UEFA Ranking, questo sconosciuto

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In pieno svolgimento della fase a gironi delle tre competizioni europee, alcuni lettori ci hanno recentemente chiesto chiarimenti sulla funzione del Ranking Uefa, in merito all’importanza, criteri di compilazione, utilizzo e importanza nei sorteggi. Proviamo a fare chiarezza.

È davvero insopportabile quando in campo internazionale, qualcuno tifi contro una squadra italiana provandone godimento, un po’ come dopo aver festeggiato le parate di Donnarumma tra i protagonisti nella vittoria dell’Europeo, poi fischiato da qualcuno nonostante indossasse la stessa maglia della nazionale per il passaggio in un altro club.
Prendere parte ad una competizione internazionale fa eco col prestigio e, nel nostro caso, con la speranza di portare in Italia una coppa europea ormai lontanissima undici anni, vale a dire la Champions League vinta dall’Inter nel 2010, idem tenere alto l’onore e giustificare la competitività del campionato nazionale…e poi c’è soprattutto il Ranking Uefa che indirettamente interessa tutti, ma proprio tutti.
Tale ranking è stilato secondo una serie di coefficienti secondo i quali i club classificati ai primi posti del campionato nazionale partecipano ad una competizione piuttosto che ad un’altra.
Partiamo dal fatto che vengono considerati i risultati in campo europeo delle ultime cinque stagioni, dove il successivo aggiornamento, comporta il depennamento dei risultati riguardante quella più lontana. Per fare un esempio, nell’attuale stagione 2021/22 si tengono conto dei risultati a partire dal 2017/18 in poi.
In questi anni, l’Inghilterra ha superato la Spagna, mentre dietro Italia e Germania restano in lotta per la terza posizione, ma l’effetto più importante è quello che l’Uefa riserva alle prime quattro nazioni, conservando ben quattro posti in Champions League, due in Europa League e uno in Conference League.
Per chi occupa la quinta e sesta posizione, in questo momento Francia e Portogallo, sono solamente tre i posti in Champions (preliminari compresi) fino a scendere tutte le altre posizioni che in qualche modo da quest’anno hanno giustificato
l’introduzione di una terza competizione europea (Conference League) che allarga gli orizzonti permettendo ad una platea di club europei quanto più ampia possibile una partecipazione che abbia una lunga durata.

Prendendo il caso dell’Italia, attualmente terza, ma il prossimo anno dietro la Germania, a meno di exploit quando sarà scartata la stagione 2017/18, con le nostre squadre che cinque anni fa accumularono un punteggio quasi doppio rispetto a oggi (17,333 contro 9.857), attualmente quello dei singoli club vede la Juventus (8°) davanti a Roma (13°), Napoli (23°), Atalanta (24°), Inter (25°) e Milan (40°).
Il sorteggio complicato dei rossoneri in Champions, deriva proprio dal recente periodo avaro di risultati europei che l’hanno collocato in quarta fascia, ma possiamo anche prendere l’esempio del Leicester che seppur protagonista in Premier League, solamente in due degli ultimi cinque anni (compreso questo) ha giocato fuori dalle mura del campionato inglese. La vittoria di ogni club facente parte una federazione, vale un certo punteggio, minore quando si pareggia, zero in caso di sconfitta come pure l’eliminazione definitiva da una competizione.
La somma a fine campionato di tutti i club facenti parte della stessa federazione, genera il punteggio della stagione.
Per questo motivo è importante andare avanti col maggior numero di squadre possibili, così come fare quanti più punti nelle possibilità in un girone eliminatorio.
Non devono sorprendere quei casi in cui, un club che fa bene in Europa League possa a fine stagione, sommare un maggiore coefficiente di punti rispetto a chi ha partecipato alla Champions venendo subito eliminato.
Per i più curiosi, l’Uefa sul proprio sito ha indicato puntualmente il calcolo dei coefficienti, secondo i precisi risultati relativamente alla partecipazione nelle tre competizione europee.
Per farla breve, quando una qualsiasi squadra italiana finisce anzitempo il proprio percorso europeo, non è solo un problema sportivo oltre che economico del singolo club, ma per tutti coloro che ambiscono ad essere protagonisti anche fuori dal proprio campionato.
Un motivo in più per remare tutti dalla stessa parte, anche perché indirettamente la posizione di una federazione nel ranking, può essere vista anche come tornaconto sulla competitività di un campionato nazionale.

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Andrea La Rosa

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