Un sogno ancora infranto

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Ivan ZaytsevVent’anni non bastano, evidentemente, per dipingere d’oro anche il capitolo olimpico della storia della pallavolo maschile italiana. Un 3-0 anomalo, combattutissimo e lungo due ore, ci condanna ancora una volta, la terza in sei edizioni dei Giochi, alla medaglia d’argento. E pensare che stavolta, pur giocando in casa, sembrava il Brasile meno forte degli ultimi quindici anni, già battuto nel girone di qualificazione; sembrava il momento per chiudere i conti col passato e restituire attraverso gli azzurri di oggi anche un pezzetto di quello che era ingiustamente mancato agli azzurri di ieri. Dalla A alla Z, da Anastasi a Zorzi, tutti avrebbero meritato di vedersi riconosciuto, e non a torto, un pezzetto di paternità su quella medaglia. E invece no.

Dopo lo psicodramma del ’96 contro l’Olanda, nel 2004 ad Atene ci avevano fermato sempre i brasiliani, ma quella era davvero una squadra di un’altra galassia, con Giba, Nalbert, Dante e Giovane schiacciatori, Mauricio palleggiatore, Gustavo e Andrè Heller centrali, una squadra contro cui la nazionale campione olimpica oggi retrocederebbe a comparsa. Oggi sembravano giocabili, e perfino la torcida sembrava far meno rumore, forse ancora stordita dall’ubriacatura per l’oro nel calcio del giorno precedente.

Il più grande merito del Brasile di oggi è stato quello di non aver provato a strafare, di giocare concretamente, perfettamente consci delle loro certezze, dei loro e dei nostri punti deboli. Sapevano di avere nell’asse Bruno-Wallace la loro chance migliore, e sapevano di trovare in Lanza la nostra crepa. E lì hanno insistito, mettendolo in croce in ricezione e soffocandolo in attacco. Su tutti gli altri difesa, difesa e difesa, con encomiabile spirito di sacrificio.

I nostri hanno sentito tanto (alcuni troppo) la partita. Simone Giannelli è quello che più ha pagato lo scotto, per la giovanissima età e per la delicatezza del ruolo. Ha usato troppo poco Zaytsev, ha sbagliato misura in diverse alzate, ha insistito in forzature in pericolose situazioni di punteggio, sui centrali e su rigiocate. La ricezione ha sofferto tanto, Lanza si è confermato un buon giocatore ma ancora non in grado di tirarsi dietro la squadra contro avversari di questo spessore, Buti idem. Zaytsev e Juantorena hanno tenuto in piedi la squadra con classe e carattere, ma oggi non sono bastati a riscrivere la storia, dopo aver già fatto miracoli nella palpitante semifinale vinta sugli USA.

Un altro argento, quindi. Altri quattro anni d’attesa, altri quattro anni per ricostruire l’inseguimento al sogno (magari vincendo anche qualcos’altro nel frattempo, che non guasta). Ma, per favore, non chiamatelo “irraggiungibile” quell’oro, perché non lo è.

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Gianluca Puzzo

3 commenti

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  • Proprio così, un sogno si è infranto di nuovo: quello di questo bel gruppo che ha disputato un torneo fenomenale (chi ci avrebbe scommesso alla vigilia?) e che ha fatto risvegliare anche quello di una intera nazione di tifosi! Ci avevamo creduto fin dal girone, ci avevamo sperato dopo la meravigliosa semifinale, ma purtroppo neanche questa volta il sogno di salire sul gradino più alto è diventato realtà… Contrariamente al mio solito, però, non sono negativo o pessimista: il dispiacere e il rammarico per una partita che si poteva vincere rimangono, ma la soddisfazione di aver rivisto finalmente una bella Italia sta prendendo il sopravvento! Ci sono 4 anni per lavorare, per trovare nuovi innesti, per aumentare la consapevolezza dei propri mezzi e non è detto che il 2020 non potrà essere l’anno buono… anzi!
    Grazie, ragazzi, per averci fatto ricominciare a sognare!

    • Ciao Marco, benvenuto su Sport One, innanzitutto, e grazie per il tuo commento. Passata “la grande amarezza” (Sorrentino potrebbe farci un sequel) sono anch’io positivo e ottimista come te riguardo il futuro della nostra nazionale maschile.

Gianluca Puzzo

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