Benvenuti nella NHL 2015-2016: la Eastern Conference

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lucic-kings-tradeIl 7 ottobre riparte la caccia alla Stanley Cup, dopo un mercato con diversi colpi di livello che potrebbero aver spostato qualche equilibrio di vertice. Sarà l’anno della definitiva consacrazione della macchina da gol di Tampa? O Chicago saprà ripetersi? I Blues sconfiggeranno finalmente la loro “sindrome da playoff”? Kings e Rangers torneranno ai livelli di due anni fa? A questi e molti altri interrogativi la stagione imminente è chiamata a dare risposta. Con un’unica certezza: non ci sarà da annoiarsi. Iniziamo quindi un giro d’orizzonte di tutte le squadre, partendo dalla Eastern Conference.

ATLANTIC DIVISION

Montreal Canadiens: le certezze sono in porta, con Carey Price, e in difesa, un eccellente reparto rimasto praticamente intatto dopo la offseason. I problemi, semmai, sono davanti, dove è stato aggiunto solo Alexander Semin, ex grande cannoniere tagliato dagli Hurricanes dopo aver fatto solo 6 gol in 57 partite la scorsa stagione. Se non torna ai livelli degli anni ai Capitals, tutto il peso realizzativo sarà ancora una volta sulle spalle di Max Pacioretty. I playoff, comunque, sono l’obiettivo minimo.

Tampa Bay Lightnings: i finalisti della scorsa Stanley Cup sono riusciti a preservare tutte le loro stelle dalle tentazioni del mercato. Johnson (anche se alle prese con problemi al polso destro), Palat, Kucherov, Stamkos, Kallahan e Fillpula saranno quindi tutti ai nastri di partenza, pronti a battere il loro stesso record di 316 reti stagionali. In più, c’è il grande talento della giovane ala Drouin che preme alle loro spalle. Facendo tesoro degli errori finali dello scorso anno possono puntare al titolo.

Detroit Red Wings: finita l’era Babcock i problemi, però, restano gli stessi. Alcuni elementi chiave, Zetterberg e Datsyuk sono in là con gli anni e pieni di infortuni, e l’impressione è che la squadra dipenda ancora molto da loro. Le migliori certezze sono tra i pali, con una coppia come Mrazek-Howard che ha pochi eguali in tutta la NHL, ma potrebbero non bastare per i playoff, se l’infermeria non si svuota.

Ottawa Senators: l’incredibile rimonta finale che portò i canadesi ai playoff ha avuto un nome su tutti, quello del portiere Andrew Hammond. Se saprà confermarsi a quei livelli per tutta la regular season, allora Ottawa potrà ambire alla post season con più tranquillità, perché davanti ha gioventù, talento ed energie da vendere.

Boston Bruins: Tukka Rask rimane il meglio a cui si possa ambire tra i pali, ma l’impressione è che il gruppo d’oro dei gialloneri sia giunto al capolinea. I problemi sembrano annidarsi soprattutto in difesa, dove Chara e Seidenberg sono ben oltre i 30 anni e alle prese con infortuni. Con la partenza di Hamilton, Torey Krug è rimasto l’unico difensore abbastanza giovane e forte da poter garantire qualità e minutaggio allo stesso tempo. Un po’ poco per puntare in alto.

Florida Panthers: Huberdeau è uno dei talenti più cristallini dell’intera NHL e, con un anno in più, può solo migliorare. La dirigenza gli ha affiancato il leggendario, ma ultra 40enne, Jaromir Jagr, come uomo-assist, ma certo è difficile che la coppia possa garantire continuità per tutta la stagione. È una squadra difficilmente pronosticabile: potrebbe essere la sorpresa della stagione come la cenerentola. Vedremo.

Toronto Maple Leafs: la parola d’ordine della offseason dei Leafs è stata “rivoluzione”. È non sarebbe potuto essere altrimenti, a ben vedere, dopo la disastrosa stagione passata. Via coach e general manager, quindi, per fare spazio a Mike Babcock e Lou Lamoriello da Detroit, due che di hockey ne sanno parecchio. Kessel è stato mandato via per equilibri di spogliatoio: ora si aspetta l’esplosione di tanti giovani scalpitanti. Che sia la stagione del rilancio?

Buffalo Sabres: dopo l’inguardabile campionato scorso, stavolta Buffalo potrebbe stupirci. Un manipolo di ventenni di sicuro talento, cui sono stati aggiunti alcuni elementi più navigati, come Kane e O’Reilly, potrebbe regalare ai tifosi dei Sabres qualche soddisfazione. Su di loro nessuna pressione o aspettativa, e la consapevolezza che far peggio dello scorso anno è praticamente impossibile.

METROPOLITAN DIVISION

New York Rangers: squadra solida, che ha cambiato poco e con ragione. È arrivato Raphael Diaz a rafforzare una difesa già forte, per il resto l’unica incognita sono gli infortuni, visto che gli uomini cardine cominciare ad avere un po’ di primavere sulle spalle. Nel malaugurato caso di lunghe assenze, i guai per la dirigenza sarebbero grossi, visto che il monte stipendi è già al limite del salary cap. Ma se restano sani, i Rangers sono da titolo.

Washington Capitals: hanno perso qualche pezzo in difesa, e non è detto che l’abbiano rimpiazzato al meglio. Ma hanno rinforzato un attacco che faceva già spavento, aggiungendo due “cecchini” come Justin Williams e T.J. Oshie a un gruppo che, tra gli altri, vanta il capocannoniere delle ultime due stagioni, il fenomenale Alex Ovechkin. Certamente da playoff, se troveranno la giusta alchimia i Capitals potranno anche ambire a traguardi maggiori.

New York Islanders: l’altra sponda dell’hockey newyorkese ha scelto una strada diversa ma, forse, non meno competitiva, puntando a mantenere intatto il proprio pacchetto di giovani talenti, specialmente nel reparto delle ali, consapevole che l’anno in più di esperienza potrebbe essere decisivo per la loro esplosione. In più gli Islanders hanno conservato i cardini di quella che lo scorso anno è stata la quarta miglior difesa NHL: i playoff sono ampiamente alla portata, il resto si vedrà.

Pittsburgh Penguins: una squadra che ha già due cannonieri di razza come Crosby e Malkin dovrebbe pensare a rinforzare al difesa, secondo logica. Invece i Penguins hanno fatto il loro maggior investimento ancora sulla front line, prendendo Phil Kessel da Toronto, reduce da una stagione deludente ma con una storia piena di gol. In difesa, però, la coperta è corta, con la sola coppia Letang Maatta in grado di garantire qualità e durata; dietro di loro molti dubbi, con l’esordiente Pouliot, Cole, Scuderi e Lovejoy. Un po’ poco, sulla carta, per poter contenere i grandi attaccanti delle avversarie con ambizioni di titolo.

Columbus Blue Jackets: discorso molto simile a quello dei Penguins anche per Columbus, che ha speso un mucchio di soldi per aggiungere Brandon Saad a un attacco già forte e ha invece lasciato totalmente inalterata la sesta peggior difesa dello scorso campionato. Possono puntare ai playoff, ma non hanno la completezza per andare molto più in là.

Philadelphia Flyers: la dirigenza è stata brava a blindare i grandi nomi dell’attacco, da Giroux a Voracek, da Streit a Simmonds, ragion per cui è lecito supporre che la squadra manterrà pregi e difetti di quella della scorsa stagione. Quindi grande power play ma difficoltà in difesa, specie con l’avanzare della stagione. Certo, un anno di esperienza in più gioverà a questo gruppo, ma è difficile che possa strappare un posto nei playoff.

New Jersey Devils: qui i problemi sono in attacco, dove il mercato non ha portato alternative al terzo peggior reparto dello scorso campionato. La difesa è buona, con Larsson, Severson e Gelinas, ma davanti, tra giocatori con poco talento o con troppi anni, la situazione sembra asfittica. Altra stagione di transizione, credo sia la squadra più debole della Metropolitan Division.

Carolina Hurricanes: partendo da una squadra disastrosa, quella dello scorso anno, e non potendo rifare tutto in un colpo solo, la dirigenza degli Hurricanes ha saggiamente scelto di far ripartire la propria rifondazione dal reparto difensivo. Ha dapprima acquistato una stella, Justin Faulk, e gli ha poi affiancato alcuni veterani di sicuro valore come Wisniewski e Hainsey; il reparto, pur con poca profondità, dovrebbe essere valido. In attacco, invece, ancora fiducia ai due Staal, Skinner e Lindholm, nella speranza che la nuova stagione porti cifre migliori.

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Gianluca Puzzo

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