Colin Kaepernick, un brivido nella Baia

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Sapevo fin dallo scorso anno, da prima ancora che questo blog nascesse, che prima o poi avrei dovuto iniziare a scrivere di Colin Kaepernick. Troppo bravo, troppo emozionante vederlo giocare per lasciarlo fuori. Ero davanti allo schermo quando il quarterback titolare dei San Francisco 49ers nella scorsa stagione, Alex Smith, fu costretto a uscire dal campo con un trauma cranico susseguente a un placcaggio subito dalla difesa dei St. Louis Rams. Vidi entrare questo altissimo numero 7, alla sua prima vera occasione nella NFL: la prima cosa che notai fu che i suoi lanci erano troppo potenti. Sembrerà paradossale per i lettori che non conoscono il football, ma nella fase offensiva di questo sport il timing tra il qb e i suoi ricevitori è essenziale per la riuscita dei giochi. Un lancio troppo lento è facile preda dei difensori, ma una palla che viaggia troppo veloce non concede ai ricevitori il tempo materiale di correre le traiettorie previste dallo schema.

Colin Kaepernick viaggiava in anticipo, insomma, ma col passare delle azioni lo vidi muoversi con un agio e una velocità che mi lasciarono di stucco. Cominciò a scappare da tutte le parti con una rapidità insospettabile in un uomo di quasi due metri d’altezza per un quintale abbondante di peso, e mi resi conto di star guardando un giocatore talmente talentuoso da poter essere padrone del suo destino in campo, pur con gli inevitabili pasticci dovuti all’inesperienza: una volta imparati bene gli schemi e costruito l’affiatamento con i compagni, quel numero 7 sarebbe stato in grado di far impazzire tutti, avversari e tifosi. Quella partita finì in pareggio (cosa rarissima nel football), ma settimana dopo settimana Kap prese sempre più il bastone del comando, al punto da rimanere titolare anche dopo la guarigione di Smith. Nei playoff lo vidi giocare tre partite monumentali contro Packers, Falcons e nel Superbowl perso contro i più esperti e “cattivi” Ravens e mi accorsi dei brividi straordinari che questo ragazzone pieno di tatuaggi sapeva regalarmi.

Ora è iniziata la nuova stagione e, con la cessione inevitabile di Smith ai Chiefs, coach Jim Harbaugh ha deciso di puntare grosso sul suo numero 7, ma sarebbe stato un pazzo a scegliere diversamente. La vittoria strappata con le unghie e i denti ai Packers nella prima giornata sotto il sole della Baia ha dato solo conferme: Kap ha fatto registrare numeri altissimi (412 yards passate e 3 touchdown) ma c’è dell’altro, a mio parere. Kap sta applicando il suo talento per i “big play”, le giocate che spaccano la partita, alla disciplina che consente al qb di non far impazzire i suoi compagni andandosene a spasso col pallone come un cavallo brado. Ha usato le sue imprendibili falcate solo quando serviva realmente, lanciando al sicuro della sua linea difensiva per oltre quattro volte la lunghezza del campo. I difensori di Green Bay, che schiumavano dalla voglia di assestargli qualche bel colpo, sono rimasti a bocca asciutta, dovendosi accontentare di un solo sack e di qualche carognata come il placcaggio alto di Clay Matthews con Kap già fuori dal campo.

Non sono obiettivo su Colin Kaepernick, lo ammetto. Ma guardatelo giocare in questi highlights e penso proprio che converrete con me.

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Gianluca Puzzo

4 commenti

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  • Interessante evidenziare l’importanza del “tempo” di esecuzione. E’ importante nel football, lo è altrettanto in molti altri sport. Penso al tennis, al pugilato, al ciclismo al momento dello sprint, alle gare di velocità nell’atletica leggera e a tanti altri sport in cui la scelta del “tempo giusto” si rivela spesso vincente. Ma forse è altrettanto vincente nella vita di ognuno di noi. Grazie per avercelo ricordato.

    • Da RGIII non si scappa, questo è certo! Quanto a Tebow… non ci avevo pensato, lo dico sinceramente. Magari aspettiamo che inizi a combinare qualcosa di buono anche in NFL, che ne dici? 🙂

Gianluca Puzzo

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