Sandro Ciotti, 10 anni dopo

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Oggi è il decimo anniversario della scomparsa di Sandro Ciotti, giornalista sportivo (e non solo) unico e indimenticabile per stile, cultura, capacità narrativa e, ovviamente, per l’inconfondibile timbro di voce. Per ricordarlo ho ripescato un mio corsivo scritto subito dopo la notizia della sua morte e pubblicato appunto dieci anni fa, il 22 luglio 2003, sul settimanale Momento Volley.

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Le lezioni perdute di Sandro Ciotti

Ci mancherà Sandro Ciotti. Non per frase fatta, né perché la sua voce era la più familiare e riconoscibile della storia della radio e tv italiana. Ci mancherà perché era uno degli ultimi esempi viventi di un giornalismo d’altri tempi ma non per questo fuori moda, non per questo sorpassato.

Ciotti era l’incarnazione di un giornalismo competente, appassionato, indipendente e, soprattutto, educato. In una carriera che ha attraversato mezzo secolo mai un’espressione sopra le righe, mai una polemica fine a se stessa, mai una caduta di stile. Tutto questo senza però mai essere “piatto” nella critica o privo d’ironia (anzi), raccontando sempre le cose com’erano andate, con quella precisione ed esattezza che è spesso proprietà meravigliosa della nostra lingua. Bocciando e promuovendo con obiettività, concludendo ogni radiocronaca sempre con i migliori in campo da ambo le parti, come nessuno aveva mai fatto prima per non rischiare figuracce o inimicizie, trincerandosi dietro il comodo scudo della semplice cronaca. Non a caso l’edizione della Domenica Sportiva condotta da Sandro Ciotti ha segnato una sorta di spartiacque nella storia del programma, passato da semplice contenitore di immagini e classifiche ad autentica tribuna di esperti osservatori dell’evento sportivo.

Ora queste lezioni sono quasi del tutto andate perdute. Tra i colleghi eredi di Sandro Ciotti sono ben pochi quelli che ne hanno compreso il lavoro: Massimo De Luca innanzitutto, poi qualche radiocronista, pochissimi giornalisti della carta stampata. Tutto il resto è noia, come direbbe Califano, ma una noia rumorosa, astiosa e polemica. Sempre uguale a se stessa, sempre alla ricerca di qualcosa da fagocitare per qualche giorno fino al successivo “sgoop”, o presunto tale, come se ci fosse un caso Watergate a settimana, come se lo sport fosse racchiuso nei processi del lunedì sera. Quello che lascia Ciotti è un giornalismo spettacolo che davvero poco ha a che vedere con le sue lezioni, dimenticate da chi ha dimenticato il vero senso del giornalismo sportivo.

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Gianluca Puzzo

3 commenti

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  • Grande Sando Ciotti e complimenti per il tuo post, la cosa che mi faceva impazzire delle sue radiocronache è che non capivi quando facevano gol…lui non cambiava la modulazione della voce…per lui il gol era una normale fase di gioco…grande Ciotti!!

  • L’articolo citato è condivisibile al 100×100. Si sente l’assenza di una figura giornalistica come Sandro Ciotti. Grazie per avercelo ricordato.

Gianluca Puzzo

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