Benvenuti nella NHL 2015-2016: la Western Conference

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lucic-kings-tradeCENTRAL DIVISION

Saint Louis Blues: il 2016 è l’ultima chiamata per questi Blues. In quattro anni consecutivi di approdo ai playoff hanno passato solo un turno, nel 2012, venendo eliminati all’esordio nelle altre tre occasioni. Una squadra fortissima, che finisce nelle prime posizioni in tutti i settori statistici della regular season, ma che poi, per un motivo o per un altro si scioglie nella postseason. Ultima chiamata per questo gruppo, quindi: la finale di Conference è l’obiettivo minimo dichiarato, ma non sarà facile, per la qualità della concorrenza e per la pressione dell’ambiente, che non tollererà altri fallimenti.

Nashville Predators: la difesa è fortissima, con tre coppie di straordinario livello qualitativo e quantitativo. I problemi saranno nella produzione offensiva, dove tanti (troppi?) giocatori esplosi a ottimi livelli lo scorso anno dovranno confermarsi. La speranza è che James Neal mantenga finalmente le grandi promesse con cui si era presentato a Nashville lo scorso anno. I playoff sono un traguardo possibile ma non scontato.

Chicago Blackhawks: i campioni in carica hanno cambiato abbastanza, salutando alcuni dei protagonisti dei loro ultimi due titoli come Sharp, Saad e Oduya. Intoccabili capitan Toews, Keith e Kane, hanno anche rinnovato un paio di contratti tra la perplessità generale, quelli di giocatori molto in là con gli anni come Hossa e Seabrook. Se i nuovi arrivi saranno all’altezza di chi li ha preceduti si vedrà, ma intanto l’aspetto fondamentale saranno gli infortuni. Con tutte le sue stelle in salute Chicago è ancora competitiva, in caso contrario avrà grossi problemi, non solo per l’ovvia perdita tecnica, ma perché ha il monte stipendi al limite del salary cap, e non potrà quindi permettersi granché. Scontato vederli ai playoff, ma per il titolo qualcun altro potrebbe avere una marcia in più.

Minnesota Wild: squadra equilibrata, senza punti deboli conclamati. Attorno alle due star, Parise e Sutter, è rimasto intatto il gruppo di giovani brillanti, pieni di voglia e di energie, che tanto bene ha fatto lo scorso anno. Il punto interrogativo sulla strada del definitivo salto di qualità è il portiere: Devan Dubnyk sarà quello abulico e svagato della prima metà della scorsa stagione o la saracinesca della seconda parte e dei playoff? Se quella giusta è “la seconda che ho detto”, allora occhio ai Wild.

Winnipeg Jets: anche qui il grande quesito è sul portiere. Pavelec sarà l’ottimo portiere della scorsa stagione o il mediocre degli anni precedenti? Nel dubbio, la dirigenza avrebbe forse fatto meglio a investire di più sul suo secondo anziché confermare Hutchinson, inesperto e non particolarmente talentuoso. Per il resto, la squadra è valida ed equilibrata, a partire dalla difesa, con un quartetto davvero pericoloso a nome Byfuglien, Trouba, Myers ed Enstrom.

Dallas Stars: sulla carta è la squadra che si è rinforzata di più dal mercato estivo. Entrata nel “supermarket” di Chicago, la dirigenza texana ne è uscita con due nomi di grande spessore: Patrick Sharp e Johnny Oduya. Il primo va a rinforzare un attacco già fortissimo (basti pensare a Seguin e Benn), che lo scorso anno è stato capace di segnare 314 reti. Il secondo va invece a puntellare un reparto non proprio di grande qualità, se si esclude il giovane Klingsberg, anche se tra i pali è arrivato Niemi da San Jose, non un campione ma una buona garanzia. Non ci stupiremmo se gli Stars facessero la voce grossa nella division.

Colorado Avalanche: la offseason sembra aver sistemato lo storico punto debole di questa squadra negli ultimi anni, la difesa. Sono arrivati Zadorov e Beauchemin ad affiancare Johnson e Barrie, lasciati troppo soli la scorsa stagione. Davanti la qualità non manca, ed è stato aggiunto Carl Soderberg, ma sembra un po’ debole il reparto dei centri, che dopo la cessione di Ryan O’Reilly non ha ancora trovato sostituti all’altezza. Difficile che possano raggiungere i playoff.

PACIFIC DIVISION

Anaheim Ducks: sono ancora la squadra più forte della division e, forse, dell’intera Western Conference. Hanno qualità, profondità nei ruoli, il giusto numero di stelle e l’età matura per non gettare al vento le occasioni. Sono l’unica squadra ad avere tre portieri quasi sullo stesso livello, e questo potrebbe anche rivelarsi motivo di malumori e pressioni dentro lo spogliatoio. Il titolare dovrebbe essere Frederik Andersen, ma certo non scenderà sul ghiaccio con tranquillità, sapendo che al primo errore il suo posto verrebbe preso da John Gibson.

Vancouver Canucks: squadra che ha cambiato parecchio, ma che non sembra averci rimesso in qualità. Il reparto offensivo ha perso Matthias e Bonino, ma ha preso Brandon Sutter e ritrovato in piena salute i gemelli svedesi Daniel e Henrik Sedin. Meno convincenti i cambi in difesa, con Eddie Lack lasciato partire forse troppo in fretta e sostituito con un veterano come Ryan Miller, con alle spalle un esordiente proveniente dalla AHL. Nelle coppie difensive è stato inserito un buon elemento come Matt Bartkowski, forse non del tutto sufficiente a colmare tutte le lacune del reparto.

Calgary Flames: bella squadra, con uno dei pacchetti difensivi più forti e completi dell’intera NHL. Brodie, Giordano, Hamilton, Russell, Engelland e Wideman sono una garanzia e sono davvero in grado di reggere sulle loro spalle le fondamenta del gioco. A cambiare completamente, rispetto a un anno fa, è la pressione intorno alla squadra: la scorsa stagione, senza nulla da perdere, i Flames non solo arrivarono ai playoff ma passarono anche il primo turno. Ora le aspettative dell’ambiente sono molto più alte, e tutti danno per assodato un posto nei playoff. Tutto dipenderà da come il gruppo saprà gestire questa pressione.

Los Angeles Kings: hanno fatto il colpo dell’anno, portando in California Milan Lucic da Boston, un cannoniere in grado di non far rimpiangere la partenza di un cecchino straordinario come Justin Williams. È forse la prima volta in cui Darryl Sutter avrà a disposizione dei Kings a trazione offensiva, dopo tante stagioni in cui la squadra è stata imperniata sulla difesa della porta di Quick. Ma il coach ha buonsenso ed esperienza più che sufficienti, crediamo, per assecondare questo cambio di rotta; non sfruttare delle linee con Lucic, Kopitar, Gaborik, Carter, Pearson e Toffoli sarebbe un vero delitto. Se lo farà a dovere, i Kings sono nuovamente da titolo.

San Jose Sharks: hanno impiegato un anno a riprendersi dalla clamorosa eliminazione al primo turno del 2014, dopo essere stati avanti tre partite a zero contro i Kings. Ora, per Marleau e compagni, è ora di tornare ai livelli che gli spettano. È arrivato un nuovo coach, Peter DeBoer, e soprattutto sono finiti gli alibi. La squadra è forte, matura, e avrebbe tutte le qualità per tornare nella postseason da protagonista. Ci permettiamo solo di avere qualche perplessità sul portiere, Martin Jones, ex riserva di Quick a Los Angeles e qui promosso titolare. Infine, notizia fresca di giornata, gli Sharks non avranno Torres per mezza regular season: è stato sospeso per 41 partite dalla NHL dopo un’assurda carica alla testa di un avversario durante l’ultimo match di preseason.

Edmonton Oilers: non manca certo il talento da queste parti, specie in attacco. Gli Oilers hanno una generazione di giovani cannonieri molto interessante, ma potrebbe essere ancora presto per vederli esplodere collettivamente. La difesa rimane debole, però, malgrado gli acquisti di Sekera e Gryba. In porta, poi, è stato preso Cam Talbot, ex secondo portiere dei Rangers. Abituato a giocare poco alle spalle di una difesa fortissima, vedremo se sarà in grado di giocare molto e stavolta alle spalle di una difesa molto ballerina.

Arizona Coyotes: squadra piena di problemi e ancora senza una vera identità, quella dei Coyotes. Davanti ha qualche buon prospetto (Domi, Duclair) e in difesa la dirigenza ha provato a tappare i buchi con qualche veterano ormai sul viale del tramonto. Troppo poco, sulla carta, per provare a schiodarsi dal fondo della division.

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Gianluca Puzzo

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