Wayne Gretzky: il predestinato del ghiaccio (2)

W

Gretzky EdmontonNel 1978 la National Hockey League non è l’unica lega professionistica dell’hockey su ghiaccio, ma deve guardarsi dalla concorrenza della WHA, World Hockey Association, che le distoglie una certa fetta di pubblico, giocatori e introiti. Per approdare tra i professionisti Gretzky, ancora diciassettenne, non ha scelta: la NHL, infatti, vieta alle proprie squadre di acquistare giocatori che abbiano meno di 20 anni d’età, mentre la WHA non ha questo tipo di restrizione. A contendersi il talento del canadese si fanno avanti due squadre, i Birmingham Bulls e gli Indianapolis Racers, ma è il presidente di questi ultimi, Nelson Skalbania, a spuntarla.

La prima rete di Gretzky con la maglia dei Racers arriva solo alla quinta partita, ma basteranno 4″ per vedere anche la seconda. La sua esperienza a Indianapolis ha però un record negativo di durata: solo 8 gare. La NHL sta infatti cercando di assorbire al proprio interno le migliori squadre della WHA, abbandonando al loro destino le altre. I Racers, con il bilancio perennemente in rosso, appartengono a questa seconda fascia, quindi Skalbania ha fretta di vendere i suoi pezzi pregiati, Gretzky in primis, o rilevare le quote di una franchigia NHL. Per il suo pezzo pregiato, il proprietario dei Racers è in trattative sia con gli Edmonton Oilers che con i Winnipeg Jets, squadre della WHA in procinto di passare alla NHL. Wayne dice di preferire Edmonton, ma Skalbania tenta un’ultima mossa a effetto con il proprietario dei Jets, Gobuty. Fa salire su un aereo Gobuty, Gretzky e altri due dei suoi migliori giocatori, quindi lo fa decollare senza comunicare a nessuno la destinazione. In volo, propone a Gobuty una partita a backgammon: se vincerà Gobuty avrà i tre giocatori, se perderà, dovrà dare a Skalbania una quota azionaria dei Winnipeg Jets. Gobuty rifiuta di giocare, quindi Skalbania ordina al pilota di fare rotta per Edmonton: Gretzky giocherà per gli Oilers.

È questo il pittoresco inizio di un’epoca che cambierà per sempre l’hockey su ghiaccio, un’epoca in cui un campione vedrà costruire attorno a sé una delle squadre più forti di tutti i tempi, il cui ciclo culminerà con la conquista di 4 Stanley Cup in 5 stagioni. Gretzky indosserà la maglia degli Oilers per 10 anni, dal 1978 al 1988, vincendo e rivincendo tutto l’umanamente possibile, con la squadra e a livello individuale, ed entrando nel libro dei record con dei numeri ritenuti fin lì impensabili da tutti gli addetti ai lavori. La prima stagione di Gretzky con gli Oilers coincide con l’ultima di militanza della franchigia nella WHA: la squadra raggiunge la finale, ma viene battuta proprio da Winnipeg in sei partite. Wayne, diciottenne, è terzo nella classifica dei punti (gol + assist) a quota 110 e si aggiudica il premio di rookie dell’anno.

Edmonton passa alla NHL la stagione seguente, e con essa Gretzky, che si impone subito come una stella di assoluta grandezza grazie a 51 reti (secondo miglior cannoniere dopo Marcel Dionne a 53) e 86 assist; i 137 punti realizzati gli valgono l’Hart Memorial Trophy, il premio come miglior giocatore stagionale. Il premio individuale più prestigioso, che da lì in avanti Gretzky vincerà per otto anni di fila. Gretzky fa segnare numeri da record per un giocatore alla prima stagione NHL, ma non è eleggibile per il premio di rookie dell’anno poiché il suo esordio tra i professionisti viene considerato quello con la WHA. Il passaggio dalla WHA alla NHL non è comunque indolore per gli Oilers: da top team della lega ormai scomparsa, si ritroveranno infatti a dover vivere quattro anni di “purgatorio” sportivo prima di poter tornare competitivi al vertice ed essere dei seri pretendenti per la Stanley Cup.

Nella sua seconda stagione NHL, 1980-81, Gretzky è già la star assoluta della NHL: oltre al secondo premio come MVP vince anche il primo di sette Art Ross Trophy consecutivi, il trofeo assegnato al giocatore che realizza più punti. Gretzky ne fa 164, battendo il record di punti di Phil Esposito (152), e mandando in archivio anche il record di assist in una stagione, appartenente a una leggenda come Bobby Orr, con 109 contro i precedenti 102. Gretzky mette a segno anche il suo primo record nei playoff, realizzando 5 assist in una sola partita, contro i Montreal Canadiens.

Nella stagione 81-82 Gretzky sbriciola anche il record fino a quel momento più duraturo della NHL, quello delle 50 reti in 50 gare fatto segnare da Maurice “Rocket” Richard nella stagione 1944-45 ed eguagliato solo da Mike Bossy nell’80-81. Gretzky impiega solo 39 partite (!!) per arrivare a quota 50, e il cinquantesimo gol arriva al termine di una partita contro Philadelphia in cui Wayne ne segna addirittura cinque! Ma inarrivabile sarà tutta la sua stagione, che si concluderà con 92 gol (record assoluto, il precedente era a quota 76), 120 assist e 212 punti in 80 partite (conditi da un plus/minus pazzesco di +81!), stagione che incoronerà Gretzky come l’unico giocatore della storia capace di superare i 200 punti in una stagione. Tanto per darvi un termine di paragone, l’Art Ross Trophy del 2015 è stato vinto da Benn, di Dallas, con 87 punti…

Nell’83 Gretzky è ormai in competizione solo con se stesso riguardo ai record offensivi individuali e i suoi Oilers, pur con qualche delusione di troppo, sono ormai attrezzati per poter puntare alla Stanley Cup. Nel corso delle stagioni la proprietà ha affiancato al suo fenomeno (e ora capitano) un gruppo di giovani e promettentissimi talenti, alcuni dei quali diverranno dei futuri membri della Hall of Fame: Mark Messier, Glenn Anderson, l’ala finlandese Jari Kurri, il difensore Paul Coffey e lo straordinario portiere Grant Fuhr. Proprio nell’83 Gretzky e i suoi scudieri arrivano per la prima volta in finale, ma solo per venire schiantati 4-0 dai fortissimi New York Islanders di Mike Bossy, al loro quarto titolo consecutivo. È comunque una sconfitta che, anche agli occhi degli addetti ai lavori, sa di imminente passaggio di testimone tra una squadra straordinaria ormai giunta alla fine di un ciclo e un’altra, ancor più straordinaria, che è ormai pronta per dominare la lega.

E così sarà: l’anno seguente arriva il primo trionfo degli Oilers di Gretzky, che in finale hanno la meglio per 4-1 proprio sugli Islanders, successo bissato nell’85 (ancora 4-1 ma sui Philadelphia Flyers). Nel 1986 gli Oilers dominano la regular season, quindi superano facilmente Vancouver al primo turno dei playoff, ma si fanno ingabbiare al secondo turno dai Calgary Flames, che li eliminano in sette partite grazie anche alle mostruose prestazioni di un giovane portiere esordiente, Mike Vernon, un altro futuro Hall of Famer. Calgary arriverà fino in finale, dove verrà superata da Montreal, forte di un altro portiere dal leggendario avvenire, Patrick Roy. Edmonton tornerà alla vittoria nell’87, 4-3 in finale sui Flyers, e poi ancora nell’88, 4-0 sui Boston Bruins, chiudendo così, con 4 Stanley Cup in 5 anni, un ciclo meraviglioso ed irripetibile per qualità e spettacolarità di gioco.

Nel corso di questi anni, Gretzky si trasforma progressivamente da cannoniere a inafferrabile uomo-assist, capace di trovare in tutte le situazioni il buco giusto per lanciare un compagno a rete. Non ripeterà più le 92 reti dell’82 ma, pur rimanendo su ottime cifre realizzative, farà crescere fino a livelli inumani i numeri dei suoi assist: dal record dei 120 nell’82 passerà a 125 l’anno seguente, poi a 135 nell’85 e addirittura a 163 (in 80 partite!!) nell’86, stagione in cui toccherà i 215 punti personali, un record che probabilmente rimarrà imbattuto per secoli. A passo di record vanno anche i numeri di plus/minus, che giungeranno fino a un +98 nell’85 che per un attaccante è quasi inimmaginabile, e quelli nei playoff: 47 punti (17 gol + 30 assist) in 18 partite nell’85, 31 assist in 19 partite nell’88. Per dare ancora un utile termine di paragone contemporaneo in fatto di assist e plus/minus in regular season, vi ricordiamo che il miglior assist-man del 2015, Backstrom dei Capitals, ha chiuso a quota 60, e Pacioretty di Montreal ha fatto segnare il miglior plus/minus del campionato con un +38… numeri che sembrano appartenere a un campionato di terza categoria se paragonati a quelli di Gretzky.

Poche ore dopo la chiusura della stagione 1987-88 finisce la storia di Wayne Gretzky a Edmonton. Il suo talento si sposta a molti chilometri di distanza, in California, a Los Angeles, con la maglia dei Kings, a seguito di quello che è passato alla storia dello sport semplicemente come “The Trade”, lo scambio, cioè la più colossale operazione di mercato mai avvenuta nella storia degli sport professionistici nordamericani.

CONTINUA

Autore

Gianluca Puzzo

Aggiungi un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Gianluca Puzzo

Segui Sport One

Tag più frequenti

Categorie