Un biondo vestito di rosso: Mika Salo

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In un passato non troppo lontano della Ferrari c’è anche l’impronta di un biondo che, inaspettatamente, si ritrovò nell’abitacolo della F399, progettata per vincere il mondiale.

Siamo nel 1999, la Ferrari dopo anni grigi è ritornata competitiva ma nel Gran Premio di Gran Bretagna si ritrova una brutta e amara sorpresa.
Michael Schumacher, a causa di un problema all’impianto frenante, sbatte violentemente contro le barriere riportando la frattura di tibia e perone della gamba destra.
Oltre al danno la beffa, perché la degenza costringe il tedesco a rinunciare alla possibilità di lottare con la McLaren di Hakkinen per il titolo mondiale.
Difficile trovare un pilota libero ma soprattutto competitivo con la virtù di assimilare facilmente i complicati e segreti meccanismi di una monoposto come la Ferrari.

Quando tutto sembra pendere a favore di Luca Badoer (collaudatore della Ferrari e impegnato nello stesso anno alla Minardi), la scelta ricade su Mika Salo che poco prima, aveva sostituito alla Bar il brasiliano Riccardo Zonta, compagno all’epoca di Jacques Villenueve.
Più che degna fino a quel momento la carriera del finlandese, che prima della grande opportunità, dal ’94 al ’98, aveva gareggiato per Lotus (2 GP), Tyrrell e Arrows.
Nelle sei gare a disposizione, sale sul podio in due occasioni, mentre per il resto colleziona tre piazzamenti fuori punti e un ritiro, contribuendo comunque alla vittoria finale del titolo costruttori (+4 pt sulla Mclaren).
In quell’anno, Eddie Irvine andrà molto vicino alla conquista del titolo mondiale, finendo il campionato a soli due punti dal vincitore Mika Hakkinen, dando un segnale forte della generale competitività della Ferrari. Salo continuerà la sua carriera nel 2000 a bordo della Sauber per poi concludere con la Toyota due anni dopo.

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Andrea La Rosa

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