Davvero Magica per una notte

D

A memoria credo sia la prima volta, in cinque anni di Sport One, che scrivo della mia Roma sul blog. Una serata come quella di ieri, però, con le semifinali di Champions League raggiunte dopo aver eliminato il Barcellona di Messi, Iniesta e compagnia bella, e la nottata che ne è seguita, impongono qualche riga. Perché dopo decenni di vittorie col contagocce, ampiamente superate da sofferenze, furti subiti ed amarissime delusioni, è stato emozionante vivere una partita perfetta, dominata dall’inizio alla fine, in cui la Roma ha strameritato la qualificazione pur avendo di fronte una delle corazzate (tecniche ed economiche) del calcio mondiale. Una serata in cui, nel momento in cui sei a un passo dal traguardo, non succede qualcosa di incredibile a tagliarti le gambe, momenti di cui la storia della Roma è purtroppo piena.

Stavolta no. Stavolta è stata la partita perfetta.
Palpitante fino al gol di Manolas.
Insostenibile negli ultimi minuti.
Infine struggente dopo il fischio finale.
Palpitante perché, alla vigilia, il problema insormontabile non pensavo fosse quello di farne tre al Barça, quanto piuttosto di non subirne, visto che la Roma sarebbe stata inevitabilmente costretta a scoprirsi con l’andare dei minuti. Palpitante perché quest’anno hanno sbagliato molti calci di rigore, e quella rincorsa di De Rossi non finiva mai. Palpitante perché, dopo il salvataggio sulla linea di Ter Stegen su El Shaarawy, alzi la mano chi non ha pensato come me che tra miracoli del portiere, pali e traverse quel maledetto terzo pallone non sarebbe mai entrato.
Insostenibile perché dopo il 3-0 i minuti sono sembrati ore fino al fischio finale.
Struggente perché, tra una lacrima di commozione e l’altra, ho capito di aver assistito alla più grande impresa della storia della Roma. Più di Roma-Dundee dell’84, perché lì il Barcellona eravamo noi e rimontando gli inglesi non facemmo altro che rimettere a posto il pronostico. Più delle partite-scudetto come Genoa-Roma dell’83 o Roma-Parma del 2001, da considerarsi come il punto conclusivo di un percorso lungo un campionato intero, costruito domenica dopo domenica. Più di qualsiasi derby rimontato o stravinto, per via dello spessore tecnico dell’avversario e di quel fascino internazionale che solo la Champions può dare. Roma-Barcellona è stato un tuono squassante quanto inatteso (e razionalmente inattendibile), un taglio di Lucio Fontana che squarcia il piattume prevedibilmente monocolore di una tela, un assolo di chitarra elettrica nel bel mezzo di un funerale già scritto. E in più il destino, che com’è noto non manca di una buona dose di ironia, ha fatto segnare le ultime due reti agli stessi due giocatori che, con le loro autoreti dell’andata, avevano contribuito a quel 4-1 che sembrava aver scritto il de profundis sulla partita di ritorno.

Struggente, infine, perché mi è piaciuto pensare che dietro l’incredibile girata di Manolas e dentro quel pallonetto finale del Barcellona a porta vuota, terminato appena alto sulla traversa della Roma, ci fosse stato il soffio benevolo dall’alto di tre persone che la Roma l’hanno amata, dando tutto per lei, e che ora non ci sono più. Agostino Di Bartolomei, Dino Viola, Franco Sensi: me li immagino con gli occhi lucidi, su un divano bianco, a brindare con un bicchiere di quello buono alla notte perfetta su cui hanno messo anche la loro invisibile firma.

Ora sia quel che sia. Ma se il destino non perdesse la suddetta ironia, ci vorrebbe proprio il Liverpool.

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Gianluca Puzzo

6 commenti

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  • Articolo bello e intenso come la partita che tutti abbiamo vissuto ieri sera. Oltre a sottolineare i grandi meriti di tutti i giocatori giallorossi e di Di Francesco non possiamo non ringraziare l’allenatore del Barcellona per avere puntato su una non partita fino all’ultimo. Solo sul 3 a 0 ha creduto che, forse, era il caso di giocare la partita. Troppo tardi e, come recita una vignetta appena letta, TORNA A CASA MESSI!

    • Sono d’accordo. Valverde è riuscito a snaturare l’essenza stessa per cui il gioco del Barcellona è celebre in tutto il mondo. Peggio per lui/loro. Grazie del commento.

  • Complimenti Gianluca,
    un “pezzo” dettato dal cuore, dalla sensibilità e dal grande amore per la “Magica” che mai finisce di stupire ….. per capirci uno squarcio di palpitante passione alla Lucio Fontana….. e ora il Derby e il Liverpool di Salah per la rivincita del 30 maggio 1984!!!

  • Dopo tanti anni di sofferenze, da tifoso chiedo solo 1 pareggio e 2 vittorie nelle prossime 3 partite di champions.
    Non mi importa del derby, del campionato, manco di andare 1-2 anni in B tra qualche anno.
    1 pareggio all’andata, un 1-0 al ritorno in semifinale.
    1-0 pure a Kiev.
    Chiedo solo 2 gol.
    Poi basta, a 78 anni, tra altri 34 anni, mi interesserò di nuovo di calcio.

    • Hahahahaha!!! La tua proposta di scambio rende davvero l’idea di quale carico di amarezze si porti dentro il tifoso della Roma…

Gianluca Puzzo

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