Addio, Kobe

A

Nella caduta del suo elicottero ha perso la vita a soli 41 anni, insieme a sua figlia Gianna Maria, Kobe Bryant, leggendaria stella del basket mondiale, vincitore di 5 titoli NBA e di 2 ori olimpici.

Ci sono momenti nella Storia dello Sport (con la S maiuscola entrambi) in cui è doveroso fare un passo indietro. Rimanere muti. In disparte. Ascoltando l’assordante portata del silenzio e lasciando che siano le gesta eroiche di un Dio dell’Olimpo a parlare. Via i martellanti flash illuminanti una carriera stratosferica (più unica che rara). Al bando i colori della ribalta tramutanti in icona qualcuno che non credeva di poterlo diventare. Si azzerino le statistiche da capogiro, partita dopo partita, collezionate (a volte) con troppa imbarazzante facilità. È il momento del raccoglimento. È il tempo della riflessione. Che le nostre sensibilità (ferite e doloranti) si uniscano in un lungo saluto ed un interminabile tributo ad una stella intramontabile del firmamento NBA.
Kobe “Black Mamba” Bryant ci ha salutati…
Si fa una fatica del diavolo ad accettarlo. Ancor di più a scriverlo! Una rabbia furente sale nell’animo nel mettere nero su bianco la sua dipartita. Avvolge l’evento di un realismo inaccettabile. Avevamo dovuto digerire, nostro malgrado, l’allontanamento dai parquet statunitensi quando il suo ritiro esplose come una bomba sui media mondiali. Un addio commovente racchiuso in una lettera d’amore al basket. Restava, però, la consolazione di poterlo sempre trovare lì dove era giusto che fosse: opinionista nelle trasmissioni sportive e proprietario di quella tanto amata quanto galeotta istituzione: la “Mamba Academy” (verso cui era diretto l’altro giorno, puntuale, incontrando un ineluttabile destino beffardo). Come spesso accade, al dolore si somma altro dolore, intrecciandosi con la follia del Caso, creando una spirale interminabile di sofferenza. La morte di un idolo sportivo si addensa nella più ampia “uscita di scena” di un uomo, di un amico, di un padre. A casa, al riparo da

eventi nefasti, Kobe abbandona sua moglie Vanessa e tre figli. A bordo dell’elicottero su cui viaggiava, invece, l’altra figlia tredicenne (Gianna Maria detta “Gigi”) assieme ed altre persone… tutte morte.
Il monumentale LeBron James, di ritorno da Philadelphia, scoppia in un pianto inarrestabile dopo aver appreso la tragica morte dell’amico. Quell’amico che, con grande altruismo, poche ore prima lo aveva chiamato per congratularsi (superato nella classifica dei migliori marcatori di tutti i tempi). Barack Obama, ex presidente degli Stati Uniti nonché grande appassionato di basket, scrive su twitter: “Kobe era una leggenda sul campo e aveva appena cominciato quello che avrebbe dovuto essere un importante secondo tempo». L’America tutta versa lacrime amare e stringe sé stessa in un caldo abbraccio per darsi coraggio, regalando un ultimo e amorevole saluto al suo idolo.
Cara pallacanestro, uno dei tuoi più appassionati testimoni e devoti amanti di tutti i tempi… ha dovuto salutarti. Questa volta per sempre. Senza alcuna lettera di commiato. Cara pallacanestro, quel bambino di sei anni che correva su ogni pallone, a cui tu hai chiesto il massimo sforzo e lui ti ha restituito tutto il suo cuore… è scomparso. In punta di piedi. Una volta per tutte. Cara pallacanestro, quel professionista indomito (nell’animo) ma dolorante (nel fisico) che ha continuato a giocare quando chiunque altro avrebbe smesso da tempo, gettando la spugna… ha fatto calare il sipario. Definitivamente.
Continuerà ad esistere e resistere, sempre e comunque, ritratto sui poster di ogni cameretta, immortalato nei filmati più spettacolari dell’NBA, protagonista indiscusso nell’immaginario collettivo con le sue virtuose piroette a canestro, i memorabili punti allo scadere e, in particolare, con il suo inconfondibile sorriso.
Addio Kobe, ti ameremo per sempre.

Autore

Francesco Pumpo

Un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

  • L’inevitabile non guarda in faccia proprio nessuno, arriva implacabile senza alcuna distinzione.
    Articolo molto bello ed intenso, a dimostrazione di come lo sport in generale e certi campioni in senso stretto, possono trasmettere emozioni e sensazioni impareggiabili, sollecitando le energie mentali, del cuore ed emotive. Niente di più bello.

Francesco Pumpo

Segui Sport One

Tag più frequenti

Categorie