Un sogno chiamato Faroe

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Non sono passati inosservati i risultati sportivi in crescita del piccolo arcipelago situato in mezzo tra la penisola scandinava, il nord del Regno Unito e l’Islanda, argomento anche di promozione turistica per un lontano territorio tutto da scoprire.

Poco più di cinquantamila abitanti suddivisi in diciotto isole, sono questi i numeri delle Isole Faroe distanti 320 km dal Regno Unito, 450 km dall’Islanda, 670 da Irlanda e Norvegia, 990 km dalla Danimarca.
Un’indipendenza raggiunta solamente alla fine degli anni ’40 del secolo scorso, autonomia sempre più acquisita con il trattato di Famjin, stipulato nel marzo 2005.
Un luogo di pace fuori dal mondo, lontano dai frenetici ritmi delle nostre grandi città dove gran parte dei giovani, conclusa la scuola dell’obbligo, si spostano in Danimarca o nei paesi più vicini, mentre restano sull’arcipelago gli abitanti con una fascia di età medio-alta, bravi a sfruttare le energie rinnovabili per quasi la metà del loro fabbisogno, la pesca non può che essere la fonte primaria interna.
E lo sport?
Il nome più rappresentativo è quello di Pál Joensen, che ai campionati europei giovanili di nuoto del 2008 a Belgrado dominò le gare di stile libero sulla lunga distanza, confermandosi anche nella competizione senior 2010 e 2014 in cui andò a medaglie.
Il piccolo arcipelago nel recente periodo ha cominciato a far parlare di sé anche negli sport di squadra. La nazionale di calcio gioca i suoi incontri casalinghi al Tórsvøllur della capitale Tórshavn, capienza seimila spettatori da fare invidia perfino a gran parte dei nostri stadi di Serie B, dove gli stessi calciatori, per larga parte, sono soprattutto lavoratori che calcano i campi del campionato locale.
L’assist di crescita è stato quello della Nations League e Conference League, la prima, competizione per nazionali, con lo scopo di minimizzare le amichevoli e permettere tramite il format delle leghe di accrescere ed equilibrare il livello, la seconda invece, destinata ai club, ed introdotta per permettere una maggiore inclusione a quelle formazioni solitamente escluse già nei turni preliminari perché chiaramente non al livello di quelle società che poi giocano (almeno) la fase a gironi di Champions ed Europa League.
Nella Nations League 2020-21, le Isole Faroe vinsero il gruppo 1 della Lega D (l’ultima per intenderci) a punteggio pieno su Malta, Lettonia e Andorra, nel successivo biennio ha mantenuto la Lega C nel gruppo 1 davanti la Lituania addirittura vincendo in casa contro la Turchia, mentre da settembre dovrà vedersela contro Armenia, Macedonia del Nord e Lettonia, girone abbastanza

equilibrato che, chissà, potrebbe pure regalare un esito non pronosticato, proseguendo un trend dove le sconfitte non assumono l’aspetto di un punteggio tennistico come anni addietro.
Una crescita, ripetiamo, graduale e contestualizzata, col club denominato KÍ Klaksvík, che vanta ben ventuno titoli nazionali ma soprattutto la prima squadra in assoluto ad accedere alla fase a gironi di una competizione europea (appunto la Conference League) con una storia da romanzo, partecipando dapprima al primo turno preliminare di Champions League sconfiggendo clamorosamente i più quotati ungheresi del Ferencvaros, poi come se non bastasse, pure gli svedesi dell’Hacken garantendosi a quel punto, la certezza di un posto in Europa.
Nel terzo turno preliminare è arrivata la sconfitta (solamente ai supplementari) contro il Molde, da qui la retrocessione al play-off di Europa League eliminati (sempre di misura) dai moldavi dello Sheriff Tiraspol, comunque certi di un posto in Conference League; qui nel girone hanno maturato il clamoroso pareggio in casa contro i francesi del Lilla e la vittoria contro l’Olimpia Lubiana.
Pur avendo concluso il gruppo all’ultimo posto, si è trattato comunque di un’immensa soddisfazione per calciatori prestati al rettangolo verde, tra l’altro con una differenza reti di tutto rispetto.
Passiamo adesso alla pallamano, in cui la nazionale locale ha recentemente scritto la storia rispetto a chi, come noi, dopo molti anni tentiamo ancora di capirci qualcosa.
C’è una curiosità, quella di Hilmar Leon Jakobsen, multi-atleta in entrambe le discipline e, considerato che al cuore non si comanda, ricordiamo in passato il suo trasferimento per disputare nel gennaio 2020 le sue ultime partite con la nazionale di pallamano contro Lituania, Lussemburgo e Slovacchia, poi nel successivo novembre con i tacchetti da calcio in un’amichevole contro la Lituania.
La nazionale di pallamano è emersa dal basso, proseguendo con il lavoro sui ragazzini e giocando un mondiale juniores concluso al 16° posto; da lì sono nate le fondamente per un incredibile europeo dentro palazzetti che avrebbero contenuto buona parte di tutta la loro popolazione.
Una mera comparsa? Neanche per sogno.
Sconfitta di tre gol all’esordio contro la Slovenia, pareggio shock contro la Norvegia e sconfitta di quattro reti contro la Polonia, per una storia ancora da scrivere.

Autore

Andrea La Rosa

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