Il dubbio

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Prosegue l’avvicinamento verso le due competizioni più attese e inizialmente previste la scorsa estate, spostate dopo le vicende della pandemia. Parliamo dei prossimi Europei di calcio e delle Olimpiadi: come proseguono le tappe di avvicinamento?

È sicuramente un difficile compito quello degli organizzatori delle manifestazioni sportive, impegnati a districarsi tra la realtà della difficile lotta alla pandemia e il dovere di spegnere il fuoco con una comunicazione credibile, respingendo i dubbi su quali potrebbero essere ulteriori restrizioni, la disputa senza pubblico o in casi estremi l’annullamento.
Un compito per niente facile, basti guardare il gran circus della Formula 1 che nel recente passato non si era fermato nemmeno di fronte alla morte, costretto a rivedere il calendario dopo aver cancellato nella passata stagione buona parte dei Gran Premi, apportando novità all’attuale programma.
Ovviamente non vogliamo fare un torto a nessuno di quelle importanti manifestazioni internazionali, ma sicuramente il campionato europeo di calcio e l’Olimpiade sono gli appuntamenti più attesi dell’anno solare, il primo perché l’ambito calcistico riscuote da sempre un maggiore interesse accompagnato da importantissimi introiti economici, la seconda perché rappresenta il sogno ma soprattutto l’apice per la carriera di un’atleta, indipendentemente che si vinca o meno.
Entrambe unite dallo stesso destino, previste nel 2020 ma rinviate alla prossima estate per i fatti della pandemia.
A che punto stiamo?
Il punto interrogativo c’è, innanzitutto sul format, elemento che rappresenterebbe il male minore in questo difficile momento.
Il piano di vaccinazione è appena iniziato, qualche nazione è più avanti dell’altra, ma è oggettivamente difficile fare qualunque previsione da qui alle prossime settimane, figuriamoci cosa potrà succedere nei prossimi mesi.
Per quanto riguarda i campionati europei, l’idea iniziale è stata quella di prevedere un torneo itinerante da giocare in dodici nazioni diverse

nello stesso continente, ipotesi francamente (al momento) poco realizzabile innanzitutto per la diverse misure di sicurezza in materia sanitaria adottate dai rispettivi governi, inoltre risulta (ad oggi) pressocchè impossibile attuare degli spostamenti da una nazione all’altra.
Se un giocatore o membro dello staff risultasse positivo? Inevitabile il periodo di quarantena che risulterebbe troppo lungo per un torneo che prevede almeno tre partite della fase a gironi da giocare in un tempo ristretto.
In tutto ciò non abbiamo considerato il fattore pubblico sugli spalti, cui abbiamo purtroppo fatto l’abitudine, completamente vuoti praticamente da un anno.
Non è difficile pensare che la Uefa stia valutando non uno ma più scenari diversi, in modo da essere pronta a qualunque protocollo da adottare.
Che venga adottata una sede unica per gli incontri come una bolla?
L’ipotesi potrebbe essere plausibile come d’altronde accaduto nella NBA, che nel mese di agosto, nella bolla del Disney World in Florida, concluse la stagione 2020-21.
Per quanto riguarda le Olimpiadi il problema si amplia, soprattutto per il numero di atleti e l’interesse del pubblico che si riverserebbe in Giappone, da considerare soprattutto il mancato tornaconto circa gli investimenti non solo per le strutture sportive, ma anche quelle alberghiere, sui trasporti e tutto ciò che richiede l’ospitalità di un evento come le Olimpiadi.
Tra notizie trapelate e puntualmente smentite, avete immaginato come sarebbe una cerimonia d’apertura senza pubblico? Meglio non pensarci.
Intanto secondo alcune fonti, lo stato americano della Florida avrebbe teso la mano al Comitato Olimpico, forte dell’organizzazione della bolla NBA e del Super Bowl previsto il 7 febbraio con l’accesso di numero limitato (ma comunque presente) di spettatori.
Un vero e proprio rompicapo.

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Andrea La Rosa

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