qui, France’?”. Tu eri meno sublime, invece, e forse per questo molto più vicino a me: una sublimazione dell’essere romanista, un’incarnazione di come avrei voluto essere io se solo fossi stato capace di giocare a pallone. Lì in mezzo, a tenere dritta la barra animica (per citare Guardiola) di quel guscio di noce di una squadra in mezzo alle ondate degli avversari, pronto a capire quando andare e quando restare, pronto ad aiutare un compagno in difficoltà, pronto a rincorrere e quando serve a stendere l’avversario che gli altri non prendono. E tutto questo non per una squadra qualsiasi, ma per la tua squadra, quella che ti fa soffrire più che gioire ma che non tradiresti mai.

Certo, sapevo che questo giorno sarebbe arrivato, ma non ero preparato. Per niente. E da qui nasce questo senso di smarrimento, di abbandono, di vaghezza, che mi porterò dietro da domani in poi: sapere che lì in mezzo non ci sarai tu, l’unico che, nella vittoria o nella sconfitta, usciva dal campo avendo dato tutto se stesso, con le vene gonfie anche a costo di fare ogni tanto qualche cazzata. E fuori dal campo ho ammirato ancora di più quello che dicevi, senza strafare ma senza fare mai zero a zero, parlando quando avevi qualcosa di interessante da dire e tacendo quando era meglio tacere. Ad iniziare dai “maiali col microfono”, che solo chi è di Roma può capire, con cui mettesti una pietra tombale su tutti quelli per cui eri “Capitan Ceres”, lo “sfregiato”, o uno che rubava i soldi dello stipendio quando eri il giocatore più pagato della serie A.
Ora stai per iniziare la tua ultima partita con la maglia della Roma, e posso solo immaginare il tumulto che hai nel cuore. Eppure lo sappiamo tutti che è solo un arrivederci, un “long goodbye”, lo sappiamo tutti che presto o tardi tornerai. Ma questo pensiero non vale a consolarmi, stasera. Stasera sei solo un pezzo del mio mondo che chiude l’armadietto e mi abbandona.
Ciao Danie’, e sbrigate a torna’.

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