Boston legends #1: la storia del Green Monster

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green-monster-2_postPer celebrare come merita il successo dei Boston Red Sox nelle World Series ho scelto di dedicare qualche post alle più famose (famose per gli americani, naturalmente) curiosità relative alla loro storia e ai loro campioni. Cominciamo da una leggenda non in carne e ossa ma in legno e plastica, ovvero il Green Monster, il mostro verde, cioè il muro posizionato all’esterno sinistro del Fenway Park, casa dei Red Sox fin dalla sua costruzione, terminata nel 1912, e punto di partenza della parata con cui i Sox e tutti i loro tifosi hanno celebrato il 2 novembre la recente vittoria.

Così come il Fenway Park è il più antico tra gli stadi della MLB ancora in uso (e il secondo più piccolo, con soli 39 mila posti), il Green Monster è il più alto muro di recinzione, con i suoi 11 metri e 33 centimetri che rendono una vera impresa per i battitori realizzare un fuoricampo al di sopra di esso. La sua relativa vicinanza al piatto di casa base, circa 95 metri, semplifica solo parzialmente le cose, perché un home run sopra il Green Monster richiede al battitore non solo potenza ma soprattutto la capacità di dare una parabola molto alta alla palla affinché questa scavalchi la cima del muro e non vi rimbalzi semplicemente contro, trasformando in un doppio quello che in tutti gli altri campi della MLB sarebbe un fuoricampo. Tanto per dare un metro di paragone ai lettori meno esperti, si pensi al Green Monster come a un palazzo di quattro piani; è molto semplice, a questo punto, intuire come la palla battuta, per essere un home run, debba percorrere ben più dei 95 metri di distanza lineare da casa base.

Il Green Monster fa parte del Fenway Park fin dalla sua nascita e venne inserito nel progetto, come tutti gli altri muri presenti negli stadi dell’epoca, semplicemente per evitare che gli abitanti delle case vicine potessero vedere la partita facendo a meno di pagare il biglietto. Lo stadio di Boston, in particolare, sorge nel quartiere, già molto popoloso all’epoca, di Fenway-Kenmore, e quella di impedire “occhiate gratuite” da parte degli abitanti venne considerata come una priorità fin dalla fase progettuale. Nacque così il muro, soprannominato semplicemente “The wall” nei suoi primi anni di vita, visto che il caratteristico colore verde gli verrà dato solo nel 1947. Costruito in legno e ricoperto da cartelloni pubblicitari, verrà rivestito di lamiera nel 1934 e, come detto, dipinto di verde nel ’47, quando vengono contemporaneamente rimossi tutti i pannelli pubblicitari. Nel 1976 il Green Monster subisce il make-up definitivo che lo rende come lo vediamo oggi: il legno del muro viene infatti ricoperto di plastica rigida, un materiale che restituisce molto più rimbalzo alle palle che lo urtano, al punto da indurre gli esterni sinistri più esperti ad attendere la palla ben distanti dal muro, per evitare di venirne scavalcati.

Nel 1934 viene inserito nel Green Monster un grande tabellone segnapunti (è ben visibile nella foto, nella parte bassa del muro più vicina al campo), al cui costante aggiornamento lavorano tre addetti. Contrariamente alle apparenze, il loro è un lavoro abbastanza faticoso: il punteggio della partita in corso e quelli delle altre partite dell’American League vengono aggiornati in tempo reale dal retro del tabellone, sostituendo i pannelli numerati, ognuno dei quali del peso di un chilo. L’aggiornamento dei punteggi delle partite della National League, invece, dev’essere fatto frontalmente, per cui gli addetti scattano in campo nell’intervallo tra gli inning della gara in corso e sostituiscono i pannelli numerati.

Nel 1936 il Green Monster vide aggiungersi altre due caratteristiche che lo renderanno ancora più particolare, caratteristiche che sopravvivono fino ai giorni nostri: i posti a sedere e la scala. I sedili, poco meno di trecento, costituiscono il luogo più ambito per i tifosi dei Sox da cui vedere i loro beniamini, e non certo per l’ottima visibilità ma piuttosto per il senso di elite che quella piccola tribuna (ristrutturata nel 2003) porta con sé, come fosse la cima di una montagna irragiungibile da cui è possibile osservare tutto quel che avviene più in basso. La scala (anch’essa ben visibile nella foto, a destra del logo dei Red Sox) venne creata per dar modo agli addetti di salire in cima al muro per raccogliere le palline che vi finivano sopra. Oggi non ha più alcuna funzione pratica, ma è stata lasciata solo per motivi folkloristici, e la parte sopravvissuta è lunga circa 8 metri (inizia a 4 metri d’altezza dal campo di gioco). La curiosità è che, trovandosi all’interno del campo di gioco, a termini di regolamento essa è considerata territorio valido, per cui nel corso degli anni si sono verificate alcune situazioni in cui una palla battuta, colpendo la scala, abbia cambiato completamente direzione, spiazzando i difensori che la aspettavano sotto e dando così modo ai corridori di guadagnare diverse basi extra. E ora, chi si azzarda più a considerarlo un semplice muro?

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Gianluca Puzzo

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